giovedì 3 dicembre 2015

bastano le parole per dirlo


Sul blog di Jonuzza c'è il racconto della presentazione dell'ultimo libro di Nicolaj Lilin in una libreria della sua città. Scrive  Jonuzza  di Lilin: " Nicolaj Lilin è un piccolo uomo dostojewskiano. Simile a Dostojewski sia nell'aspetto fisico, esile, dominato dal viso tartaro con la barbetta, sia nel carattere che si capisce fuso in un acciaio speciale, tenero ma nello stesso tempo estremo, pronto al sacrifico e all'assassinio, con la stessa naturalezza...Quando mi ha firmato il libro , mi ha salutato con un piccolo inchino , i suoi occhi tartari pieni di dolcezza e spietatezza".

http://no.blog.kataweb.it/2015/11/29/nicolaj/

In questa descrizione affascinata e affascinante c'è tutta la potenza attrattiva del nostro mondo interiore più arcaico. Una selva abitata da contrasti drammatici tra sentimenti opposti e, ad un primo sguardo, tra loro inconciliabili; una complessità temperamentale che in letteratura, e non solo, ha trovato una buona sintesi  nel mito dell'anima russa. Eppure, io credo che quel territorio interiore arcaico che è stato definito letterariamente anima russa, altro non sia che la zona arcaica dell'anima di ognuno di noi, dove con anima non intendo un concetto agganciato ad una qualche forma di religiosità codificata, bensì un concetto di interiorità/identità profonda, sganciato dalle stratificazioni intellettuali debordanti e agganciato invece alla sentimentalità più istintiva.
Quel territorio, il territorio arcaico dell'anima, può conservarsi  intatto  tanto per istinto naturale, (questo mi sento di intendere anche per anima russa), quanto per desiderio di conoscenza: desiderio di conoscenza dell'ombra che passa attraverso la luce delle parole, attraverso la capacità di raccontare la nostra anima "arcaica".
La sentimentalità può rappresentare una forma complessa della conoscenza, non inferiore alla conoscenza intellettuale comunemente intesa. Sono convinta che il sentimento possa essere sempre una forma di conoscenza elaborabile intellettualmente. Basta solo accettarne l'esistenza e cercare-trovare le parole per dirlo.

7 commenti:

  1. Lilin è un grande fanfarone... per non dire di peggio.
    Leggi QUESTO,

    RispondiElimina
  2. Non ho mai letto niente di suo, ma può essere: il mondo è pieno di piazzisti, anche in letteratura, e uno con una biografia come la sua può fare grandi, grandissimi, ottimi affari

    RispondiElimina
  3. In rete si legge un gran male di Lilin. Mi chiedo perché mai... ciascuno ha la libertà di costruire un personaggio , nello spettacolo è considerato normale. Inoltre leggendo il suo ultimo libro fatto di foto e ricordi, si capisce che c'è del vero in quello che scrive ( e anche a sentirlo parlare non si dubita un momento che sia attendibile quello che dice). E comunque è un personaggio straordinario dotato appunto di quell'anima RUSSA che chi come noi ama quelle persone affascinanti ed estreme non può fare a meno di indagare. Jonuzza

    RispondiElimina
  4. Ripeto, non ho letto nulla di Lilin e ne so poco, troppo poco, dettagli biografici potrei dire. C'è del fascino e c'è del dubbio, alimentati proprio dalla scarsa conoscenza. Ma, in effetti, il mio post prendeva da lui solo uno spunto e credo si capisca.
    La vera "direzione" del mio discorso è l'anima "arcaica", quel territorio cui dovremmo dedicare più tempo e dare più voce, anche per riuscire a vivere meglio le nostre contraddizioni più profonde.
    Letterariamente possiamo trovare una traccia, una pista direi quasi, nel mito dell'anima russa, ma, così credo, non dobbiamo fermarci neanche questa volta al mito, bensì usarlo, usarlo con tutta la sapienza possibile, per arrivare a denudarne il nocciolo, il senso più vero è profondamente riposto.
    Solo così, a me pare, l'arte, la letteratura e via discorrendo, trascendono la loro funzione puramente "estetica", immaginaria e immaginifica.
    Non so se l'ho detto in modo appropriato, corretto e comprensibile: ma ci ho provato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...a parte la "è " accentata al posto della "e" congiunzione...scherzi dello scrivere con lo smart Phone!

      Elimina
  5. Scusa, non vorrei fare un commento troppo tecnico-psicologico, ma il tuo modo di descrivere l'anima mi ha fatto ripensare al modo in cui ne parla la psicologia junghiana: l'Anima che è l'essenza di ciò che ci anima, come un vento (anemos in greco) portatore di vita, l'Anima che troviamo nelle fiabe, nei miti, nei sogni, dovunque la psiche si esprime con immagini. L'Anima che si può accostare al femminile, alla grande capacità di sentire che hanno le donne e alla loro grande capacità di essere in relazione.
    Quell'Anima che tanti maschi non conoscono o di cui hanno paura, quell'Anima che la scienza e la tecnologia imperanti tendono spesso a dimenticare o a disconoscere apertamente.
    Quell'Anima che viene delegata agli animatori dei villaggi-vacanze o delle case di riposo per anziani, dove diventa anima imposta, imprigionata dentro a modelli prefabbricati di divertimento forzato.
    Giorgio

    RispondiElimina
  6. ...in qualche modo sì, Giorgio, il tuo è il pensiero che più si avvicina a quel che volevo esprimere. L'anima russa è il pretesto, è la rappresentazione letteraria già definita di un patrimonio comune, quello che io ho definito, sommariamente ma non poi tanto, anima arcaica.

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)