martedì 8 marzo 2016

la giusta importanza

    Štěpán Zavřel
"Stabilire cosa è importante e cosa lo è meno non appartiene a nessuno.
La perdita di valore per ciò che per ognuno di noi è più importante si rischia proprio quando si vuol far passare una presunta priorità del tutto soggettiva per priorità collettiva e condivisa.  
Farò un esempio non pertinente, ma ugualmente calzante.
Molti anni fa lessi una frase, un aforisma di quelli che si stampano nei calendari editi da associazioni umanitarie, che mi ha colpito: 
Non si deve ridere delle lacrime di un bambino. Tutti i dolori sono uguali. 
Ecco, mi verrebbe di applicarlo tale e quale anche per noi adulti e per tutto ciò che ci addolora, che siano le ingiustizie sociali, le vergogne nazionali o le assurde negazioni dei nostri diritti, nessuno può farne una graduatoria perché sono tutte degne di uguale rispetto."

Questo era un commento che apparve su di un mio vecchio blog.
Non ricordo quale fosse il post e l'argomento trattato, so solo che chi commentò così è una delle persone migliori ch'io abbia incontrato sul web, uno dei rarissimi casi in cui non mi sono dovuta ricredere umanamente, neanche di un po'.
Ho conservato questo passo per poterlo rileggere e ripubblicare.
Grazie ancora, carissimo Irnerio.

dedicato a I.

9 commenti:

  1. condivido e aggiungo che non si deve nemmeno tentare di trasformare forzatamente quelle lacrime in risa, ma semplicemente rispettare quel dolore, qualunque esso sia, mostrando vicinanza e comprensione (vale per i bambini, vale per gli adulti)
    massimolegnani

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    1. Però la sottovalutazione del dolore di un bambino accade più facilmente, ed è sempre da parte di un adulto.

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  2. È importante tutto ciò che fa soffrire e piangere; è importante tutto ciò che fa gioire e sorridere; è importante altresì tutto ciò che lascia indiffenti perché anche quello è un momento della vita e tutto nella vita è importante.

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    1. Sai, penso che, per rimanere "emotivamente onesti", sia necessario praticare un difficile equilibrio: non relativizzare mai a priori il dolore degli altri e, insieme, tenere ben aperti gli occhi per non farsi compagni di annegamento di certo dolore sterile, praticato più per guadagnarsi una dimensione da personaggio o da super-eroe esistenziale che per vera afflizione.
      Ovviamente quest'ultima cosa vale solo per gli adulti...

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    2. ...dimenticavo di precisare: vale solo per gli adulti, per tutti gli adulti, compresi quelli che si rifiutano di diventare tali, tassando l'esistenza degli altri con la delega continua delle responsabilità.

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  3. La legge del relativismo del dolore, in sostanza.

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    1. Sì, anche, forse vale anche qui la risposta data a Vincenzo.

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  4. Comunicazione di Servizio: ho messo Maggiani :)
    massimolegnani

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)