giovedì 19 maggio 2016

la zia Barbie

Le brave ragazze vanno in paradiso, le altre vanno ovunque
...così s'intitolava un libro che non ho mai letto ma di cui conosco per sommi capi il contenuto, un libro per il quale ho avvertito subito un'istintiva simpatia, già partendo dal titolo. 
L'autrice è Ute Ehrhardt e, forse, un libro con un titolo così in Italia non sarebbe mai stato scritto.

Gute Mädchen kommen in den Himmel,  böse  überall hin

Ripenso spesso a quest'azzeccatissimo titolo, soprattutto quando incrocio personaggi che sembrano voler rappresentare il prototipo del prototipo delle brave ragazze, anche se ragazze non sono più e il paradiso ha chiuso da tempo per fallimento.
Il prototipo cui mi riferisco non è quello della brava ragazza vecchia maniera, tutta casa e chiesa, bensì quel prototipo ormai diffusissimo della ormai-ex ragazza in carriera con  una bulimica fame di potere e di comando, tutta espressa in forma dolciastra e civettuola, con atteggiamenti e modi di addobbarsi da zia Barbie.
Purtroppo, lo premetto e dichiaro d'esserne assolutamente consapevole, non sarò per nulla corretta in questa descrizione, né politicamenteper nessun altro verso. Quello che vado a descrivere è comunque un personaggio reale, anzi un personagggetto, come direbbe Crozza facendo il verso a De Luca, o persona-oggetto, come verrebbe di scrivere a me, ma può fungere efficacemente da prototipo.
Zia Barbie
Ha la vocetta acuta, da bambina che non la vuole smettere mai.
Di quelle che pretendono l'attenzione con fare metà seduttivo e metà ricattatorio.
Riesce a cambiare pettinatura anche più di tre volte a settimana.
Cammina pestando i tacchi come se dovesse ripianare i pavimenti. I tacchi sono sempre molto alti e sempre di grosso calibro, come gambe di tavolo, a volte decorati, a volte a tinte squillanti.
Ti guarda sempre da sotto in su, anche se non sei il suo oggetto del desiderio e non lo sarai mai.
Ti guarda così anche se ce l'ha con te e te lo vuole dimostrare ad ogni costo: è un modo per dare alla sua rabbia covata in silenzio la supremazia della civetteria.
Se fai una battuta, nove volte su dieci non la capisce. Se la capisce, ti sorride languida.
Fatichi ad immaginare con lei un discorso che non si allinei alla civetteria o ai buoni sentimenti in versione usa e getta subito.
Ti viene facile immaginarla bambina, con la stessa vocetta di ora e la stessa civetteria, pronta a fare
dispetti o smorfie per annunciare agli adulti e ai suoi stessi coetanei, non appena la situazione rischiava di non esserle più favorevole al massimo, l'avvento di un  incombente pianto. 
Ti viene proprio facile immaginarla in lacrime ogni volta che la contraddicevano o non arrivava a vincere la guerra con le sue solite armi improprie, tipo: prendere fiato tra un singhiozzo e l'altro senza smettere di perlustrare i volti d'intorno alla ricerca dei segni imminenti della resa alle sue pretese.
Zia Barbie tenta all'infinito di catturarti, di invischiarti nella sua stessa mousse, soprattutto se si accorge che da quell'orecchio sei completamente sorda.
Per entrare nella sua dimensione astrale dovresti civettare virtualmente con il suo mondo e con il mondo intero, esprimendo sentimenti sempre molto leccati e più falsi del falso. Se proprio non ti viene spontaneo al primo incontro, sta' sicura che la zia ritenterà infinite volte prima di arrendersi.
Una volta sondata la tua distanza siderale e la tua inespugnabilità, comincerà a guardarti con sospetto, sarai tu l'aliena che cammina.   Non so dire se ognuno è davvero il frutto dell'educazione che riceve, ma, se fosse così davvero, non voglio pensare a quella che le hanno impartito, perché, credetemi- e so di dire una cosa "pesante"- dietro certa abitudine ad usare la civetteria in ogni istante, persino da una posizione di potere pur di ottenere ciò che si vuole, sta un'idea di disonestà di fondo&profonda, nonché di scarsissima autostima. Probabilmente l'unico, il fondamentale frutto di certa educazione è la convinzione che da donna puoi anche farti valere, ma certo devi sempre far leva e contare sulla seduzione: una sniffata al giorno per campare e ottenere quel che ti serve e quel che ti piace finché campi.
Diciamo che quelle come la lei che ho descritto non rendono un buon servizio a nessuna. 

15 commenti:

  1. Io le chiamo "Miss Simpatia", ma sono più o meno le stesse.

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  2. Capisco, è un genere "commercializzato" ovunque.

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  3. La zia Barbie, come la chiami tu, io l'ho sempre vista dal lato che tu non vedi, quello che mostra al maschio, indipendentemente dal fatto che sia lui l'oggetto del suo immediato desiderio o meno, ma maschio è quindi commestibile. Quella civetteria che tu garbatamente metti alla berlina col maschio diventa raffinato mezzo di seduzione, un voler comparire e sparire ad ogni parola, ad ogni movimento dell'anca, ad ogni vezzosetto accavallar di coscia. Insomma maschiotto guarda qui cosa ti perderesti se solo osassi allontanarti da me. Oppure ancora più raffinato il comportamento della zia Barbie se il lui presente fosse l'oggetto agognato e sognato. Immediatamente riposta in borsetta la Barbie laccata e dai colori soffusi, emerge la femmina, la donna che trascura tutti, cui ogni parola porta fastidioso soffio alle orecchie, che continuamente scopre dai capelli che ha lasciato mollemente scendervi sopra con un moto del capo a bella posta, perché quel movimento del braccio -studiatissimo al punto da apparire spontaneo- non ha lo scopo di rimuovere la ciocca piovuta dall'alto, bensì di mettere in mostra l'incavo del seno, lei che ben sa dove si posano gli occhi rapaci del maschio affamato e ingrifato. Ingrifato dai suoi silenzi in offerta speciale, dalle sue occhiate oblique, dall'abbassarsi ed alzarsi del seno e del ventre, altro punto a lei ben noto dove converge lo sguardo affamato del maschio.
    È capitato anche a me un paio di volte un simile incontro e io mi ci sono fatto le matte risate. Non ne è uscito mai niente, perché io sono sempre stato un miserabile distruttore di coreografie di preludi amorosi, insomma in quei casi io l'ho sempre fatta finire in caciara. La donna che cercava di catturarmi e poi carpirmi mi faceva venire l'orticaria e la risarola. Io puntavo sempre quella che pensava -che era in effetti- di essere la più bella e non mi si filava per niente. Quelle battaglie le ho sempre vinte io con la più grande strafottenza, prendendo la dama a pesci in faccia, come si suol dire.
    Volevo solo aggiungere che anche tra noi uomini ci sono gli zii Barbie, quelli che pensano che una fanciulla cada stecchita al suolo solo che incroci il loro sguardo. Sono quelli che ti si avvicinano con l'ultima barzelletta zozza per attaccare bottone, che poi sempre parlano solo loro e ti raccontano tutto di tutte, e di come lo fa quella e di come lo faccia quell'altra. Sta pur tranquilla che quando un uomo parla con un altro uomo solo delle sue prestazioni molto probabilmente ha problemi di erezione. È il suo chiodo fisso, il suo tormento, tanto che sempre e solo parla di c***i dritti e duri. Solo quello gli interessa.
    E sono tanti, ma tanti, ma tanti ahimé.

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  4. Piccole, ma necessarie precisazioni:
    scrivi "La zia Barbie, come la chiami tu, io l'ho sempre vista dal lato che tu non vedi, quello che mostra al maschio"
    Achtung! das ist ein Fehler!
    Davvero credi che io, e con me tutte le altre dotate di sufficiente spirito critico e di osservazione, non riesca a vedere/intuire/immaginare quel lato e il linguaggio dei gesti usato?!?!
    Se così fosse, io e le altre che "non vedono" saremmo davvero delle aliene che non sanno, non conoscono, non immaginano e neanche sanno scegliere se essere delle zie Barbie oppure no.
    Scrivi poi "quello che mostra al maschio, indipendentemente dal fatto che sia lui l'oggetto del suo immediato desiderio o meno"...pensavo fosse chiaro nel mio discorso che la cosiddetta "seduzione a prescindere", detta anche "seduzione con vuoto a perdere", non viene esercitata solo verso i maschi/oggetto di potenziale accoppiamento o anche no, ma investe chiunque appoggi lo sguardo sulla zia Barbie, anche se donna, anche se le stai sulle pallette da tennis.
    Quando scrivo: "Ti guarda sempre da sotto in su, anche se non sei il suo oggetto del desiderio e non lo sarai mai", mi riferisco proprio al suo modo di guardare anche le donne, nonché i vecchi, i cani e ogni altro essere animato.
    La seduzione qui, per questo genere di persona, non ha un senso né finalizzato, né compiuto, altrimenti non la chiamerei "seduzione a prescindere". E proprio in questo tratto che zia Barbie svela la sua inconsistenza, la sua per-sempre-mancata crescita: perché della seduzione ce ne serviamo tutte e tutti, prima o poi, però, se siamo adulti in grado di scegliere, la finalizziamo a chi davvero ci interessa, non all'intero globo terrestre.
    Ecco dove sta la differenza tra un personagggetto e una persona: nella capacità di scegliere, di infischiarsene di un soggetto così instabile, di lasciarla/lo solo al suo destino con dentro l'interrogativo bruciante: perché non ci riesco anche con lui/lei?

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    1. Ho la vaga impressione che tu ed io siamo due polemisti nati. Per fortuna intelligenti ed educati.
      Dunque, punto primo: certamente tu ti sarai accorta che la zia Barbie usa linguaggio e gesti diversi quando il suo punto di riferimento è un uomo. Ma un conto è immaginare essendo donna, un conto è provare sulla pelle essendo uomo. E poi io non potrei mai altro che immaginare quello che provi tu da donna, ma non cogliere le sfumature che cogli tu in un linguaggio rivolto a te donna da un'altra donna. Lo stesso vale per te, meine Liebe, perché certe sfumatura aprono crepe sulla mascolina pelle mentre appena sfiorano la tua.
      Avevo capito la seduzione a prescindere cosa voleva significare, ma di quella non mi curo. Mi interessava approfondire quella che riguarda il maschio, l'uomo, quello che volente o nolente anche in modo assai latente -forse anche incontrollato ed oscuro- è in fondo l'oggetto del desiderio di ogni donna, zia Barbie o meno. Solo che la zia Barbie ne fa un testo unico di come fare e disfare un rapporto sul nascere, una donna normale lo approfondisce se il maschio in questione veramente le aggrada.
      Nicht war, meine unterhaltende und mit grosser Annehmlichtkeit polemisierende Frau Sabina?

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    2. ok, ok, ok, allora prendo la tua descrizione/punto di vista per una sorta di testimonianza diretta dal fronte...e ridi, mò!
      :-))

      Quanto al nostro eventuale e comune polemismo compulsivo...beh, diciamo che è una disponibilità "estrema" (forse anche estremista) alla discussione,che, a parer mio, è comunque sempre meglio di un'ipocrita acquiescenza; io ci vedo anche una sorta di riconoscimento intellettuale all'altro, che ne dici?

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    3. ...dimenticavo! stavolta ho faticato a tradurre! HELP! HILFE!

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    4. "Testimonianza dal fronte"!
      Ahahahahahahah
      Contenta?
      Ma mi hai fatto venire l'idea de "l'ultima lettera dal fronte", eh sí.
      :-))

      Centrato e affondato: il "polemismo compulsivo" è una naturale disponibilità alla discussione e certamente -almeno da parte mia- un riconoscimento intellettuale all'altra. Mi guardo bene dal polemizzare con gli sciocchi, i fatui, i caduchi e gli imbecilli. Sono convinto che valga anche per te.

      Il tedesco è una Sprache assai komplizierte per noi latini, eppure a differenza della nostra, che dal "vulgato" direttamente discende, ha i casi come il latino, meno vocativo ed ablativo. Il vocativo è assente non ho capito il perché, ma l'assenza dell'ablativo è data dalla estrema precisione della lingua tedesca. Non avrebbero mai potuto accettare l'ablativo, che noi al liceo chiamavamo il caso pattumiera: ci infilavi dentro tutto quello che evidentemente era troppo difficoltoso sapere a quale caso appartenesse.
      Omnibus consentientibus passa un buon fine settimana, ti prego. Fallo per me. Grazie.

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    5. Lo so, lo so di tutta la "complicatio sine qua non" dei vari casi, ma dimmi, Vincenzì, quando me la traduci per bene la frase? Forse ho capito il senso generale ma fatico a mettere a fuoco la costruzione.
      Quanto al fine settimana, l'ho passato benissimo: sta' tranquillo, polemismo compulsivo a parte, conosco bene la gerarchia delle cose veramente importanti, anche perché la vita ha provveduto abbastanza a chiarirmela.
      Grazie comunque, Vincenzì, la prendo questa tua come una raccomandazione sinceramente affettuosa.

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    6. "Nicht war meine unterhaltende und mit grosser Annehmlichtkeit polemisierende Frau Sabina" letteralmente: non è vero mia conversante e con grande piacevolezza polemizzante signora Sabina? Appunto, la costruzione tedesca porta ad una forzata frase italiana. Noi usiamo giri di parole e loro usano poche parole restringendo il concetto all'essenziale. In effetti noi in pratica conversiamo e polemizziamo piacevolmente, senza acredine, nicht war?

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    7. Allora avevo intuito bene il senso, ma la costruzione mi aveva annichilito..
      Sob!

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  5. "Gatte morte" va bene?
    Mai tollerate, neanche da bambina.

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  6. Anch'io:
    "Mai tollerate, neanche da bambina"
    Sottoscrivo e sottolineo.

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  7. la cosa drammatica è che ci sono plotoni di bambine che vengono 'educate' ad essere zie Barbie, e ci sono plotoni di uomini che si aspettano proprio che le donne si comportino così.

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    1. La maledizione dei ruoli fissato per copione...

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