giovedì 14 luglio 2016

confini, linee d'ombra

Christian Schloe
Vienimi incontro, amore, sul confine dei miei vent'anni: ti aspetterò sulla soglia della linea d'ombra, quella che abbiamo conosciuto entrambi e superato con lo stesso dolore.
Lo vedi anche tu: la sua lucente scia è ancora qui, che si fa riconoscere sulle nostre code d'uccello.
Ricorda di portarti una risata e una secchiata di timidezza incoerente, che ce le spartiremo come fossero pane e  le culleremo insieme. 
Vedrai, sarà possibile.
E lo faremo ora, in questo nostro presente che ci accomuna, anche se non ci conoscevamo ancora nei nostri giorni sull'orlo di quel confine, sulla soglia delle nostre linee d'ombra.
E insieme partiremo, ci troveremo un posto in montagna, un silenzio e un letto in cui tornare, indietro-indietro, fino ai nostri confini perduti, con un unico sogno per coperta: da svolgere e risolvere insieme, come fosse un tema.
Ci chiuderemo l'uno sull'altro a riposare, come le due parti del guscio perfetto di un uovo, la cui linea di giunzione è invisibile ed inspiegabile al mondo nella sua innata perfezione.
Vienimi incontro, amore, sui confini del tempo passato, quello che non è stato nostro: metti il tuo maglione di lana grossa, abbandona la tua nebbia e attraversa la primavera della mia città. 
Insieme, lo so per certo, non ci perderemo mai in una vita qualunque, linee d'ombra e confini difficili compresi, 
fidati, te lo assicuro io,
la tua ragazza per sempre

6 commenti:

  1. Appena incominciato a leggere mi sono sentito nelle orecchie la voce di Vecchioni a San Remo di un paio di stagioni fa. Niente male come sottofondo musicale. Dice: forse l'assonanza della parola "amore" detta al momento giusto. Forse, ma piuttosto il gusto retroattivo dolce amaro come certe pietanze cinesi. E la rievocazione di momenti irripetibili -che siano realmente accaduti oppure solamente riflessi colorati dell'anima importa poco, perché quello che importa in una sinfonia non sono le singole note, sempre quelle sempre sette, ma gli accordi che ne scaturiscono- ha il sapore di una pietanza sbocconcellata perché duri più a lungo. Roba buona, di una volta senza disinfestanti, te lo puoi spiluccare sto grappolo d'uva senza che ti venga acidità di stomaco. Ci deve essere un nesso tra questa tua missiva e la pancia se mi vengono su solamente sensazioni olfattive e di gusto papillare. Ma forse è quello che intendevano gli antichi: un'amore nasce a stomaco vuoto, per questo lo devi alimentare a tavola e mantenere a letto.
    Storcerai la bocca perché guasto col mio prosaicismo la delicatezza delle tue parole, ma con Vecchioni nelle orecchie mi sentivo un miagolio accorato nello stomaco.
    Una storia tutta tua che non invecchierà mai. Si può già dire per certo.

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    1. Non posso storcere la bocca, perché ho capito cosa intendi e non ci trovo nulla che possa dirsi prosaico nel senso più banale del termine.
      Ciao, Vincenzo, ti sorrido

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  2. E la mano di quella bambina, rivolta verso l'alto, così pudica e così supplice, non dice tutto?

    Spero siano state lette, queste parole :)

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    1. Lette? Altroché, da tempo...
      Ciao, bella bionda

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  3. costruirsi un passato in comune è molto più arduo che costruire un futuro insieme, ma assai più gratificante.
    massimolegnani

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    1. Costruirlo poi senza averlo vissuto insieme è addirittura un miracolo...sì, mi sento un po' miracolata, ma lo dico senza spocchia, piuttosto con l'animo di una "fanciullona tardiva"...
      Dai, non ridere troppo!

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