giovedì 29 settembre 2016

molto più di Charlie Chaplin

Chaplin da giovane 
Nella foto sei un bellissimo uomo di ventisette anni. Uomo, come ai tuoi tempi si era uomini a ventisette anni: oggi quasi mai o, spesso, troppo tardi.
Guardi dalla foto con un impeccabile Borsalino, elegante come nessuno ti aveva mai insegnato ad essere, guardi conscio della tua bellezza, senz’aggressività però, gli occhi grandi e distesi  di velluto nero arabo.
Ma la cosa che mi sorprende di più nella tua bellezza fuori dall’ordinario, cinematografica si sarebbe detto allora, così ben riprodotta dal fotografo, è la traccia di insicura e fragile timidezza che ti riposa nel fondo dello sguardo da seduttore, nella piega composta delle labbra. Le tue pupille scurissime trafiggono il bianco e nero della foto, vivacissime eppure timide, dense di una vitalità senza toni medi, senza altra cosa a darle limite e contegno che la timidezza stessa. C’è nei tuoi occhi un istinto che preme e chiede con convinzione maschile, sensuale: vitalità che si fa beffe della timidezza, come un adolescente fuori controllo che affiora dalla profondità del tuo guardare.
Tante volte, guardandoti mentre ventisettenne ti fai fotografare, ho avvertito un moto di tenerezza e di malinconia, come vedessi una sorta di Chaplin giovane, stessi baffi nerissimi, solo meno corti, stessa profondità nelle pupille, carica di guizzi, annegati in un mare di indistinta nostalgia. Ecco chi mi ricordi nella foto, Chaplin, anche se tu sei molto più bello, e so di non esagerare nel dirlo.
Nello splendore della giovinezza sei elegante e inspiegabilmente malinconico, anche se il nero profondissimo delle tue pupille è illuminato da un desiderio esigente, come di fame di vivere oltre l’ordinario ed il quotidiano che avevi.
Osservandoti mentre guardi l’obiettivo, assorto e distante in questa tua buffa commistione di fascino e seduzione, di fragilità e timidezza, di desiderio imperioso e di compostezza elegante, ti comprendo un po’ di più del poco che ho potuto mentre c’eri, ti penso con i tuoi pensieri  di giovane uomo e con l’intuizione forse afferro l’idea e l’immagine di te che fece breccia nel cuore di mia madre.
Sai, l'ho pensato tante volte: i genitori bisognerebbe trovare il modo di incontrarli "da qualche parte" mentre erano ancora giovani, ragazzi.
Tutto sarebbe più facile, li comprenderemmo meglio. Che poi, comprendere è praticamente lo stesso di  amare.

4 commenti:

  1. sei brava a guardare i volti , i volti sono una cosa molto interessante, descrivine ancora! Jonuzza

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  2. le foto in bianco e nero, di quell'epoca danno spesso l'impressione di un passato magico... altro che selfie

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    1. Il bianco è nero è ancora, secondo me, la miglior chiave di lettura per i volti.
      Ciao, @Pier

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)