martedì 24 gennaio 2017

cannibalismo quotidiano

da "le città invisibili":
"...L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce n'è uno, è quello che è già qui, inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino a non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimenti continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio..."
Italo Calvino


Trovare, riconoscere, valorizzare gli spazi di respiro, di umanità pacificata e immune da isterie indistinte, da protagonismi compulsivi e rabbiosi è uno sforzo continuo, a tratti sfiancante, ma necessario in nome dell'autenticità del vivere. Ed è l'unico modo per sopravvivere senza piegarsi alla dieta sentimentale del cannibale, quella che ti porta a divorare senza mangiare, senza nutrirti, senza il gusto di riconoscere le differenze tra un sapore e l'altro.
Saper trovare, riconoscere, trattenere e preservare i rari spicchi di autenticità, miracolosamente sopravvissuta  e ancorata alla sostanza dell’esistere anziché alla sua parvenza spettacolare, è uno sforzo continuo ma necessario:  l’unico che ci possa permettere di riuscire a resistere, conservandoci sani, vivi e non cannibali.
E pazienza se sembrerà fuori tema rispetto al post, ma ai cannibali ho pensato anche quando ho visto la vignetta di Charlie Hebdo sulla tragedia di Rigopiano. 
Je suis Charlie suona oggi come je suis cannibale, checchè ne dica Gianluca Nicoletti, la cui capacità di analisi ha conosciuto tempi decisamente migliori...leggi qui

12 commenti:

  1. Rispetto le tue idee, ma condivido anche le parole di Nicoletti.

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    1. Pensa, io sono stata una fan di Nicoletti fin da tempi insospettabili, ne ammiravo la lucidità di analisi, a volte estrema, che gli è valsa tante volte la condanna di cinismo, condanna che non ho mai condiviso.
      Ma qui, scusami, non ho trovato la benché minima traccia di cinismo intelligente e, forse, neanche di cinismo tout court.
      Ho visto piuttosto un generico ragionare in nome di un estremismo teorico-intellettuale fine a sé stesso, quasi una dimostrazione di "virilità intellettuale fuori tempo massimo", assolutamente non necessaria.
      Adottando il suo metro di giudizio, che riduce tutto ad una mal sopportata "pestata di piedi", mi sarei dovuta aspettare che i "satiristi" di Charlie Hebdo scagliassero vignette terribili anche sui corpi dei loro colleghi uccisi, mettendosi al primo posto in fila come obiettivi della satira e costi quel che costi: in fin dei conti è una pestata di piedi, sia pure auto-inflitta, che vuoi che sia! o no?
      Francamente, l'esercizio isterico e maniacale dello spirito di bastian contrario, a prescindere da cose, persone, fatti e via discorrendo, è, a mio modo di vedere, una banalizzazione del giudizio e una forma di pre-giudizio travestito di originalità.
      Non mi va di dire sì a nessuno senza esserne convinta, e stavolta sento che non posso proprio dirlo alle parole di Nicoletti.

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  2. Mi spiace, ma sono dalla parte di Nicoletti con un distinguo. In sostanza egli afferma che o si ammette che la satira abbia diritto di vivere sia quando attacca chi ci sta antipatico sia quando ci tocca da vicino. E non ci piove se ammettiamo che tutti abbiano diritto di esprimere la propria opinione.
    Ma in questo caso -come in moltissimi altri purtroppo- Charlie Hebdo ha aggredito la decenza oltrepassandone i limiti ed allora non parlerei di satira ma di sciacallaggio. Questa mania dei francesi di considerarsi intellettualmente superiori a tutti e pertanto assolti a prescindere da qualunque porcata essi pubblichino e sostengano dà la misura di quanto siano piccini loro e di quanto siamo imbecilli noi, che per paura di passare per paesani e non á la page ci lasciamo pisciare addosso da una capra senza scanzarci e prenderla a calci in culo.
    La vignetta è miserabile. Si può e si deve attaccare la burocrazia e l'incapacità dei nostri governanti, ma si deve rispetto per i morti e le loro famiglie.
    Ma Charlie Hebdo urla per il rispetto solo quando scorre il sangue dei loro giornalisti. O piangiamo su tutti, cari cugini, o su nessuno. Buttate quelle vostra maschera di cinismo e dichiaratevi per quello che siete: dei sorpassati sciovinisti.

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    1. @Vincenzo, comprendo le tue ragioni, ma vorrei precisare un elemento determinante della mia critica all'intervento di Nicoletti.
      Io contesto l'intervento di Nicoletti in merito a questa vicenda, non la libertà di satira in generale. Nell'intervento di Nicoletti ravviso una deriva teorica, un'enunciazione di principi slegati da qualunque contesto realistico e, in questo caso, drammatico sotto il profilo dei sentimenti.
      Certo, è ovvio che la satira debba essere sempre libera, ma nessuna libertà può essere esercitata e manifestata in forma assoluta, dispotica mi viene da dire, prescindendo cioè dal contesto e/o da chi ne risulta danneggiato moralmente o fisicamente. Un certo Martin Luther King, uno che aveva conosciuto la privazione della libertà in una forma che Nicoletti è ben lontano dal poter immaginare, disse:"la mia libertà finisce dove comincia la vostra" e questo costituisce la linfa della convivenza civile.
      Parli di rispetto, esattamente quello che io non ho trovato nei giornalisti di Charlie rispetto ad una tragedia toccata ad altri; se non sbaglio, a suo tempo, la tragedia di Charlie Hebdo toccò altri da noi, ma lì, guarda caso, nessuno si sognò di specularci sopra con la satira.
      La libertà di uno non potrà mai essere vera libertà se viene esercitata contro la libertà di un altro, soprattutto quando quella libertà si chiama diritto al dolore e al rispetto per il dolore.
      Noi non l'abbiamo fatto, e non perché siamo scemi o fessi o non moderni a sufficienza.

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    2. Stiamo sostenendo le stesse cose io e te. Infatti io do ragione al Nicoletti solo per quel che concerne la libertà di satira, ma non ad oltranza. Fare accademia e scrivere boiate per far sorridere chi si sente così scemo dal farlo mentre si tirano fuori una trentina di morti, perché c'erano solo quaranta persone, è sacrilego, blasfemo, incivile e idiota.
      E da cristiano dico che capisco l'indignazione del popolo islamico alle vignette sul loro profeta. Non sarei certamente andato ad ammazzarli, ma a sputar loro in bocca sì, con certezza.
      Sbeffeggiare dei morti ammazzati -dalla neve, dal terremoto, dallo Stato inetto, dalla incapacità degli uomini- non è satira, è sciacallaggio.
      Sbeffeggiare un credo cui aderiscono, in modo così totalitario, un miliardo e settecento milioni di uomini e donne come noi è da perfetti imbecilli. Ma certi intellettuali, non solo francesi, si ritengono depositari di una sorta di diritto divino e tirano dritto da idioti quali sono. La gente perbene li chiama sciocchi e presuntuosi, io ci aggiungo "mezze seghe.

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    3. Sì, sosteniamo le stesse ragioni e coltiviamo lo stesso rispetto...umano, aggiungo io...
      Guten Abend, mein Freund!

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  3. A volte mi sento come se ci fosse una luna da guardare dietro 'sto dito che tutti incolpano inorriditi solo di nefandezze.. vorrei poterla vedere ma in effetti non la scorgo.. eppure.. eppure mi dico che Charlie è sempre stato così, solo che prima dell'Isis neanche al dito avevamo mai fatto caso, figurati ad un eventuale luna. Tutto per dire che magari la realtà dei fatti è un po' più nel mezzo. E di certo, a chi ha lasciato l'Abruzzo in balìa della neve, ad appena cinque mesi dal terremoto. fa comodo che l'indignazione di tutti guardi altrove....

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    1. @Franco, qui non è né il dito, né la luna, anche se ci stiamo occupando di una questione marginale rispetto al dramma generale degli eventi in Abruzzo. Intendo e sono convinta che nessuno di noi ha mai pensato di ridurre la propria attenzione solo alla vignetta di Charlie Hebdo o all'intervento di Nicoletti, siamo assolutamente consapevoli delle priorità. A me è capitato di fare una riflessione su questo aspetto (che, ribadisco, è sicuramente Marginale) e di suscitare le riflessioni di altri, nulla di più, lontanissima da noi l'idea di operare un capovolgimento delle priorità: sono sicura di poterlo dire a nome di tutti.
      Charlie è sempre stato così, dici bene, e solo i fatti di Parigi lo hanno portato alla ribalta, anche questo è assolutamente vero, un dato di fatto incontrovertibile, ma allora?
      Mi sa che toccherà rassegnarsi: quel giornale è sotto gli occhi di tutti per via degli eventi drammatici in cui è rimasto coinvolto, eventi che hanno suscitato un'ondata di commozione e, soprattutto, di Solidarietà a livello mondiale...tranne poi ritrovarsi le vittime trasformate in avvoltoi sui cadaveri altrui...

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  4. mi rendo sempre più conto che le città invisibili sono una miniera di piccole saggezze, di suggerimenti poco pretenziosi, di concetti profondi come le sue vene aurifere.
    è evidente quindi che condivido le parole di Calvino e le tue (Nicoletti a parte, di cui confesso di non sapere nulla)
    ml

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  5. ...in effetti...ma chissene frega di Nicoletti!

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)