lunedì 30 gennaio 2017

la canzone dell'andare

La faccia dietro al finestrino, sembrava quasi una bambina, ma dell'infanzia non aveva più il senso vivace del tempo, che rotola, rotola e si tramuta in nuovo, aveva invece ad occuparle il cuore il buco di una lontananza. 
Per questo pensò che solo una canzone, un po' monotona nel passo, la potesse raccontare in quella giornata per come si sentiva, con quel buco nel cuore: 



Andava la strada dietro il finestrino e il giorno era di un perfetto turchese.
Andavano gli alberi e le montagne, mammelle bianche e compatte di neve lucida e intatta.
Andavano gli scorci di inverno recente e tutti i cieli erano assolutamente turchesi, senza neanche  un dubbio di nuvola.

Andava tutto il paesaggio in un singolare eccesso di perfezione.
Andava lo sguardo dietro al finestrino e ad ogni visione che scorreva ripeteva sempre lo stesso pensiero, correndo dietro una stretta ch'era mancanza e fortissima presenza, l'una all'altra sovrapposte.
Andavano le lacrime a mettere ogni immagine in un quadro traballante, lucido e incerto.
Andava ogni cosa e persino la vita sembrava andarsene per suo conto: incurante di ogni cosa, di ogni distanza e soprattutto della lontananza.
Andava il giorno, ora per ora, a consumare tutto l'amore che c'era e che rimaneva nelle braccia ad aspettare un momento futuro, mentre l'Assenza si faceva irrimediabilmente larga e apriva crepe senza riguardo per nessuno.
Andava quel giorno dal cielo di perfetto turchese, ma troppo carica di lontananza.
Andava ogni cosa e di nulla si curava, men che mai della lontananza.
Andava ogni cosa ed ogni ora, finché anche quella giornata andò a finire, assieme alla ballata della lontananza e del tempo cattivo dell'attesa.



6 commenti:

  1. Mi sono ricordato di quando ero assai giovane, non possedevo la mcchina e viaggiavo col treno, anche a lungo, che so da Roma a Torino oppure a Venezia. Io stavo sempre col naso incollato al finesCredo di non avere mai avuto il privilegio di osservare i cieli limpidi e lo sfondo di montagne per quel che realmente apparisse, ma sempre come scenario alla mia immaginazione ch correva più velocemente del treno. Questo era ciò che mandava in bestia mia madre: che io non fossi come tutti gli altri, che cioè non osservassi il paesaggio, ma avessi sempre gli occhi sgranati nel vuoto. Io correvo la mia corsa privata e chi se ne fregava del mondo. C'era sempre qualcuno che leggeva, qualcun altro che ronfava; io correvo su percorsi fantastici una corsa senza fine.
    Dura ancora oggi, se ci rifletto non mi sono mai fermato.
    Mi sento felice così. Ringrazio che che con questo post mi hi soffiato in faccia parte del mio amatissimo passato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi sento un po' lampada di Aladino, solo che anziché far avverare i desideri io risveglio i ricordi...Ich freue mich darüber!

      Elimina
  2. Peccato che il tempo cattivo dell'attesa, al massimo riposa qualche ora, e poi torna a bussare alla porta, al sonno, al cuore, al finestrino.

    RispondiElimina
  3. guardando la vita dal finestrino tutto va veloce, solo tu ti senti fermo e sei l'unico che va.
    ml

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)