giovedì 19 gennaio 2017

le lingue morte allungano la vita

Sto aspettando il mio trammino giornaliero, piccolo,  rumoroso e paterno trasportatore meccanico, ricco di affettuosità territoriali e carico di folclori specifici, quando mi si avvicina un tipo umano dell’evo preistorico del sui generis, di età perfettamente databile grazie alle rughe ad anello che lo percorrono da capo a piè, a mo’ di quercia sacra e millenaria.
Lo guardo meglio, meglio e più da vicino: pare avere l’età di Noè ed è di una magrezza neotestamentaria indicibile. E’ completamente avvolto dalle già citate rughe ad anello, che  immagino percorrergli ogni angolo e sporgenza e persino le cosce e i glutei. Decido che non può avere più di novant’anni, se non altro per come lo vedo, attivo e motivatamente scrutante del contesto. E' un personaggio che pare arrivare da chissà quale epoca, una creatura catapultata da un romanzo medioevale di Eco, ma io non voglio correre  e cadere, sbucciandomi gomiti e ginocchia per troppa fantasia, preferisco mantenermi agganciato al palo del mio trammino, piuttosto che farmi catturare nel raggio verde delle apparizioni, dei miracoli e delle reincarnazioni: io sono uomo di scienza e di calcolo, mica un saltimbanco dell'immaginazione! 
Il sui generis possiede mani ossutissime, sulle quali le vene disegnano efficacemente la mappa del suo complesso percorso esistenziale, rincorrendosi tra la pelle e le ossa e, a tratti, quasi intrecciandosi come in un passaggio da ballo sardo.
Con un pretesto gentile, l’Esimio comincia a raccontarmi del suo lavoro: è correttore di dizionari di greco e latino; in pratica, così mi racconta, legge i dizionari dalla prima all'ultima pagina alla ricerca degli eventuali errori tipografici, sintattici e grammaticali. Me lo racconta mentre io avverto un brivido di smarrimento nella schiena. Accorato come un tango, l’Esimio si lamenta del suo mestiere da artigiano, che si va dissolvendo sotto i colpi di kalashnikov  dei computer. Sa citare a memoria gli errori che più lo hanno colpito, sostiene che i dizionari sono tanti, troppi, e, mentre parla, sembra sfogliarli mentalmente: arrivo a vedere lo sbrilluccichìo delle sue pupille attraversate da lampi di aoristi e da arcobaleni di ablativi assoluti.
Non ci posso credere, il Noè delle lingue morte che legge dizionari infiniti, li corregge e talvolta li boccia senza pietà alcuna o li promuove cauto e sospettoso nella seconda sessione di esami. Proprio lui, l'ammazza-vocabolari che, compiacendosi del suo rigore, accompagna i dizionari all’uscita e li saluta, mandandoli per il mondo con il solito augurio:
vedrete ragazzi, mi sarete grati, un giorno

p.s.: raccontino nato per scherzo e per scommessa, dopo aver ascoltato la descrizione di un passante fatta da un amico matematico. 

13 commenti:

  1. Accidenti che personaggio ti sei inventata: un correttore di bozze di dizionari di Greco e di Latino, e io che me lo vedo sto topo di biblioteca con la pelle del cranio gialla e flaccida sul cucuzzolo e la marea discendente di rughe coatte, nel senso che non riescono ad uscire per la tangente rimanendogli intrappolate addosso.
    Splendida idea, te la invidio. Ma te lo immagini il poveraccio a ruminare prefissi e gli aoristi insieme agli accenti circonflessi e i kai ta loipà sul Rocci o la consecutio temporum e la perifrastica passiva sul Georges?
    Io che me li sono masticati e vomitati in illo tempore quando mi friggeva l'inguine e Rosalba, che faceva i compiti insieme a me, era la più bella del Liceo intero e tutti mi invidiavano la posizione d'oro di migliore amico -e unico- della dea. Solo quando eravamo entrambi sposati -io con Anna Maria, lei con Giorgio- mi confessò di essere stata allora innamorata di me sta delinquente.
    Vedi quando tu scrivi molto bene i tuoi racconti a me sorgono certi ricordi. È il valore aggiunto di ogni scrittore vero.
    Pensaci, sei ancora giovane ed in tempo per cominciare.
    È il mio consiglio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pensa, hai fatto quasi lo stesso commento del mio amico, quello che mi aveva raccontato di questo strano personaggio. Lui si è espresso più o meno così: "tutta questa roba partendo dalla descrizione di un vecchietto un po' sciroccato?"

      Elimina
  2. e poi fu ucciso dal google traslate...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. no! si suicidò precipitando sotto una pila altissima di dizionari...

      Elimina
  3. Osservare chi viaggia sui mezzi è un esercizio che richiede doti speculative. Negli ultimi 6 anni di lavoro ho avuto modo di esercitare questa arte per il semplice motivo che passavo 2 ore al giorno sulla tratta novara torino. Non è facile e, come dici, si possono prendere abbagli e pprendere fischi per fiaschi. Io però mi ero "specialozzato" concentrandomi su una categoria specifica che è quella dei "lettori da treno" e ne ho ricavato belle osservazioni e naturalmente qialche raccontino.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bello, sì, osservare e fantasticare.
      Però, in verità, il timore di prendere abbagli e fischi per fiaschi io l'ho attribuito ironicamente a chi mi ha raccontato del vecchietto; era uno sfottò verso uno che "vive di scienze esatte", non so se mi spiego...
      ;-)

      Elimina
  4. delizioso ritratto di rughe e competenza, due doti (anche le rughe dovrebbero essere una dote!) poco apprezzate nel mondo contemporaneo.
    ml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ritratto di fantasia, nato appunto per scommessa, della serie: un amico mi dice che ogni giorno incontra sul tram un personaggio speciale e mi sfida a costruirci sopra una storia. Mi piacciono queste sfide, si è capito?
      :-))

      Elimina
  5. Odio molto fermarmi a studiare e origliare personaggi sulla metropolitanina. Odio entrare nelle loro più o meno quiete esistenze, penetrarne segreti, venire a conoscenza di strambi progetti ed irrequieti desideri.
    Odio soprattutto accorgermi, sempre troppo tardi, di trovarmi almeno due o tre fermate oltre la MIA. Di fermata.

    RispondiElimina
  6. Beh, come dire?...se ti conosci, lo eviti, tanto per parafrasare il famoso detto...
    E' un problema tuo e soltanto tu puoi risolverlo: è facile, credimi, che io sappia, ad oggi, non è stato imposto nessun obbligo di osservare le persone.
    Quanto ad origliare...beh, scusami tanto, ma qui sei proprio esondato alla grande, sia perché non c'è traccia di "origliamenti" nel mio racconto, (pratica estranea alle mie abitudini), sia perché si tratta di una storia di fantasia.
    Un conto è lavorare di fantasia prendendo spunto dal reale, un conto è "farsi i c.... degli altri" ...o no?

    RispondiElimina
  7. ciao Sabina, trovo straordinaria questa capacità di osservazione che rende i tuoi post completi (immagine, testo, musica) sempre interessanti. Riuscire a costruire una storia da un'immagine, da un frangente anche solo ascoltato, come in questo caso, è un esercizio interessante per tutti, tu però hai una particolare attitudine e sei generosa nelle descrizioni. Mi piaci, sì
    Un caro saluto

    RispondiElimina
  8. In realtà mi piace impicciarmi. Ma odio saltare la mia fermata, distratto dal mondo che mi impazza attorno. Come andare di blog in blog e non ritrovare la strada del proprio.. capita mai?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ...oddio, no che non mi capita!
      Però, tornando al discorso di prima, se ho capito bene ti piace impicciarti ma ti dispiace perdere la fermata giusta...anche questo è un problema di facile soluzione: impicciati ovunque, ma non dove devi stare attento a non perdere la fermata giusta!
      Mi sa che devi fare un po' d'ordine tra le varie attività e, soprattutto, rinunciare al cosiddetto multitasking...
      :-)))

      Elimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente soppressi da me personalmente con un semplice clic!
(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)