lunedì 20 marzo 2017

il tango della città grassa



Anni fa in un bar della città grassa.

Entra una donna dalle forme eccessive anzi, straripanti. 
L’anfora dei fianchi che esplode dalla gonna. 
La curva del culo che è davvero curva e che si guarda molto intorno.
Entra e chiede un caffè.
I baristi la guardano come fosse un piatto di pasta fumante. Ne aspirano il profumo. La pesano e la soppesano.
La servono usandole una gentilezza insinuante: è un avvio di ballo liscio e il bar s'è trasformato ormai  in una balera nei loro occhi luccicanti.
La donna sta al gioco ed ad ogni secondo le cresce addosso la luce  della vanità e della lussuria.
Pare che da qualche parte stia per scattare un tango: potrebbero infilarsi tutti nel retrobottega da un momento all’altro, abbandonare il locale e filare via a concludere tutte le allusioni che passano nei loro occhi come saette erotiche.
Ma il caffè finisce prima di tutto ciò. 
La donna paga e prende il resto, "grazie e arrivederci" dice, mentre con l'anfora dei fianchi disegna una semiluna.
Mentre va via la inseguono luccichii di pupille esaltate e scurite, puntate dietro al dietro della donna, che se ne esce compiaciuta, perché il gioco l'ha voluto giocare anche lei.
Esce dondolando le anche e, secondo me, di sottofondo c'è un tango, anche se sembra che non si muova una foglia.

14 commenti:

  1. Ti stai specializzando in quadretti tra la macchietta e la vita vissuta e a quel che pare provi una soddisfazione particolare nell'abbondanza della descrizione. Io per mia fortuna non appartengo alla categoria di coloro che sbavano dietro l'abbondanza di forme opulente. A differenza della maggior parte dei maschiazzi preferisco qualche osso in più emergente qua e là ad un mare di ciccia, che poche volte è soda come sembra, ma spesso troppo soffice al limite della mosciaggine. quasi sempre sudaticcia dopo i primi amplessi un po' più spinti. Non è questione di sentirsi o meno dei buongustai ma di preferenze sessuali, che poi se la dama possedesse solamente un fisicone bomba non sarebbe di mio totale gradimento, perché per i miei gusti non basta l'apparenza ma anche e sopratutto la sostanza. Anche qui senza eccedere, perchè ci si può intrattenere piacevolmente con una donna molto intelligente e un po' bruttina ma non so con una racchia e bruttona se sarei in grado di pensare alla sola inebriante intelligenza della creatura. Avevo al liceo una compagna-amica di una intelligenza e sensibilità mostruosa. Era uno scricciolo: stettata, un toracino piatto povera stella, un culetto che stava dentro un cucchiaio, belle gambine dritte un po' magrette ma niente male e un naso come quello di Dante, adunco al punto che sembrava una manina pronta a ghermire e magari pure a carezzare. Tolto quel becco bei lineamenti delicati e occhi splendidi, scurissimi che sembravano enormi pupille. Altra cosa gradevole la voce, melodiosa e bassa che ti prendeva all'inguine dandoti calore e colore.
    I miei colleghi mi dicevano che ero un volpone: "ti sei messo con Paola perché nessuno te la insidi, troppo brutta", ma non lo era affatto, solo un po'. "Come ti metti per baciarla col tuo naso e il SUO? E se te lo infila in un occhio?" Avevo voglia a dire che era solo amicizia. "Ma piantala, dai! A proposito com'è là sotto? Dai, non raccontarci balle. Sei un furbo della madonna!! Lo sanno tutti che le brutte non ti dicono di no. E poi a quella un bel ragazzo come te quando le ricapita". Niente da fare. A distanza di tanti anni ancora qualcuno mi domandava se l'avessi incontrata. Mi affascinavano i racconti della sua vita. Era rimasta quattro anni nascosta in una soffitta bolognese con tutta la famiglia, badando a non dare segni di vita. Erano ebrei. Mi aveva raccontato delle infinite notti insonni, condannati in cinque dentro nemmeno quaranta metri quadrati, al gelo d'inverno e al calore d'estate.
    Avrebbe potuto scrivere romanzi.

    RispondiElimina
  2. Abbondanza della descrizione? Pure sto post mi pare brevino...
    Comunque, Vincé, lasciatelo dire...tutto sto approfondimento sulle cicce e sulle ossa e sulla consistenza delle parti pare la pubblicità di un marchio di materassi!
    hihihihihihi!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, la descrizione mi sembrava dettagliata, ammia.
      Da come l'hai presentata tu sta bellona matronale direi che fosse...un bel materasso, comodo comodo, dove sprofondarsi dentro. Quando sei stanco...e dopo una mezza nottata con una superdotata quello ti tocca crediammé, una bella dormita sopra una materassata di ciccia non si nega a nessuno.
      Ciao Sabbì.

      Elimina
    2. Lo vedi che è una questione di materassi?!!!

      Elimina
  3. C'è una cosa curiosa ed interessante del tuo racconto: il fatto che le mosse o le azioni della bellezza matronale (per dirla alla Vincenzo :-))) ) sembrano dettare la colonna sonora del racconto stesso: prima il ballo liscio poi il tango. Un tango forse mai partito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mai partito forse, ma lanciatissimo nella loro immaginazione...

      Elimina
  4. La bravura nello scrivere sta nel captare l'atmosfera di una situazione di per se' minima, nell'elaborarla con la propria sensibilità e fantasia (io uso il termine ruminarla) e poi tradurla in parole coinvolgenti.
    Come qui, appunto
    massimolegnani

    RispondiElimina
  5. Non c'entra con l'atmosfera del bar che hai così bene descritto ma mi ha fatto venire in mente questa foto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perfettissssssima!
      sarebbe quasi da mettere al posto della mia!

      Elimina
  6. Mai capitato di sentirti così? Esposta e nuda, ma ragina?

    RispondiElimina
  7. Sì, mi è capitato e non una volta sola, ma ogni volta l'ho vissuta con una dose di disagio, perché se il gioco è ad armi impari, (tu contro più d'uno), a me è sempre sembrato un po' "mortificante", riduttivo, per me intendo.
    Il gioco in sé, gioco della seduzione intendo, anche senza un fine preciso e deciso nei dettagli, può essere davvero molto divertente, ma bisogna essere alla pari, nell'intelligenza del gioco intendo, che è poi come dire: "lo sappiamo, stiamo giocando e facciamo entrambi finta di non saperlo, per divertirci di più..."
    Sai, bionda, ti dico la verità: questo genere di parità- quella che io chiamo l'intelligente chiarezza del gioco- non è affatto facile da incontrare, purtroppo e, soprattutto, ho l'impressione che sia una modalità che la maggior parte degli uomini rifiuta, forse perché troppo lontana dalle loro aspettative/sicurezze.

    p.s.: chissà se sono riuscita a farmi capire...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ho capita benissimo mora.
      E' proprio il fine il perno attorno a cui ruota (e non ruota) il gioco seduttivo. Tocca passarci il bianchetto sul "fine" e andar via leggeri come se non fosse.

      Elimina
  8. ...nulla da aggiungere, bellezza...

    RispondiElimina

Commenti volgari, pretestuosi, completamente fuori tema, o dettati da malumori strettamente personali e/o fantasiosi e, di conseguenza, di nessun interesse né per me, né per gli altri, verranno elegantemente decapitati da me personalmente.