martedì 7 marzo 2017

il colore antico delle albicocche

Qualche estate fa mi capitò di fermarmi ad osservare due uomini anziani, che armeggiavano in un cortile-giardino di case popolari con molte piante e qualche albero da frutto.
Si davano da fare su di scala, anziana anch’essa, di legno consumato, come quelle dei muratori d’una volta, intorno ad un albero di albicocche. La fioritura dei frutti era avanzatissima e molte albicocche erano già defunte, quasi completamente marroni, a terra. Ma l’albero era ancora stracolmo, pieno di lampioncini di un bell’arancio pieno e variegato, spesso pure lentigginoso, che occhieggiavano tra le foglie fitte, d’un verde profondo e corposo.
Strano a vedersi un albero così in piena città, e con quel carico di frutti poi, e con due anziani ad armeggiargli intorno, con i loro movimenti lenti, non sai se più per cautela verso sé stessi o per cautela verso i frutti. 
A gesti gentili e quasi a punta di dita provvedevano a sgravare l’albero: il più magro dei due, un tipo segaligno, stava sulla scala, l’altro, robusto e tarchiatello, attendeva i frutti ad uno ad uno con una capace cesta. 
C'erano nei due raccoglitori di albicocche gesti pieni di premura, e c'era la cura dei gesti, i ritmi lenti  e delicati, capaci di considerare quel che le mani governano. Gesti contadini. 
C'era la vecchiaia che ancora s’adopera al lavoro manuale della raccolta, invece di intristire su qualche muretto disastrato. E c'era quella cesta antiquata, rimediata chissà dove.
Tutto ciò accadeva in piena città, fra case popolari un po’ tristi, dove il grigio di certe mattonelle di rifinitura, scelte con incuria e senza rispetto degli abitanti, domina e affoga lo sguardo. 
Ma quella scena pareva uno spezzone di un vecchio filmato, che so, uscito dai ricordi delle teche Rai- come i ritagli di certe vecchissime trasmissioni di Mario Soldati in viaggio per l’Italia del dopoguerra, da emulo forse di Goethe o forse, meglio, di Piovene. 
Sì, proprio agli spezzoni di Soldati, visibili ancora, seppur di rado, su Rai Storia, ho pensato: Soldati, da giornalista scrittore, raccontava la quasi modernità degli anni cinquanta e quella campagna che da lì a poco sarebbe divenuta leggenda e nient'altro; raccontava partecipando in prima persona alle domande che rivolgeva alla gente comune. 
L'uomo, ancor prima dello scrittore, possedeva un talento che non abita più qui: riusciva ad unire il gusto popolaresco e quello raffinato, l'unico modo possibile per raccontare davvero  l'Italia d'allora.
Guardando i due raccoglitori, ho pensato proprio a quel paese che non ricordo, perché la sopravvivenza di taluni piccoli sprazzi di antico  ha sempre il sapore di un film e, insieme, di un miracolo, che pensavi non potesse più accadere.
Così mi sono fermata ad osservarli, cercando di non dare nell’occhio. 
E ho rivisto i miei nonni contadini, poi m’è venuto sulle labbra un sorriso timido come un soffio. 
Ma l'’ho nascosto subito,  per pudore, il pudore dei ricordi più cari.

12 commenti:

  1. Devo dire che hai colto un aspetto molto importante della televisione di una volta, irrimediabilmente scomparso dagli attuali programmi televisivi: il saper raccontare il paese, così come Goethe o Piovene sapevano farlo con i libri. E Mario Soldati era certamente un maestro insuperabile nei suoi viaggi per l’Italia. Oggi la televisione rincorre altro: il gossip e lo spettacolo. Tutto deve essere spettacolo, anche il dolore e le tragedie familiari e sociali, da dare in pasto ad un pubblico sempre più morboso.

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    1. Non era solo la televisione, era un intero mondo...

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  2. gesti antichi, visti nell'infanzia, un imprinting che resta dentro. davanti casa mia c'è una signora che ogni anno mette sul terrazzo un paio di piantine di pomodoro, chissà a quali ricordi d'infanzia la riportano, glielo leggo negli occhi

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    1. chissà, davvero, e magari neanche li usa quei pomodori...

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  3. I tempi cambiano oggi tutto è veloce, i rituali di quella tv sono scomparsi e forse in parte è un male.

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    1. ci danno la velocità in cambio di tutto il resto, questo è il problema

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  4. Soldati, reggendo toscanello e microfono li avrebbe tartassati di domande ai due anziani rendendo forse più difficoltosi i loro gesti attenti ma tradendo il proprio amore intellettuale per la terra.
    affascinante la tua descrizione di questa "antica" raccolta delle albicocche (minimo appunto: la "fioritura dei frutti" mi lascia perplesso il termine usato..è una maturazione del frutto quando il fiore è ormai scomparso)
    massimolegnani

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    1. Caspita se hai ragione su Soldati che li avrebbe tartassati!
      Quanto al termine fioritura: per me quella rimane una fioritura, perché a me piace pensare che anche i frutti sboccino.
      Conosco il ciclo biologico e so dell'improprietà del termine, ma non ne voglio tenere conto, perdonami:mi piace immaginare il frutto che sboccia, come un fiore, appunto.

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    2. Ricambio il sorriso con uno grandissimo

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  5. Quella TV romantica e primordiale che ricodi tu in questo tuo post era la TV educatrice di genti usite da non troppo tempo dalla guerra; era la TV che insegnava cosa fosse veramente quell'Italia piena di stiracchiamenti dopo i torpori cui l'aveva obbligata il fascismo, che faceva trasmisioni come "Non è mai troppo tardi", per educare alla scrittura e a far di conti una generazione di analfabeti e li mtteva in condizione di prendere almeno la licenza elementare; era l'Italia del servizio militare obbligatorio, dove i ragazzi di 20 anni dal Sud venivano spediti nel Nord nebbioso e viceversa i polentoni sbatacchiati al sole cocente calabro. siculo e lucan pugliese. Ed era quello per tanti l'unico grande viaggio della vita. Soldati era il moderno cantastorie, che girava lo monno, lui profondamente piemontese all'origine convertito dal Cinema e da Cinecittà a quella romanità di allora, che accoglieva tutti come la grande madre.
    Piazza Barberini, Via Veneto, Via Nazionale, Piazza Navona, il Pincio e tutto quello che -uguale dove ti trovavi- tirava fuori di antico ogni metro quadrato di quella città. Soldati era un cantastorie moderno. C'era poca TV, mi sembra appena due canali e NIENTE pubblicità, concentrata in Carosello, la messa della sera di ogni italiano.
    Non c'è più niente. Questo è il prezzo da pagare al progresso.
    Vai oggi a passeggio e trovi un bar dove fuori, sgangherati nei loro calzoni sdruciti e rotti -che vanno tanto di moda e fanno tanto figo- si stravaccano nelle sedie all'aperto. Fermati e non senti un fiato: stanno tutti col muso dentro il loro cellulare e nessuno parla. Oasi mute in un deserto. Un tempo ogni bar una cagnara di giovanotti vestiti con giacca e cravatta -e i nostri genitori avevano pure da ridire- nemmeno una ragazza, tutte a casa piantate dietro le persiane a guardarci e noi, che lo sapevamo, ad alzare la voce per farle sentire la differenza tra maschi e femmine. Oggi sono le pischelle che fanno più cgnara dei maschi.
    Sarei così se avessi la loro età. Preferisco essere come sono stato.

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    1. credo tu abbia hai mille volte ragione...

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)