mercoledì 15 marzo 2017

una dichiarazione

Nella città dei portici in un giorno di sole, pieno pieno di primavera.
Ho camminato con calma, sentendomi a casa, come sempre, pensando con dolcezza a quando la città dei portici sarà definitivamente la mia casa.
Sono uscita di domenica mattina e ho respirato, ammirandolo, il silenzio del centro, la sua magnificenza medioevale, quelle torri che vogliono toccare il cielo per contrapposizione al senso terreno e concreto della città che vive bassa.
Sono legata alla città dei portici da moltissime ragioni, da ricordi importanti e da pezzi di vita vissuta lì, ma c'è qualcosa di più dei ricordi, che pure conservo sistemati con cura in tanti altri luoghi, con altrettanto sentimento e passione.
E' che la città dei portici ha accolto tante svolte importanti, ha fatto da palcoscenico alla mia anima nei passaggi più intensi e talvolta più difficili. Ha saputo, in una parola, farsi più volte scenografia di un inizio, e tutti gli inizi sono, per me, nel mio modo di vedere, sicuramente migliori di qualunque fine.
La città dei portici è sopravvissuta anche alle delusioni più forti. 
Ecco, nel pieno sole di una domenica di piena primavera, ho ritrovato la mia culla e le ho promesso: non passeremo ancora tanto tempo lontane, e comunque so che tu sopravvivi a tutto.
E questo di oggi, più che un post, è una pagina di diario, scusatemi dunque per l'eccessiva personalizzazione,
Sabina

7 commenti:

  1. Eh, la città dei portici. Ci ho passato periodi meravigliosi e indimenticabili. Io studiavo allora alla Sapienza di Roma, ma sai com'è si era invaghita di me -prima che io mi accorgessi di lei e me ne innamorassi- una bolognese purosangue, limpida come una notte stellata di giugno. Come si suol dire a Roma l'avrei seguita anche in culo alla luna. Così quando lei dovette per totale mancanza di pecunia nel paterno nonché materno suolo io mi trovavo attaccato alle sue giarrettiere.
    Ci ho scritto un pezzo molto effervescente di un mio romanzo inedito. Se lo ritrovo te lo posto. Un po' romanzato certo, ma racconto una notte particolare dove io e lei abbastanza sbronzi, ma innamoratissimi, insieme ad amici occasionali -i migliori in certe circostanze- sbronzi quanto noi, andammo a pernottare in una di quelle Comuni dove ci si mescolava al buio e si dormiva con la testa appoggiata al deretano della ragazza desiderata, salvo scoprire al mattino nel fragoroso risveglio collettivo di avere strofinato le guance al sederone di una austriaca di novanta chili, quarantacinque solamente il deretano della mucca crucca. La ragazza la recuperavi magari a pranzo, annusando in aria gli odori dei tortellini da lei preferiti, e mai fare domande impertinenti, mai, mi raccomando tipo..dove eri finita stanotte...e con chi...
    Che bei tempi, Sabina; che meravigliosa città quella dei portici....

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  2. Ecco, delle città grandi Bologna è la più vicina al mio sentire. Nonostante la moltitudine, ti tiene sempre un posto.

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    1. hai detto bene, benissimo, sei tu la sintesi, bionda!

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  3. Sabrina..sei grande.complimenti per il post.
    Maurizio

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    1. Sabina, senza erre, quella era Audrey Hepburn!

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)