venerdì 28 aprile 2017

sciagurate del terzo millennio


Amano circondarsi di vezzi e trastulli: fiori e fioriere, vasi e vasetti, quadri e quadretti, e ogni genere di oggetto decorativo  non necessario fuori da casa. Il decorativo compulsivo è la loro vena profonda.
Amano reclamizzare le loro attività amatoriali di recensione di film, libri e spacciano per frutto intellettuale autoctono le rapine condotte su wikipedia e affini.
Sono signore formali e gentili, profondamente maleducate d'animo, naturalmente inclini al vizio di soppesare gli altri e/o le possibili rivali.
Sono signore che vivono in ambienti elitari o presunti tali, e che talvolta si accompagnano ad altre, meno fortunate di loro. Queste ultime, tapine per colpa del destino malvagio, pur non facendo parte dello stesso mondo, guardano le signore dei piani alti con lo sguardo devoto del cane in cerca di un padrone.
Loro, quelle dei piani alti e mansardati, sono spesso le compagne di uomini affermati, del cui cognome si fanno vanto come fosse un bracciale di Bulgari o che so io.
Quando si ritrovano tra loro non escono mai dal seminato: ciacolano di piante, di animali domestici, di figli, quando ci sono, ormai grandi, afflitti da fisime acute e insopportabili almeno quanto loro,  di cucina salutista ma non troppo, di difetti degli  uomini/mariti, di sontuosi pranzi di famiglia, di tavole perfettissime, di gocce di betulla per contrastare la cellulite e via discorrendo.
Sono donne istruite, così parrebbe a guardare i titoli di studio, ma dalla scuola della vita reale non sono mai passate: vivono nel loro mondo e negli specchi vedono solo quel che vogliono vedere.
Ne conosco di persone/donne così e purtroppo mi capita sovente di dover condividere con loro parte del mio tempo, senza riuscire mai ad abituarmi (e meno male).
Di solito, ho l'abitudine di prendere le distanze, lo so fare senza senza grugnire, senza sciabolare e senza insultare, perché, in questi casi, la mia distanza la misuro tutta in una  forma di impenetrabilità senza ritorno.
Lo devo ammettere: il mio metodo funziona, la distanza che costruisco con le sciagurate si solidifica velocemente, anche se vorrei tanto non vedere e non sentire certo insopportabile cicaleccio, anche se in qualche rara occasione ho il terrore d'essere "scambiata per".
Ma sono momenti, ché il mio sguardo parla, eccome,  a chi sa sentire: lo so, ne ho certezza, me ne accorgo dagli occhi degli altri, mentre continuo a praticare elegantemente la parte della sfinge.
Magari un giorno, chissà, prima di tornare in Atlantide,  mi toglierò la voglia di prenderle ferocemente  a scudisciate. 

9 commenti:

  1. uhm è un genere che non conosco, o se mi è capitato di incontrare devo aver rimosso. Ho idea che sia complicato dar loro una lezione, di quelle sonore intendo, ho idea che per farlo serva un'astuzia malvagia. Ne hai?

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    1. Caspita se ne avrei di idee malvagie...ma occorre una punizione tanto terribile quanto fredda, che non dia loro il tempo di pensare a nulla!

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  2. Negli anni sessanta vivevo a Roma, quartiere Monte Sacro, per metà nobile (sic!) quello abbarbicato intorno al prosieguo di Via Nomentana, quella che parte da Porta Pia per capirci, dove abitava Mussolini a Villa Torlonia, e una metà popolare quella cioè che inizia al Tufello e poi per Via dei Prati Fiscali fino alla Salaria.
    Lasciamo perdere il Tufello, oppure la zona intorno a Via della Settimana Incom, ma al centro del quartiere -Viale Adriatico, Viale Jonio per esempio, dove abitava Corrado, proprio di fronte a casa mia, e Roberto Scicolone accanto alla mia porta- trovavi i Bar di lusso, che non avevano niente da temere da quelli del centro storico, di Via Barberini o di Via Nazionale, e i negozi dove un vestito costava duecento mila lire.
    Lì era il punto di incontro di queste matusalemmi, che a noi giovani guardavano da dietro le riviste aperte che fingevano di leggere, almeno alcuni di noi che avevano un aspetto più appetitoso.
    Una stava seduta sul trono, meritatamente per quel che riguardava la classe e la bellezza, una su cui sarei morto se lei me lo avesse permesso. Si chiamava Mimì F. ferrarese, ex modella di Cristian Dior, strabellissima di 49 anni denunciati, ma si era fermata perché il 50 la faceva aborrire. Aveva conosciuto a Parigi durante una sontuosa sfilata colui che l'aveva sposata, un marchese di nobilissimo antichissimo Casato romano. Ci aveva fatto un figlio, quando il signor Marchese aveva deciso che fosse arrivata l'ora di lasciarla sola a dominare col suo sguardo azzurro tutto lo monno infame.
    Forse perché mi piaceva da matti a me sembrava l'unica che usava mezze parole e con quelle dominava. A quei tempi solo l'elite andava a mangiare in quei due ristoranti extra lusso di piazza dei Dodici Apostoli, dove potevi trovare accanto a te gentarella come Amintore Fanfani o Palmiro Togliatti.
    Le facevano tutti la corte, uno poi, un pezzo enorme della DC, ci aveva perduto la testa.
    Non ricordo più come siamo entrati in amicizia. Una sera a casa sua mi raccontò vita, morte e miracoli di certe gentona bene bene bene, che tutte le mattine andava ad ascoltare la messa e si comunicava, ma non si confessava "perché altrimenti sarebbe crollato il soffitto della Chiesa", parole di Mimì.
    Lo ammetto, io ero sotto i trenta, figo come si può essere quando si è belli a 30 anni, ma sono andato totalmente in bianco.
    "Ma perché te la pigli? Mi disse una sera. Perché non puoi portarti a letto una vecchia?"
    Alla faccia. Quando una donna dice di sé una simile cosa mente spudoratamente e vuol dire che sa quanto vale. Aveva certo paura che io poi potessi andare in giro col tamburo. Non aveva capito niente. Ancora oggi lo ammetto: è una delle poche pochissime cose che mi sono rimaste sul gozzo. Senza paura, io non ho mai fatto lo sborone.

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  3. Mi fa venire voglia di scriverci su una storia, rielaborata, ovviamente, ma davvero mi fa venire voglia di farci sopra un bel Lego di parole.

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    1. Hai il mio copyright. Anche io ho scritto qualcosa ispiratomi da te: è un onore e un piacere fare epigoni. Scrivilo alla tua maniera. Su una cosa del genere avevo pensato di costruirci una storia, non sulla sola Mimì ma su quella Roma che non c'è più.
      Schreibe doch wie tu es willst. Du kannst's. Tschüss.

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  4. Sono soggetti terrificanti forse sono anche loro uno dei tanti mali dell'Italia

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    1. Forse,terrificanti è poco...sono persone tossiche, recano danno all'ambiente.

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  5. L'ho ritrovato, Sabì il post che mi hai ispirato tu e te l'ho anche dedicato. L'ho scrito venerdì 24 febbraio di questo anno, si intitola "mi è sucessa una cosa strana". Andiamo in parità?

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)