giovedì 11 maggio 2017

l'inferno, i suoi diavoli e quelli che non si lasciano inghiottire

Nella metropolitana, ieri, al mattino.
Entra una donna che indossa una vistosa fasciatura al braccio e tiene il braccio stesso sospeso con una sciarpa. E' evidente che non porta un gesso, ma, lo stesso è sicuramente in difficoltà a reggersi.
Si sistema in un angolo, davanti ad una fila di quattro posti a sedere, sono quattro donne, ma questo non significa nulla, piuttosto occorre dire che hanno tutte lo sguardo impegnato altrove. Una è persa dietro uno schermo di cellulare dove scorrono e si rincorrono simboli di frutta e verdura dai colori accecanti, un videogioco dei più comuni; un'altra è persa dietro una sfilza di sms e batte compulsivamente con un ditino perfettamente curato e smaltato sulla pagina delle faccine, selezionando le più compiaciute; un'altra ancora sta leggendo sul cellulare le notizie con atteggiamento serio e partecipativo: in particolare è catturata da un titolo riferito al fattaccio di Centocelle appena avvenuto e io, di straforo, approfittando della mia posizione, colgo sullo schermo del suo cellulare una scritta più grande di tutte "discriminazione razziale", mentre osservo il paradosso della donna in difficoltà che continua ad essere ignorata; l'ultima delle quattro, infine, non guarda da nessuna parte e, per schivare ogni coinvolgimento di tipo sentimentale, morale, sociale o civile, ha scelto di assumere l'espressione dello sguardo nel vuoto, quello che ti permette di guardare anche in direzione di un moribondo facendo finta di nulla.
Ad un certo punto, una passeggera che sta vicina alla donna in difficoltà inizia a guardarsi intorno e, rivolgendosi a quella in difficoltà dice: "signora, sto guardando se c'è un posto per lei, per mettersi più comoda".
La donna con il braccio fasciato le sorride, la ringrazia con calorosa gentilezza e poi dice: "non si preoccupi, sopravvivo, questa è la mia quotidianità, questa è la normalità dei comportamenti qui".  
E' gentile, ma il tono è di un'ironia amara, senza attenuanti.
Una delle quattro marziane, forse quella con la scorza meno resistente, si alza per cedere il posto e aggiunge:
"mi scusi, non l'avevo vista...", una roba che nemmeno un idiota potrebbe crederci, una roba che era meglio non dire.
La donna in difficoltà si siede senza ringraziare, mantenendo un'espressione impenetrabile, poi, però, rivolgendosi a quella che s'era preoccupata per lei, sfodera un sorriso spontaneo, gentile e grato e, a lei e a lei sola, rivolge un grazie: "io la ringrazio, è come se il posto me l'avesse ceduto lei, perché a questo tipo di comportamento indifferente sono ormai abituata. Purtroppo questa è la città in cui ho la sventura di vivere".      

10 commenti:

  1. Siamo talmente posseduti e fagocitati dal telefonino che ormai non ci accorgiamo più di quello che accade intorno a noi. Presenti ma simultaneamente assenti gli uni dagli altri. Collegati ininterrottamente con un “altrove”, dimentichiamo o facciamo finta di non vedere chi ci sta vicino. E chi sta lontano è sempre più importante di chi sta vicino: l’amico…il compagno di viaggio…la persona che in quel momento ha bisogno di aiuto. E poi c’è la maleducazione. Ma questo è un altro discorso.

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    1. Io direi che la maleducazione, intesa come "assenza di educazione alla convivenza civile", sia il primo e prioritario discorso: l'uso smodato del telefonino o il suo uso strumentale, finalizzato cioè all'isolamento e all'alibi del "non ti vedo" e via discorrendo sono tutte cose che discendono dalla "non educazione" a vivere, a provare sentimenti/empatia verso il resto del mondo.
      Del resto, la non-educazione, elemento dal quale discende il resto e non viceversa, riesce a fare anche a meno del telefonino: l'ultima delle quattro persone da me descritte aveva le mani libere!
      Il problema è a monte, sta in quel concetto di autarchia personalistica che induce troppa gente a vivere come se fosse sola al mondo (mi basto e mi basterò), abbandonando tutte "quelle pratiche" che non producono un utile immediato e diretto...tipo aiutare qualcuno per semplice e spontanea umanità.
      E' un vero peccato però, praticando quotidianamente l'umanità renderemmo la vita semplicemente più degna.

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  2. Sapessi quanti casi simili ho visto. In metrò e sull'autobus, la 56 a Milano. Una volta ho detto a un ragazzotto seduto nel posto degli anziani e delle donne incinte se non si vergognava a lasciare in piedi quella donna col pancione davanti a lui. Anche lui chino sul cellulare. Ha subito ceduto il posto. Ma avrebbe dovuto cederlo senza il mio intervento. La gentilezza non abita più qua.

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  3. A Roma, secondo me e non solo secondo me, stiamo decisamente peggio. Ho visto episodi raccapriccianti sotto questo profilo. Questa città è stata talmente brutalizzata da diventare brutale oltre ogni immaginazione. Però, detto tra noi, io non credo si possano assolvere le persone rispetto alla responsabilità che ciascuno di noi ha di non farsi travolgere e omologare al livello più basso della bassezza.
    Sai, ho vissuto altrove in Italia e capito spesso in altre città: purtroppo, ogni volta, debbo constatare che qui, per una serie di condizioni e di responsabilità, si sta riuscendo a mettere in piedi una delle migliori rappresentazioni dell'inferno.
    Sulla sindaca poi preferisco non iniziare neanche il discorso...

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  4. L'Italia è il paese del "me ne frego di quello che succede a venti centimetri dalla mia pancia", il paese dove tu sei libero di stare male senza che nessuno faccia finta di accorgersene. L'egoismo è il minimo comune multiplo e anche il massimo comun denominatore della nostra conclamata civiltà. Se non arrivasse un cambiamento radicale entro i prossimi tre anni corriamo il rischio di precipitare nel burrone che ci siamo scavati sotto i piedi. Sentiamo l'entità nazionale solo quando la Ferrari corre un Gran Premio di F1, e quando la nazionale di calcio fa un europeo o un mondiale. Italia addio per il resto.
    E non tiriamo fuori sta pappamolla delle colpe dell'Europa e della Germania di Angela Merkel. L'Europa è uguale per tutti, siamo noi che non restiamo dentro le righe ma pretendiamo di uscirne sempre bellamente fuori senza pagare dazio, anzi strillando come aquile trafitte se le nostre cose non si raddrizzano, come se noi fossimo incapaci di sistemarle da soli.
    Una feroce dittatura occorrerebbe a questo popolo di barboni pavidi e pisciasotto.
    Guardiamo in casa degli altri, guardiamo in casa dei Teutoni, di cui conosco tutto. Tre esempi, che si collegano al tema del post. Una diecina di anni fa, quando nemmeno mi si vedevano tante rughe in faccia ma avevo già la chioma bianca, per una volta che dovevo andare dall'oculista a fare un esame con dilatamento della pupilla e conseguentemente non potevo usare l'auto presi un tram. Salii e me ne rimasi tranquillamente in piedi. Immediatamente una ragazza mai incontrata prima, giovanissima che poteva essere mia nipote, si alzò per lasciarmi il posto. Ti giuro che ci sono quasi rimasto male, un attacco alla mia virilità, pensa tu che babbei che sono gli uomini.
    Un'altra volta in un ufficio della provincia, mi misi in fila ad uno sportello, il mio, dove c'erano sei o sette giovanotti avanti a me. Non ci crederai, ma mi fecero passare avanti. "Passi avanti lei, altrimenti si stanca".
    La terza volta capita quasi sempre quando incrocio per strada un giovanotto oppure una ragazza mai visti prima che TUTTI mi salutino con un gut Morgen oppure guten Tag, e se è sera guten Abend e magari qualcuno mi ceda il passo se il marciapiedi fosse stretto. Salutano i miei capelli bianchi, la mia anzianità, come succedeva a Sparta ed Atene venti secoli fa.
    Questa si chiama educazione civica e civiltà. Per questo la Germania ha potuto ripartire da sottozero ed arrivare dove sta adesso. Alla fine della guerra han lavorato vecchi donne e bambini a sgomberare macerie. Poi lo stato ha ricostruito le STRADE e le FERROVIE; poi ha ricostruito le FABBRICHE e per ultimo ha iniziato e ricostruire CASE, solo per ultimo, e nessuno se ne è lamentato. Ricordi il detto romano, di quelli buoni di una volta non di questi straccioni e sudicioni attuali? Navigare necesse est, vivere non necesse.

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    1. non saprei aggiungere nulla a quello che scrivi, mein Freund, posso solo sottoscrivere le tue parole, con tanta amarezza, però...

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  5. Qui capita di sentirsi dire: scusi può lasciarmi il posto a sedere?... non mi pare una richiesta strana, giusto per rimediare alla 'distrazione da iphone'
    senza contare che sui mezzi pubblici vi sono dei sedili (mi pare un paio) riservati alle persone con problemi, anziani, oppure donne incinta... certo uno spera sempre nell'educazione altrui, ma quando manca secondo me chiedere non è così sbagliato.

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    1. Certo, hai pienamente ragione Pier, il problema è che ho visto e sentito spesso dare rispostacce o risposte per lo meno sgarbate a chi osava chiedere, credimi!

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  6. L'inciviltà odierna è un male risaputo oramai e lo si constata anche tantissimo nel quotidiano. purtroppo.

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  7. Che dire? per parte mia spero e mi impegno per mantenermi sempre immune da questo inarrestabile degrado

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(tranne che in qualche rara occasione, perché occorre lasciare che ogni tanto Quel Mostro si mostri pubblicamente per quel .......che è)