giovedì 15 giugno 2017

dei suoni, delle parole e della punteggiatura


Del signor Koski ho già parlato in un altro post, definendolo "rara avis", per la sua capacità di essere conciso e insieme profondo, una qualità che nulla aveva ed ha a che vedere con il superficiale linguaggio twitteristico, proprio nulla.
Di lui, che ho perso di vista da tempo, uscito dalla rete con una decisione consapevole e senza ritorno, come in pochi sanno fare, mi sono rimasti spunti e scambi di "battute" in mail,  che rileggo sempre con piacere.
Vi propongo uno di questi scambi, nato da una discussione sull'abitudine modaiola di alcuni frequentatori della rete di scrivere senza usare la punteggiatura, ispirandosi a scrittori in voga...peccato che non ne possedessero lo stile e non riuscissero a distinguere tra un tipo di scritto e l'altro.
Il signor Koski, la cui scrittura originalissima tendeva spesso a prescindere dalla punteggiatura e sconfinava praticamente sempre in una sorta di prosa in versi, così argomentava:
"...è vero in assenza di incisi precisazioni virgole e punti non entri di corsa nel sogno degli altri
come non attraversi di corsa una porta chiusa a chiave 
allora procedi con con calma e delicatezza con tatto e circospezione
con attenzione e un po' di trepidazione
ti fermi torni indietro ripercorri i passi sbagliati e li correggi 
recuperi le pause saltate le parole trascurate o smarrite 
e il loro senso fai più fatica ma cresce l'ammirazione 
e oltrepassate finalmente tutte le parole e i sensi sei dentro uno spazio
non più misterioso che un po' ti appartiene 
perché hai capito come si fa ad entrare ogni volta e per sempre..."
Io, un po' restia a cedere alle tesi anti-punteggiatura e, quindi, in disaccordo con lui, così gli risposi:
"Che anima grande  e scivolosamente bella che hai, signor Koski, e con che gambe solide e lievi  prendi la rincorsa e voli sui suoni: tu sì che puoi fregartene delle interpunzioni.
Torna a scrivere, signor Koski, leggere la tua voce è un piacere impagabile e io sospetto che siamo in tanti a pensarlo, anche se tu non lo vuoi sentir dire.
Un brindisi alla tua salute, signor Koski, e, mi raccomando, torna a correre sui suoni, torna a scrivere come tu sai fare, torna a regalarci l'essenzialità piena e precisa delle parole della tua anima".
Purtroppo, il signor Koski non decise mai di riprendere a scrivere...

p.s.: necessaria precisazione: non propongo questo testo per difendere una tesi piuttosto che un'altra.
L'intento è di proporre il racconto di una modalità di scambio "aperta", di quelle nelle quali si può rimanere anche in totale disaccordo, ma senza trasformare il disaccordo in un duello.
Per realizzare questo tipo di scambi, ormai ne sono arci-convinta, occorrono pochi  ingredienti: stima reciproca, assenza di pregiudizi, onestà intellettuale, capacità critica e senso del limite...vi pare poco?    

9 commenti:




  1. Sì, perché adesso mi torna in bocca tutto l'amaro che ho sentito sulla punta della lingua quando siamo arrivati in questa casa nuova appena finita e io avevo si e no dieci anni anzi mano perché adesso ch ci penso non avevo ancora finito le elementari e avevo per maestra la signora Ada nonsoppiuccome che piaceva a Mr. Papa perché una volta che mi doveva portare con la sua macchina ché pioveva s'è bucata una gomma e lui s'è bagnato zuppo per cambiarla e allora aspetta pizzangrillo di papà che adesso mi cambio d'abito in fretta e poi ti accompagno ma ci mette un secolo e io mi vergogno ad arrivare per ultimo ché tutti mi ridono dietro e cntano in coro l'ultimo ad arrivar fu Mardoccheo così dopo resto Mardoccheo fino a che non arriva un altro in ritardo e Mr. Papa dice è stata colpa mia e dentro la classe ti ci porto io e tu non hai nulla da temere ma lo stesso avrei preferito andare il giorno dopo anche se piove ancora ma il bus passa ogni mattina e ci si deve alzare presto ma Mr. Papa taglia corto e oggi a scuola ti accompagno io e basta e allora esce fuori la signora Ada nonsoppiuccome e lei fa un sorriso grande così a Mr. Papa e a lui tremano un pochetto i baffi e poi ci parla per un quarto d'ora e come va il bambino e come sta in classe bravo è bravo solo un po' irrequieto difficile da tenere calmo ero anche io come lui dice Mr. Papa e quando a casa Lady Mum mi chiede cosa ha detto la maestra che sei arrivato tardi niente rispondo ha sempre parlato con lui e vedo subito che non sono contenti nessuno dei due che io l'ho detto ma è vero insisto lui ha chiesto come stavo nella classe se stavo buono che poi la signora Ada nonsoppiuccome era molto carina e aveva le giarrettiere e le cosce pelose me lo ha fatto vedere Enrico una mattina guarda la maestra ha le cosce pelose e abbiamo fatto cadere io una penna lui la gomma per cancellare e da lì si vedevano le giarrettiere che io avevo già visto a Lady Mum però non ho visto i peli che diceva Enrico lì in mezzo non vedi dove ha le mutande e forse era vero ma io non ho visto niente perché nemmeno Marcellina la figlia dei nostri vicini aveva peli sulle cosce e lei me la faceva vedere la paciolla ogni volta ch io le facevo vedere il mio pisellino e lei lo voleva toccare che mi diventava grande e allora la toccavo anche io sempre dietro la legnaia e lei mi ha fatto vedere come faceva la pipì da quello spacco e quella volta siamo rimasti dietro la legnaia un po' troppo tempo che Mr. Papa e il signor Fausto il papà di Marcellina ci cercvano tutto il tempo e quando poi ci hanno trovato ci hnno gonfiato il sedere di botte perché c'erano i pozzi aperti e loro erano morti dalla paura che noi stavamo in fondo a un pozzo e non a pisciare dallo spacco he però di quella casa nuova in riva al mare non mi piaceva niente mentr di quella sulla collina mi piaceva ogni cosa soprattutto il camino di pietra grande quasi quanto M. Papa e il tetto con le tegole e sotto la soffitta dove facevamo le corse io e te Bentivoglio e poi il giardino e l'albero di fico in mazzo al cortile e i cani e il miale dei vicini peccato la puzza e il tavolo grande con la copertina verde fino a terra e sotto il tavolo andavo io a richiudermi in mezzo alle ginocchia alle gambe alle scarpe di tutta la famiglia e loro chiacchieravano e io restavo lì sotto finché Lady Mum non si arrabbiava e vieni fuori di lì sotto subito ti ho detto e siccome non uscivo fuori veniva sotto lei a tirarmi per le orecchie
    e adesso è ancora lì sotto e di sicuro mi chiamerà prima che spunti il giorno e io resterò su questo letto all'inizio spettando che chiami di nuovo e di nuovo e di nuovo ma poi mi alzerò Bentivoglio prima che faccia giorno scenderò le scale per il secondo e le dirò sì Lady Mum sto arrivando e mi fermerò sotto lo tipite intarsiato del viterbese e aspetterò che chiami e le dirò sì mamma vengo sì vengo perché adesso lo voglio adesso voglio venire da te mamma

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  2. Superava le 4mila e rotte permesse. Ho dovuto tagliare tutte le mie osservazioni.
    Si tratta del finale del mio romanzo inedito "Rimasti a Suarez". Uno scrittore di grande successo, ma fragilissimo di carattere, rimasto solo dopo la morte del padre amato del fratello Bentivoglio e di sua madre, si trova a quaranta anni senza più basi per sopravvivere.
    Tenta in modo tragicomico il suicidio, non ci riesce e si rifugia nella sua camera sotto il tetto ed è vidente che ha fuso e che probabilmente è impazzito dopo aver combattuto una vita contro una madre odiatissima e amatissima.
    Molto più incisivo del mio pezzo mi sono ricordato delle ultima pagine di "Ulisse" di Joice totalmente senza punteggiatura. Esprimono il pensiero e quando mai i pensieri hanno avuto punteggiatura?
    Scusami il tempo che ti ho rubato.

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  3. Scusa, Vincenzo, riscrivo la mia risposta, poiché all'inizio era comparso solo il tuo primo commento, che io avevo interpretato attribuendoti solo la volontà di critica di certa letteratura fuori dalle regole canoniche...che poi, a noi, che ce ne frega della canonica?
    ;-)
    Ancora, ora che ti ho compreso meglio, voglio dirti che il tuo "estratto" senza punteggiatura è molto "americano", inteso come modalità di scrittura e detto senza alcun demerito: è il ritmo che mi suggerisce quest'idea.
    Comunque, il senso del post va anche nella descrizione delle modalità di confronto tra persone che, pur pensandola diversamente, si stimano e si comprendono, sia pure partendo da tesi opposte e rimanendo spesso e convinti su rive diverse.
    Brauchst dich nicht zu entschuldigen...(correggimi se serve!)

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    1. Io il post l'avevo letto bene e interpretato nel modo giusto,a ma immdiatamente mi sono sentito portato a ricordare l'ultima pagina del mio manoscritto, dove per l'appunto il protagonista sproloquia in libertà, nel momento in cui gli si spalanca la notte della pazzia. Non esiste punteggiatura possibile per un aggrovigliarsi di pensieri che vengono immediatamente riportati come arrivano. Così pure fa il protagonsta di Ulisse nelle ultime pagine di un testo giustamente "sacro".
      Molto americano? Direi molto aritmico e ritmato nella sua aritmicità, se mi è concesso, ma tu capisci.
      Il tuo tedesco è visibilmente esatto. Manca solo il soggetto del verbo, che si intuisce, ma la deutsche Gramatik lo esige. Quindi: "Du brauchst nicht dich zu entschuldigen"
      Brav, brav, brav, oder besser, Bravo.

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    2. capperi! che errore da principiante!

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  4. Uno scrittore che usa poco la punteggiatura è Saramago: ho letto diversi dei suoi libri senza incontrare nessuna difficoltà. Ma c’è addirittura un autore che ha scritto un intero libro di 220 pagine senza usare neppure una virgola: si chiama Giovanni Mariotti e il libro si intitola “La storia di Matilde”. Avevo letto su un giornale l’appassionante recensione di Pietro Citati, maestro insuperabile nel magnificare o nello stroncare libri e scrittori. Ricordo che Citati scriveva nella sua recensione che “la storia di Matilde” “è il più bel romanzo italiano che sia stato scritto negli ultimi vent’anni”. Si può mai rimanere indifferenti al cospetto di una simile attestazione pronunciata da un intellettuale così autorevole? Però non aveva detto che la scrittura è priva di punteggiatura. E così omprai il libro, iniziai a leggerlo, ma mi bloccai verso la ventesima pagina con un senso di soffocamento. Ammetto la mia sconfitta. Quando leggo ho bisogno di pause che solo la punteggiatura riesce a darmi.

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    1. Proprio vero, @Remigio, ogni libro, ogni scrittore, perfino ogni opera dello stesso scrittore è un caso a sé e va letto senza pregiudizi, in nessun senso; non ho citato per caso certe passioni letterarie modaiole, che si trasformano talvolta in manie (tipo: comincio a scrivere pure io come quel famoso tizio che mi piace tanto...vuoi che non ci riesca?!?)
      Sai che mi hai fatto venire voglia di leggere "la storia di Matilde"?
      Grazie del suggerimento!

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  5. Credo che non ci sia una regola da seguire come una religione. Le esigenze artistiche dell'autore sono quelle che determinano cosa è meglio per lui in quel momento, in quel passo ed in generale da cosa si sente più rappresentato a livello di forma.

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  6. Esatto! è lo spirito fideistico- che può, nel casi più "drammatici" sfociare nella copiatura ossessiva- quel che contesto.
    Non è che perché mi piace Leopardi posso iniziare a scimmiottarlo in ogni cosa che scrivo...sai che risate!
    :-))

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