martedì 7 novembre 2017

fare eccezione


...talvolta penso che la libertà vera sia nel far eccezione a  sé stessi, come a dire essere capaci di  uscire dal proprio personale e (spesso) soffocante luogo comune.
Non credo di dover/voler aggiungere altro: ognuno di noi conosce il suo spazio o limite di claustrofobia, di insofferenza; ognuno sa come e dove trovare la chiave per evitarlo; ognuno, sì, tranne chi ama rimanere prigioniero di sé stesso e delle proprie convinzioni, magari illudendosi dell'effetto seduttivo che la prigionia induce su i suoi colleghi di galera...


6 commenti:

  1. La "vera" Libertà è rispettare la Libertà degli altri e ciò che gli altri pensano della tua Libertà.
    Libertà significa non accanirsi nel pretendere che gli altri la rispettino, purché non cerchino di die begrenzen, di sopraffarla e di violentarla.

    "Spazio di claustrofobia". Bella espressione. Non avevo mai pensato alla possibilità di creare uno spazio alla mia claustrofobia...perché non posseggo questa perversione violenta della propria personalità, perché è a questo che alludi, penso. Io sono spessissimo solo con alcuni dei miei alter ego, non tutti per l'amor di dio, ho un appartamento di soli 86 metri quadrati, dove li metterei tutti quanti? Non mi sento oppresso in tale mia solitudine, volutamente cercata come liberazione o laboratorio di ricerca per poter in santa pace pensare a cose mie -quelle che mi stanno più a cuore- senza essere interrotto da beceri bisogni quotidiani.
    Quindi evviva il mio spazio di clausura -lo chiamo così proprio perché non mi procura fobia, anzi- e chi non è d'accordo con me peste lo colga, parafrasando Amedeo Nazzari ne La cena delle beffe.

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    1. Mea culpa: forse dovrei riscrivere con maggior chiarezza e/o semplicità il mio pensiero e non è detto che non lo faccia.
      Ho usato il termine claustrofobia pensando a chi si rinchiude nell’auto-culto della personalità (luogo chiuso per eccellenza), ma contemporaneamente soffoca e smania per uscire allo scoperto e “farsi vedere” (leggi anche ammirare, amare, idolatrare, ecc. ecc.).
      In questo senso, il fare eccezione a sé stessi, (uscendo dal proprio luogo-pensiero chiuso e dalle proprie granitiche convinzioni), significa avere la volontà di tentare e rischiare strade nuove e diverse, anche accidentate se capita, per aprirsi ad altri orizzonti.
      Il pre-giudizio, così io credo, spesso lo si esercita innanzitutto rispetto a sé stessi: accade quando ci si pone sempre con lo stesso atteggiamento e le stesse chiusure mentali (convinzioni fuori discussione) rispetto a qualunque cosa e/o persona.
      E' un meccanismo viziato e tossico, che mi richiama alla mente il teorema di Euclide:
      "data una retta e un punto esterno ad essa, esiste una e una sola retta passante per tale punto e perpendicolare alla retta data"
      Bene, tutto fila finché si parla di geometria, ma se applichi questo tipo di teorema alla tua relazione con il resto del mondo sei finito, capisc'ammé...
      Un salutone!

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    2. Dunque fammi riflettere. Tu alludi a certi tipi -ne conosco almeno un paio- chiusi nella loro torre d'avorio per superbia e sicumera di essere i migliori in assoluto, e nella torre aspettano che qualcuno arrivi a dire "oh, ma che ci fai tu qui? perché bruci le tue infinite carte e non ci degni di vederle?", ma siccome nessuno arriva si fanno venire malattie ossessive e finalmente abbandonano la torre e scendono a piedi tra noi miserelli.
      Costoro non metteranno mai in dubbio le loro preclari qualità, continueranno a credere che siano gli altri imbecilli o troppo rozzi e manterranno la barra a dritta circumnavigando sprezzanti lo monno infame che non si accorge della loro maestosa bellezza e delle loro infinite qualità.
      Mi è capitato purtroppo assai spesso di udire queste bellissime parole: io sono un granito, una roccia, non cambierò mai le mie idee perché sono le migliori. Ho avuto finora solo la sfortuna di incontrare le persone sbagliate nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato, vedi caso; ma io non demordo e vado avanti imperterrito lungo la mia strada e niente mi farà cambiare idea.
      Sono del tutto convinto che solamente i cretini non cambiano mai idea. Ma peggio dei cretini sono i furbacchioni che, annusata l'aria e sentito l'inconfondibile puzzo di bruciaticcio, si affrettano a mutar parere e orizzonte cui puntare vigorosi e rocciosi più di prima. Costoro sono gli ipocriti e purtroppo ce ne ono di molto abili ed anche esperti di mimetismo: i migliori non li riconosci quasi mai.
      Tschüss, liebe Fräulein.

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    3. Diciamo che ai superbi piacciono gli ipocriti e i bugiardi, capaci di accarezzargli l'ego come nessuno mai e dire peste e corna un secondo dopo.
      Di solito, superbi e bugiardi si uniscono in solide coppie, anche sentimentali se capita, perché si completano e perché gli ipocriti e i bugiardi sono anche, a loro volta, superbi, così come i superbi sono, a loro volta, anche bugiardi.
      I bugiardi sono talmente superbi che credono di poter fottere il mondo intero: intossicati da questa convinzione finiscono, povere bestie, per commettere cento e più passi falsi; i superbi hanno talmente bisogno d'essere adulati che sono pronti a concedere manciate di lusinghe ai bugiardi patentati pur di trattenerli nel loro cerchio magico di seduzione.
      Sai che ti dico? Che si amino e che si scannino pure, purché nel chiuso delle loro stanze di intimità/affinità elettive.
      Tschüss, lieber Freund

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  2. Il confine tra identità personale e autoreferenzialità costante sono labili. Ci vuole una mente aperta per non cadere nel tranello.

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