venerdì 28 luglio 2017

il senso della fragilità

"...è vero, credo fosse fragile, ma chi non lo è? ognuno ha le sue debolezze..."


...così mi diceva un'amica, tempo fa, in replica ad una mia osservazione sul tratto più evidente nell'espressione di Massimo Troisi.
Sicuramente la mia amica aveva ragione, ma io credo non esista una fragilità uguale all'altra e non tutte le fragilità hanno un senso poetico che le trascende.
Ci sono alcune fragilità che corrispondono ad una sorta di eterna innocenza e, di conseguenza, si tramutano naturalmente in materiale poetico.
Spesso, molto spesso, queste fragilità bambine le possiedono i poeti, gente che vive senza buccia anche se, talvolta, desidererebbero averne una.
Troisi appariva poeticamente fragile e possedeva la grazia di un bambino dal tratto sconnessamente e amaramente adulto; una contraddizione, questa, solo apparente, perché la grazia dell’infanzia che si confronta con il mondo credo non possa far altro che risuonare amara. 
Ma è una amaro che non toglie nulla alla bellezza.

6 commenti:

  1. proprio ieri sera ho guardato numerosi spezzoni di film di Troisi! E sì, si ride amaro con quella sua comicità di uno che non vuole crescere, non vuole affrontare le responsabilità adulte, nulla sembra per lui importante, solo infastidente. Sembra fragile quando si piega alla volontà degli altri..però non si spezza mai :)
    massimolegnani

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  2. Lo adoravo.
    Forse ne ero anche un filo innamorata.

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  3. gente che vive senza buccia e sono frutti dolci e amari nello stesso tempo tempo.

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  4. Massimo Troisi: un attore fragile che mi manca!

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  5. La fragilità di Troisi era anche la sua grande forza e sensibilità

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  6. Ho notato che l'unico commento non esclusivamente "nostalgico" è quello di Carlo, che ha parlato e guardato con occhio molto attento, mettendo in luce contraddizioni e "immaturità", che, di certo, erano parte di Troisi (e di tutti quelli come lui). Non mi sentirei di dire che Carlo non ha ragione, perché si è espresso con parole fondate e piene di realismo. Tuttavia, forse perché Troisi se ne è andato giovane, forse perché, senza tema di smentita, è stato l'ultimo- almeno fino ad oggi- artista vero, di scuola napoletana autentica, io mi sento di rimpiangerlo e basta. E quel che mi sento di rimpiangere è soprattutto certo suo disincanto sapiente, lo stesso che gli faceva esprimere verità tanto semplici quanto assolute con una naturalezza impareggiabile ed un effetto comico a volte tinto di surreale. Tra le tante frasi, mi piace citarne una soprattutto, quella detta a proposito di Mussolini, magnificato da una donna per la sua opera di Organizzatore e Riordinatore anche in tema di traffico ferroviario nel film "Le vie del Signore sono finite"; alla narrazione enfatica della donna, Troisi/Camillo risponde: "per far arrivare i treni in orario, se vogliamo, mica c'era bisogno di nominarlo capo del governo, bastava farlo capostazione"...

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