lunedì 21 agosto 2017

riprendersi il senso dell'esistere


Ho messo alle spalle un Ferragosto faticoso e pesante, segnato da problemi di salute di familiari stretti, che, per quanto anziani, con le loro vicissitudini ti impongono un doveroso risveglio di fronte alla drammatica ma realistica caducità della vita.
Per via di queste vicende, mi sono saltate le vacanze già programmate, ma questo non è certo il problema principale, ne scrivo solo perché è un aspetto che ha determinato in me un ulteriore straniamento rispetto alla realtà del quotidiano e, per assurdo, mi ha ricondotto anche alla massima aderenza alla stessa realtà.
E' proprio vero: la fragilità e l'incertezza che governano le nostre esistenze sono due delle poche cose che ci possono aiutare a tenere ferma la barra della realtà e e della "necessità", dove per necessità intendo ciò che veramente conta, al di là delle chiacchiere e delle paturnie lunatiche e isteriche in cui, mio malgrado, anch'io, ogni tanto, vado prestando più attenzione del dovuto (dove, per attenzione dovuta intendo ZERO).
Eppure sono queste le lezioni della vita, le docce di realtà che rinfrescano il senso dell'esistere anche in in agosto bollente come questo.
Alle vicende personali si sono aggiunte, non meno drammaticamente, fatti come l'episodio di violenza che ha visto l'uccisione di un ragazzo italiano in Spagna, o i fatti di Barcellona. 
Insomma, non vorrei apparire banale, ma alla fine di tutto viene da dire: ma di cosa stiamo parlando? di quali oscene sciocchezze andiamo blaterando quando ci mettiamo al centro del mondo urlando come cani alla luna o ci sentiamo di paragonare le nostre idiozie ai destini ben più drammatici di altri da noi? 
Ognuno di noi è solo di fronte al suo destino, ma è, insieme, accomunato al destino di tutti.
Dunque, per cortesia, riprendiamo tutti le giuste misure della realtà, non bestemmiamo più, paragonando vicende insensate alle disgrazie che colpiscono persone ben più sfortunate; cerchiamo, anche nella sfortuna (quella vera), di girare lo sguardo verso chi è più colpito di noi, sia perché è giusto, sia perché ci può aiutare ad andare avanti quando le difficoltà si fanno più dure: guardarsi intorno, sempre, ci può aiutare ad avere più coraggio, a dimenticarci di noi quel tanto che basta per dirigere e versare tutte le energie nella nostra personale battaglia (purché di battaglia vera e degna si tratti).
Scusatemi, se mi sono permessa quest'ultima affermazione, ma sono riflessioni indotte da esperienze drammatiche provate sulla mia pelle, detto nel senso più personale possibile. 
Mi è capitato proprio nel momento più buio, quando mi sono trovata a prendere in considerazione tutte le possibilità, anche quelle impronunciabili: in quel momento mi sono guardata intorno, così, spontaneamente, e, paradossalmente, ho visto solo chi era ancora più sfortunato di me.
Accorgermene, in quel momento non è stato un mio merito, perché l'ho fatto del tutto istintivamente.
Solo dopo, a mente fredda e a paure attenuate, ho capito che quel distrarmi momentaneo dalla mia condizione era stata la mia forza: avevo capito che la mia battaglia andava combattuta anche nel loro nome.

10 commenti:

  1. Apprezzo molto le tue parole.

    io a Ferragosto ho lavorato e in generale non ho fatto vacanze anche perché col mio contratto non ho vacanze e malattie pagate.

    A me è rimasto un padre da seguire, dopo la morte 3 anni fa di mia madre. Un padre con un carattere molto difficile, col quale non ho molto feeling...eufemisticamente parlando...ogni volta che lo vedo mi prosciuga di energie.

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  2. Anch'io apprezzo il tuo commento, così realistico e assolutamente non "sentimentalistico" (termine inesistente quest'ultimo, ma mi andava di inserirlo per descrivere lo spirito che ho percepito nelle tue parole).
    Grazie, @Andrea, per la condivisione del senso e del sentimento di realtà: di questi tempi ce n'è proprio bisogno, ti basti sapere che ho letto di recente paragoni osceni persino con la morte del ragazzo in Spagna...non è vero che bisogna capire tutto e ognuno, perché ci sono cose da buttare in discarica e basta.
    Un saluto.

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  3. A me era accaduto a Natale; un natale passato in una di quelle 'case di cura', quelle in cui entri e basta. si aprono nuovi pensieri, anche sulle priorità e sui problemi, tutto può diventare importantissimo oppure insignificante, c'è un ribaltamento totale di valori. primo o poi ci passiamo tutti mi son detto, è una consapevolezza dolorosa. ma serve.

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  4. Lo chiamano bagno di realtà: alcuni ne rinascono migliori, altri ci affogano, altri ancora ne escono asciutti e di questi ultimi non finirò mai di stupirmi e di scandalizzarmi, anche.
    Ciao, Pier,
    S.

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  5. Ci sono momenti che ti cambiano la vita, altri che invece consentono a chi è capace di fare riflessioni non coatte di comprenderne i significati più nscosti e meno appariscenti. La morte di un genitore nel primo caso. Ti accorgi quanto abbia influenzato il "dopo" solamente passati anni dall'avento. Un'improvvisa degenza ospedaliera che ridimensioni i tuoi atteggiamenti sul quotidiano radioso e sul più che radioso avvenire.
    A me sono capitati tutti e due. Dopo la morte di mio padre ho continuato a vivere finché la morte di mia madre non ha scongelato tutta la disperazione del sentirmi abbandonato, che non avevo immediatamente avvertito quando papà se ne era andato via, alla romana, quatto quatto nell'arco di mezz'ora. Lei invece, la sovrana, aveva tenuto tutta la famiglia col fiato sospeso in un'altalena di ce l fa no, non ce la fa, durata un mese durante il quale non aveva più ripreso conoscenza.
    Ora una banale operazione mi ha segato le palle dell'arroganza del maschio dominante, che vede, provvede, ripara e riparte, confinando la mia esistenza nello stretto ambientino costituito da una camera da letto, un corridoio e un bagno....soprattutto il bagno, tempio sacro, punto di partenza e d'arrivo del mio mondo attuale, che solo da qualche giorno sta riassumendo aspetti umani.
    Qui tronco. Ci siamo capiti.
    Fa piacere parlare con una persona che ti sta ad ascoltare senza interromperti, anche quando parli di volgarissima pipì.
    Tschüss.

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  6. Non aggiungo nulla, ci siamo capiti, solo un altro abbraccio,
    Sabina

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  7. Attraverso uno di quei momenti in cui le scelte dolorose si impongono...in cui quello che c'era prima e ti faceva star bene, pare diventare il nemico più temibile.
    Tendo, me ne rendo conto, a far ruotare tutto intorno a queste moleste riflessioni, che meritano molto, molto meno tempo.
    Tocca rassegnarsi e guardare oltre l'ostacolo. Dedicandosi a chi ha titoli per godersele, le nostre attenzioni.

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    1. Sai, Gioia, quel che mi ha più colpito nei commenti a questo post è stato vedere come tutti abbiano risposto in modo molto più diretto del solito, direi chiamandosi direttamente in causa attraverso le esperienze personali:
      questo mi ha dato la sensazione d'aver toccato con le parole chi ha letto molto più di altre volte.
      Lo trovo bellissimo, toccante, appagante anche.
      Guardare oltre l'ostacolo, scrivi...esattamente, occorre guardare sempre oltre, oltre noi stessi: a me è capitato spontaneamente, così come ho scritto, eppure, per una grave malattia, stavo toccando il confine tra la vita e la possibile morte.
      Guardare oltre sé stessi aiuta a guarire.
      Ciao, bellezza, e forza, eh!

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  8. Ci sono eventi, legati per lo più alla morte di qualche persona cara o carissima, che hanno il potere di azzerare tutto. Istanti in cui le proporzioni della propria esistenza cambiano e la visuale si rovescia. Interpreto tali "epifanie" come momenti di crescita, rivoluzione, rivisitazione di sé.

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    1. Verissimo: certi eventi ci distraggono dalle quotidiane idiozie, nostre e di altri e, a volte, capita che ci facciano diventare definitivamente impazienti e intolleranti verso i cosiddetti "cazzari esistenziali"...passami questa definizione.
      Un abbraccio.

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