giovedì 21 settembre 2017

los quebrantos (crepe, squarci)



Ho scoperto che la canzone "Todo cambia", appassionata come poche, è stata scritta da un musicista cileno, Julio Numhauser, nel 1982, in piena dittatura cilena, (Pinochet era andato al potere l'11 settembre 1973).
La tonalità è tremendamente nostalgica e appassionata e si ispira al dolore dell'esilio, cui furono obbligati molti cileni dissidenti, costretti a fuggire dal loro Paese per non rischiare la vita.
Mercedes Sosa, che la interpreta nel video qui sotto, è stata una cantante argentina e l'Argentina ha conosciuto, negli stessi anni del Cile,  una dittatura militare altrettanto feroce: per questo la canzone fu fortemente sentita e fatta propria anche da Mercedes Sosa (anche lei costretta all'esilio per via dalla dittatura di Videla).
Il senso di "appartenenza strappata" e di sentimento civile di questa canzone è evidente, in particolare, nelle ultime due strofe.
Il dolore dell'esilio è qualcosa di cui quasi tutti noi non abbiamo né esperienza, né ricordo.
Per fortuna.
Dell'esilio abbiamo sì e no letto sui libri, esilio come separazione dalla propria terra, condizione ancor più dolorosa se determinata dalla necessità di salvarsi la vita.
La lontananza dell'esule è un sentimento struggente, un sentimento che, per fortuna, lo ripeto, non appartiene alla nostra esperienza, un trauma che condanna chi lo vive ad una condizione di straniamento, di asimmetria, (come l'ha definita qualcuno con un'intuizione davvero speciale)  rispetto alle proprie radici, che rimangono quelle, ma vivono solo nel sentimento, solo nelle stanze del cuore più profondo. 
Credo che il pensiero dell'esule sia qualcosa che non si può immaginare, di certo non possiamo immaginarlo noi che sull'esilio conosciamo al massimo le testimonianze. 
La nostalgia e il dolore dell'esule, così penso, finisce per creare nella lontananza una specie di "terra del ricordo", una casa del cuore, una sorta di continente sommerso, un Atlantide emotiva che, forse, in tedesco, si chiamerebbero Heimat.


Cambia lo superficial/ cambia también lo profundo/ cambia el modo de pensar/
cambia todo en este mundo
Cambia el clima con los años/ cambia el pastor su rebaño/ y así como todo cambia/
que yo cambie no es extraño
Cambia el mas fino brillante/ de mano en mano su brillo/ cambia el nido el pajarillo/
cambia el sentir un amante
Cambia el rumbo el caminante/ aunque esto le cause daño/ y así como todo cambia/
que yo cambie no es extraño

Cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia

Cambia el sol en su carrera/ cuando la noche subsiste/ cambia la planta y se viste/
de verde en la primavera
Cambia el pelaje la fiera/ cambia el cabello el anciano/ y así como todo cambia/
 que yo cambie no es extraño

Cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia

Pero no cambia mi amor/ por mas lejos que me encuentre/ ni el recuerdo ni el dolor/
de mi pueblo y de mi gente
Lo que cambió ayer/ tendrá que cambiar mañana/ así como cambio yo/ en esta tierra lejana

Cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia



9 commenti:

  1. Bellissimo brano. Molti artisti sono legati alla dittatura cilena, Victor Jara che fu torturato ed ucciso, gli Inti - Illimani che essendo all'estero in quel momento subirono un esilio forzato. A tal proposito mi permetto di segnalarti un loro brano sull'esilio "El Equipaje del destierro" il bagaglio dell'esilio Un testo quello di Patricio Manns che in certi passi gioca con i maschili e femminili di parole che cambiano significato in spagnolo appunto a seconda che siano al maschile o al femminile. https://www.youtube.com/watch?v=TZoIVCbkRQw

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    1. So di Jara, torturato e assassinato insieme a tanti altri (migliaia) nello stadio di Santiago del Cile, subito dopo il colpo di Stato.
      Ho letto in questi giorni una notizia che ha dell'incredibile e di cui ti riporto uno stralcio:


      "A quarant’anni dalla sua tragica morte, si è aperto a Orlando, in Florida, il processo per l’omicidio di Victor Jara, il cantante cileno ucciso nei primi giorni della dittatura militare di Augusto Pinochet nel settembre del 1973.
      Un ex ufficiale dell’esercito cileno, Pedro Pablo Barrientos Núñez, sarà processato da un tribunale statunitense per l’omicidio, dopo una battaglia legale e politica della vedova di Jara, Joan Turner, che ora ha 88 anni e sarà una dei testimoni del processo.
      Barrientos è fuggito negli Stati Uniti nel 1989, subito dopo la fine del governo di Pinochet e le prime elezioni libere in Cile, dopo quasi due decenni di dittatura. Barrientos è diventato cittadino americano e ha vissuto a Deltona, in Florida.
      In Cile, Barrientos e altri sette ufficiali furono incriminati per l’omicidio di Jara nel 2012, ma il processo procede lentamente, e il governo degli Stati Uniti non ha mai risposto a una richiesta formale di estradizione di Barrientos.
      Il processo, che si svolgerà in Florida, è il primo contro un ufficiale cileno all’estero. L’accusa è di omicidio extragiudiziale e tortura, ed è stato possibile per la famiglia di Victor Jara ricorrere al tribunale per una legge che negli Stati Uniti protegge le vittime di tortura, la Torture victim protection act"

      Grazie, Daniele, e per il commento, e per il link.

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    2. Grazie a te per la notizia per la passione forte che mi hai comunicato con questo post e la tua risposta.

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  2. Nel libro che ho appena finito di leggere “Quel che resta” (di cui ho parlato nel mio blog e tu hai anche commentato), l’autore affronta un argomento molto interessante che è la nostalgia dell’emigrante, che è un po’ come la nostalgia dell’esule per la sua terra d’origine. E’ un’esperienza, quella che vive l’emigrante e quindi l’esule (da cui poi nasce il sentimento della nostalgia), che è incarnata da una figura emblematica: Ulisse, il prototipo di ogni uomo che è costretto a lasciare la sua terra, il suo paese. La partenza non presuppone un ritorno. Scrive l’autore del libro che spesso l’emigrante o l’esule danno origine, nel luogo estraneo che li vede ospiti, ad una sorta di “paese doppio”, sosia del paese nativo. E ogni ritorno – se c’è un ritorno – si trasforma quasi sempre in delusione perché tutto è cambiato e niente è più come prima.

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    1. Giustissima la tua osservazione di coda, @Remigio, sulla delusione del ritorno.
      Proprio a questo faceva riferimento un pezzo che ho letto sulla canzone e che citava l' "asimmetria" tra il ricordo e la realtà.

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  3. "Heimatsensucht", la chiamerei io, meine Liebe. Certamente non posso paragonare la mia permanenza in Germania -liberamente scelta ma anche asimmetrica- con un esilio da una patria schiava di una dittatura che ti cerca per tapparti la bocca.
    Io però sono in pensione da diciannove anni ed avrei potuto tornare se non a Civitavecchia -dove sono nato ma dove adesso c'è soltanto la tomba di famiglia, nemmeno più la casa demolita per far posto alla costruzione di una mostruosa colombaia verdognola brutta da fare schifo- almeno in Friuli dove è nata Anna Maria e vive mia figlia. La mia è stata una scelta non di opportunità, ché fino a qualche anno fa avevamo anche una casa di proprietà, ma proprio una scelta di vita. Nessuno mi cerca per ammazzarmi o mettermi in catene, ma il tempo mi ha fatto capire quanto io sia lontano come mentalità dal mio popolo, che sonnecchia e gode nello stare con le mani in mano aspettando sempre che qualcuno faccia qualcosa. Non abbiamo spirito di iniziativa noi italici, si è oramai assopito lo spirito di avventura che avevamo ancora noi, quelli rimasti poltriscono nel pattume, nella pochezza di tutto, nella mancanza di fantasia. Cosa potrei fare io dopo 46 anni di disciplinato vivere comune in una terra dove ci si alza alla mattina senza avere la minima idea di quello che si possa, che si debba fare per stare meglio, anzi si vivacchia nel disordine aspettando...aspettando cosa?
    In questo senso anche io ho "Heimatsensucht" e come! Lo dimostra lo stare quotidianamente con la TV sui programmi in lingua italiana, lo so ben io quello che provo quando ci rimetto piede. Due ore dopo già vorrei scappar via, mi basta entrare in un giardino pubblico ed inciampare in un giornale sporco non si capisce di cosa, disperso in un mare di sudiciume, e questo nel bel mezzo di giardini pubblici di una bellissima città del Nord come potrebbe essere Udine o Trieste o Padova.
    Non c'è governo che tenga (che poi il governo è lo specchio del luridume nazionale) è l'italiano medio che deve essere cambiato.
    "Abbiamo fatto l'Italia, disse Garibaldi dopo Teano. "Adesso dobbiamo fare gli italiani", rispose Cavour.
    Non c'è ancora riuscito nessuno, né con le buone e nemmeno con le cattive.
    Io non lo vedrò questo Italiano rifatto a nuovo, nemmeno i miei figli; dubito che lo vedano i miei nipoti.
    Noi che continuiamo a vivere all'estero siamo ostaggi di noi stessi, con nel cuore la nostalgia -il Sensucht- con negli occhi io il mio mare infinito, Anna Maria le sue montagne dove trascorreva ogni estate, ma dentro il cuore una enorme tristezza, perché sappiamo che non verremo mai. Non ce lo permettono.
    Proprio adesso Anna Maria mi mostra una tabella coi tempi di attesa per una visita specialistica: EKG otto mesi; neurologo dieci mesi; TAV dodici mesi e io ho impiegato 14 ore solamente dopo un appuntamento telefonico!
    Ma dove possiamo mai andare? Come possiamo ritornare?

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    1. Ero già sconsolata prima, ma ora ancor di più, dopo averti letto, amico mio, sapendo quanta verità c'è nelle tue parole.
      E dire che io vivo qui, Vincenzo, e mi sento straniera, ogni giorno di più.
      Sapessi quante volte ho pensato che vorrei vivere lontano per sapere cos'è la nostalgia, per provare anch'io la Heimatsensucht, pur sapendo che è un'illusione, che il mio/nostro Paese non saprà mai accenderti dentro un vero e profondo senso di appartenenza.

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  4. non si può immaginare, dici, l'esilio, eppure il tuo paragrafo conclusivo è ancora più struggente della canzone.
    massimolegnani

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    1. Non posso non ringraziarti, @Carlo, per aver detto, implicitamente, che sono riuscita a trasmettere/ti l'idea del sentimento dell'esilio, pur senza conoscerlo.

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