giovedì 14 settembre 2017

trovarsi alla pari

diamoci il cinque!
Ci sono quelli con cui all'inizio non ti prendi proprio, vuoi perché incroci un altro carattere altrettanto fumantino, vuoi perché attribuisci una tonalità incerta, a volte travisata, alle parole che leggi: manca la voce, la faccia e il suono dell'intenzione, mancanze proprie della parola scritta, e gli errori si fanno, eccome se si fanno.
Io, poi, d'essere fumantina non lo nascondo, soprattutto su quelli che considero i miei capisaldi (pochi in verità, diciamo quelli strettamente necessari). Ci sono passaggi sui quali non so e non voglio contrattare, le scorrettezze ad esempio, come quella di ribadire una convinzione e fare il suo esatto contrario, mentendo all'infinito,  o quella di cercare di crearsi intorno sempre il clan o la setta per proporsi con la più teatrale veemenza possibile, (meglio sarebbe dire bastarda arroganza).
Però, anche quando ai primi contatti scritti mi pare di avvertire qualcosa che non va, mi prendo sempre il mio momento di ripensamento, purché io lo senta e lo incontri anche nel mio interlocutore. 
Ed è capitato che, persino da certe schermaglie più o meno attrezzate in cui mi sono imbattuta in questi anni, siano partite spesso delle sorprese, che non si sono rivelate quasi mai accordi  idilliaci, ma scambi reali, davvero paritari, dove ognuno può dire all'infinito che non è d'accordo con l'altro e che non lo sarà mai, senza che questo vieti di scoprirsi d'accordissimo in altre occasioni.
Mi è accaduto anche con Vincenzo Iacoponi, distante da me su molti fronti, ma capace di ascoltare, dissentire veementemente e anche ammettere, quando ne è convinto, d'aver toppato.
Mi piacciono le persone così, dall'intelligenza coraggiosa, senza ombre di narcisismo malato, molto molto di più di chi si mette in vetrina e, con lo sguardo ed il pensiero torvo, recita il monologo del "guardami, sono impareggiabile, il resto è spazzatura". 
Ciao, Vincenzo, sto/stiamo aspettando i tuoi post.
Mit wahrer Freunschaft,
Sabina

2 commenti:

  1. Ti giuro di credermi. Sono passato per caso, facendo una schermata sul tuo blog mentre stavo cercando qualcos'altro, che adesso ho dimenticato. Ho visto il micio che dava il cinque ed ho deciso all'istante di leggere, non so perché avendo altro da fare. Fin dalle prime righe ho sentito dei graffi sulla schiena come se la cosa mi riguardasse da vicino -strano no, le prime righe sono assolutamente generiche- fino ad arrivare al punto dove tu fai il mio nome.
    Capperi, mi riguarda sì, sta parlando proprio di me.
    Una sorpresa. Non è facile sorprendermi. Uno a zero per te.
    Sì, mi pare di ricordare che spesse volte non ci siamo trovati d'accordo anche su questioni esiziali, non cosucce o bagatelle. In tali casi io non ci penso su due volte: mi dichiaro, non faccio il cavaliere, dico la mia crudemente senza offendere -spero- e sostengo la mia opinione a spada tratta. Sono fedele a me stesso. Se sbaglio non lo faccio apposta ma perché forse ho travisato o meglio non ho capito un cacchio -mi sembra che sia capitato proprio con te- e allora chiedo scusa, senza cadere dal piedistallo, perché non sto mai sopra un piedistallo. Dipende però molto dall'interlocutore-trice. Se la pensa esattamente allo stesso modo si arriva quasi ad azzuffarsi, ma con lealtà. Se invece finge la cosa finisce immediatamente perché io non amo i falsi anche se d'autore.
    Tu sei così.
    Alla base occorre il rispetto reciproco. Il resto dipende dall'intelligenza individuale. E dall'educazione.
    Qui in rete ho trovato di tutto. Gente che dopo un attimo si qualifica come amico-a e invece chi lo sa che scopo abbia, questo veramente mi sfugge. Dico: essere amico mio non fa avanzare in classifica nemmeno di un gradino. Boh!
    Oppure gente che magari ti è amica veramente ma poi si perde dietro cosuzze cui io non do nessun valore, la mancanza di inchini e di riverenze ad esempio, che non sono proprio del mio carattere.
    A questo punto manca veramente qualcosa: il confronto visivo e uditivo.
    Occorre dire che io, come te, come tutti penso, diamo notevole importanza al linguaggio del corpo. oppure alle inflessioni della voce. Cose che mancano in rete, ed è un manco grave. Si sopperisce con l'esperienza di vita, con l'istinto che ti fa sentire di lontano, quasi a pelle, la sincerità di una persona, che poi è la cosa più importante di tutte.
    E visto che ci siamo ti dico che -pur comprendendo benissimo le ragioni per cui non posso rileggere subito un mio commento- tuttavia mi dà una rosura alla sommità della capoccia che non ti dico. Ma, ripeto, comprendo e condivido.
    Aggiungo che se tu non fossi come sei non mi sarei sbracato così, e me ne frego se siamo coram populo. Io sto parlando a te e con te.
    Per i post abbi fede: arrivo.
    Mit grosser Freundschaft, glaube mir.

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    Risposte
    1. E io ti ho pubblicato subito, veloce come un fulmine, visto?
      Ci credo che sei passato qui per caso e sai perché?
      Perché le mie giornate sono scandite spessissimo da questi incroci d'idea, da questi passaggi telepatici con le persone con cui mi trovo bene. Dico davvero, a volte mi prendono in giro per questo, pensa, mi dicono "strega"!
      Molti anni fa, in preda ad una follia adolescenziale, decisi che volevo incontrare a tutti i costi una persona che mi piaceva e che non vedevo da tempo, della quale avevo perso le tracce.
      Abitavamo non distanti, ma, tu lo saprai, incontrarsi a Roma è sempre un miracolo e noi non ci eravamo incontrati più per anni.
      In capo ad una settimana appena, sentii un clacson suonare, mi girai ed era lui...sai, poco importa che sia stata poi una storia da buttare: a me era piaciuta (e piace ancora) l'idea d'aver creato quell'incontro con la forza del mio pensiero/sentimento.
      Lo so che è una schiocchezza, forse una bambinata, ma a piace crederci, perché mi affascina la magia delle cose reali.
      Un abbraccio forte,
      Sabina

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