lunedì 2 ottobre 2017

in un settembre di qualche anno fa


In un settembre di qualche anno fa, alla stazione Termini, stavo aspettando un amico.
Non l'avevo ancora mai visto di persona, ma, lo stesso, il modo più giusto per raccontarlo è proprio scrivere: stavo aspettando un amico. 
Allora L. viaggiava un po' per tutta l'Italia, invitato a tenere lezioni nelle scuole; quella volta era nella commissione di un concorso di musica per ragazzi, che si doveva tenere il giorno dopo in provincia di Roma. 
Ci eravamo scambiati una foto per riconoscerci in mezzo alla folla di Termini e sapevamo bene che non ci saremmo potuti chiamare da una parte all'altra nel frastuono degli annunci a raffica.  
Di lui, a parte la foto e le qualità di umanità e di scrittura, conoscevo solo il treno di provenienza; lo dovevo cercare e raggiungere, impresa non semplice nell'ingorgo di passi pericolosamente incrocianti dei viaggiatori.
Per quel nostro primo incontro avevamo sì e no dieci minuti, il tempo di un caffè, ma bastarono al piacere di guardarsi negli occhi dopo tanti discorsi sempre e solo per iscritto: non mi aspettavo sorprese, solo umana e profonda bellezza. 
Ci incrociammo con lo sguardo a metà binario e quello non fu più il primo incontro, perché l'essere amici da tempo, e non tanto per dire, si fuse con la prima occhiata.
L. mi venne incontro sorridendo sornione, con quell'ironia buona che è come una carezza costante sul mondo, mentre io, osservandolo, lo ritrovavo preciso e perfetto per come si era raccontato fin lì.
A fine caffè, L. tirò fuori un libro con​ la copertina coloratissima e il nome del suo figlioccio letterario, Michele,  stampato sopra. Era il suo regalo per me e prima di donarmelo vi scrisse sopra una dedica a suo nome. 
foto di Pascal Renoux

Poi, però, non lo richiuse subito per consegnarmelo: mi guardò con l'aria di un bambino che sta per farne una delle sue e, dopo qualche secondo di penna per aria, riprese a scrivere un po' più in basso.
Stavolta, a scrivere era Michele, che, senza mezzi termini, bollava come banalotta la dedica più sopra e si firmava con il suo nome, Michele appunto: sfottente, come solo un tredicenne sa essere.
Quando L. mi consegnò il libro, io guardai stupefatta la differente scrittura della due dediche, perché la seconda penna, quella di Michele, aveva davvero tredici anni: i caratteri erano vergati con grafia da adolescente, tutta incertezze e curve, sintomo di un moto fisico ed intellettuale irrefrenabile e perpetuo.
Di botto, capii: davanti a me stava sì lo scrittore, ma stava anche Michele, perché era lui, l'adolescente, a raccontare le sue avventure in prima persona, facendole transitare dalle mani del suo padre letterario. Le storie di Michele erano scritte dalla parte di Michele: la lettura  fu per me la conferma di questa semplice eppure miracolosa verità. 
Capii perché fosse così facile, leggendo le avventure di Michele, con tutte le avversità quotidiane, tipiche di un adolescente che si confronta con il mondo degli adulti, ritrovarsi sempre dalla sua parte.
Capii che di fronte a me stavano un uomo adulto assieme al suo figlioccio tredicenne, nato dalla sua bella penna e da quella specialissima disposizione d'animo del suo creatore. 
Lo dissi al mio amico, gli espressi il mio stupore per le due grafie, così diverse e così credibili, e lui, per tutta risposta, mi sorrise, come il più soddisfatto dei maghetti.
Chissà come sarà cambiato, crescendo, il nostro Michele: oggi viaggia intorno ai vent'anni e ha dovuto imparare già da un po' , insieme a tutti noi, a fare a meno del suo padre letterario.
(dedicato a LUCIANO COMIDA)

6 commenti:

  1. Eh bè...dici niente, amica di L....

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    1. Sì, ho avuto la fortuna di incontrarlo, di incontrare un'umanità rara.

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  2. anche senza la piccola parentesi era chiaro (e commovente) che stessi raccontando di lui.
    massimolegnani

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    1. Mi sono commossa anch'io nel ricordare e riscrivere l'incontro con Luciano

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  3. In questi lampi del passato che "ti ritorna in mente" sei veramente geniale. Non hai bisogno di esagerare perché l'immagine che si muove davanti a tuoi occhi è la stessa che si agita davanti ai miei in questo momento, come penso davanti agli occhi di tutti quelli ch ti leggono. Mai esagerare, sempre così lievemente leggera. Ed autentica.
    Un vero pezzo di bravura.

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    1. Ho il ricordo di Luciano impresso nel cuore e quell'incontro sta nella mia mente come una pellicola nitidissima.
      Ciao, carissimo

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