giovedì 23 novembre 2017

cattivi ricordi


Ricordo ancora il sentimento di fastidio che provavo quando, ancora adolescente, mi trovavo ad osservare certi comportamenti assurdi tra compagni di classe: capitava, per esempio, che alcuni si riunissero in gruppi, tra loro rivali, ingaggiando una sorta di piccola e quotidiana guerra sotterranea. 
Non c’erano all’origine di queste competizioni motivi politici o altre questioni “fondanti”, solo piccole beghe personali, di cui era sempre difficile rintracciare l’origine.
Purtroppo, e lo dico con grande rammarico, ciò succedeva prevalentemente  tra le ragazze, tant'è che io ho passato tutte le classi superiori in banco con i maschi, giusto per non stare in mezzo a quella specie di mafia, per non esserne neanche sfiorata o, peggio, subirne le richieste di adesione.
In particolare, ricordo gli ultimi due anni del liceo, quando s’erano create tra le ragazze due fazioni così ostili da aver occupato i lati opposti dell’aula, manco fossimo in parlamento.
Fu allora che iniziai a capire che mafia non è una parola, ma un modo di essere, di pensare per pre-giudizi.
Non c'è bisogno di stringere patti scellerati con questa o quest'altra cosca o di vivere nei luoghi abitualmente considerati ad alta densità mafiosa per essere mafiosi dentro; si può essere profondamente mafiosi dentro pur vivendo una cosiddetta "vita onesta" dall'inizio alla fine dei propri giorni: molti mafiosi nell'animo, infatti, potrebbero sicuramente affermare di condurre una vita onesta nella quale il punto massimo del crimine è rappresentato da qualche violazione lieve al codice della strada.
Eppure, lo stesso, sono sempre tanti a covare dentro un cuore nero, sempre pronto ad azzannare il nemico, (che poi è solo chi non è d'accordo con loro o, anche, semplicemente chi non li considera come vorrebbero).
La mentalità mafiosa non conosce la formula del "vivi e lascia vivere", perché fuori dalla cerchia dei compagni di mafia non riconosce altre possibilità di vita.
Di fatto, ci si può qualificare mafiosi pur vivendo nel piccolissimo universo di un'esistenza asfittica, magari usando, ad esempio, frasi come "quelli del tuo giro", " i tuoi amichetti" e via discorrendo; sono modi di dire, certo, ma modi che, una volta superata la soglia dei dodici anni d'età, sarebbe bene evitare, visto che tradiscono una mentalità da clan.
Ai mafiosi nell’animo, in verità,  manca sempre un pezzo di vita: a volte è la capacità di esprimere autenticamente sé stessi senza nascondersi dietro un personaggio costruito sulla disabilità relazionale; altre volte è la capacità di rapportarsi con il resto del mondo considerando chi è in disaccordo come una persona e non come l'emissario di una cosca rivale.
Quasi sempre il sentimento mafioso deriva da un tipo di educazione che identifica e riconosce il singolo individuo solo in quanto membro del gruppo "giusto", (che sia la famiglia o la parrocchia o che so io), e che instilla nel poveretto l’idea di dover tenere perennemente alta la guardia e la polemica con i “diversi da noi”.

15 commenti:

  1. Concordo sul principio di fondo, sono sorpreso del caso che hai portato come esempio ad inizio post: sorpreso perché io anche alle superiori, queste situazioni non le ho mai viste. Capitava che alcuni soggetti fossero da molti emarginati (l'imbecillità è una malattia collettiva fortemente aggregante) ma fazioni e poi di ragazze come fossero I Montecchi ed i Capuleti o la Contrada dell'Oca e quella della Torre al Palio di Siena, onestamente mai. E devo dire che è la cosa che mi ha colpito di più, perché la scopro per la prima volta. Poi, concordo con te sul fatto che l'essere mafiosi ed avere quel comportamento è un qualcosa che si può trovare anche nelle realtà più impensabili e che forse è anche per questa ragione, oltre ad altre legate più al degrado sociale e politico del Paese, che la mafia trova larghi consensi anche nello strato della popolazione.

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    1. Pensa, Daniele, che a me, in quanto donna, fa male persino il ricordo.
      E ti assicuro che quelle etichettabili come stupide oche a tutto tondo erano veramente pochissime...erano gelosie e pettegolezzi da vecchio convitto, benché fuori dal convitto, in una scuola di una grande città, in un quartiere tutt'altro che degradato, anzi...eppure...perciò li ho chiamati cattivi ricordi...

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  2. Sai perché in fondo -ma proprio in fondo in fondo- sono contento di essere un maschio, anche se debbo specificare che nel mio intimo avrei voluto essere donna e provare certe sensazioni irrepetibili, come ad esempio il primo movimento del feto dentro di te? Perché noi maschi -allora come adesso- diamo molto affidamento ai nostri muscoli e lasciamo da parte al 90% quella zona cerebrale che porta voi femmine ad essere così come siete, a dividervi in fazioni, per antipatia personale oppure perché le altre non vi gratificano della loro ammirazione. Sempre -o quasi sempre- sorrisi e poi sotto sotto tutto il male possibile. Noi non la tiriamo per le lunghe: "cosa ciai da guardare?"
    "guardo quello che mi pare. Non ti sta bene?" "no, brutto stronzo! a me non mi guardi così" E parte la scazzottata. Tutti e due col sangue che cola dal naso a casa raccontando fandonie, "sono scivolato", e il giorno dopo gli amici ti costringono a far pace. "non fate li stronzi, dateva la mano".
    Io ho avuto in vita mia un amico fraterno: Adolfo. Abitava vicino casa mia ma non ci eravamo mai incontrati, Era un po' becalino, cioè leggermente miope, ma non portava occhiali. Io avevo 20 anni e lui 19. Un giorno se ne stava davanti al mio BAR e guardava strano. Chiaro, ci vedeva poco. Io lo avvicinai.
    "Scusi, cosa ha da guardare così?"
    "Guardo dove e chi mi pare"
    "Qui no, ma sarebbe disponibile stasera?"
    "A che ora, mi dica"
    "Alle otto in punto"
    "Ve bene, a Borgo Odescalchi alla villa; porti i suoi padrini"
    Alle otto arrivo con due amici miei, che erano anche amici suoi e lui aveva due amici suoi, che erano anche amici miei.
    Ci spogliamo, togliendoci il maglione e la camicia, e rimanendo coi pantaloni.
    I nostri padrini discutone e poi arrivano.
    "Regole del ring, Avversario a terra non si tocca"
    Si incomincia e lui aveva le bretelle e a me veniva da ridere e gli faccio una risata sul muso.
    "Cosa ha da ridere?"
    "Le bretelle"
    Tace e mi ammolla una sberla che metà bastava. Mi riprendo e carico un destro che pensavo ammazzasse un bue, ma lui non cade.
    Continuiamo così per cinque minuti e almeno due sberle a testa ed io già ho il fiatone e sento anche il suo.
    A un certo punto, mette una mano avanti e mi dà l'alt.
    "Scusi una domanda"
    "Prego"
    "Mi sa dire per quale cazzo di motivo ce le stiamo dando?"
    Ci siamo rivestiti. Siamo entrati nel primo locale e ci siamo fatti una pizza per uno tutti e sei.
    Da quella sera siamo diventati inseparabili.

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    1. Purtroppo lo devo ammettere, l'ho già fatto nel post, è un modo più femminile che maschile, anche se, a mio avviso, dipende da motivi "culturali" più che "fisio-psicologici".
      Le donne sono state sempre più proiettate nel piccolo, nel chiuso di cerchie prestabilite e in poche se ne sono rese conto e in pochissime hanno avuto la prontezza di rigettare certe convenzioni.
      Io, per parte mia, ringrazio sempre il cielo per aver avuto una madre speciale, completamente aliena da certe consuetudini mentali.
      Però, per finire, non posso negare d' aver conosciuto anche uomini che si rifanno a certe logiche coglionesche, da convitto...beh, diciamo che su questi proprio non riesco a mediare...

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  3. mafioso! io collego il termine più a un modo di intrallazzare, o sistemare le cose in modo da ottenere benefici (economici o materiali) immeritati diversamente... certo è vero che esiste un modo mafioso di essere, che è tipico degli italiani...e quando vai all'estero si vede bene.

    ps. ma le cartine geografiche? non ho mai capito a cosa servissero, mai usata in nessuna lezione. Noi la usavamo come bersaglio :)

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    1. Sai, @Pier, io ho preso solo lo spunto da quel ricordo, perché, (è più che ovvio!), la mafia intesa come organizzazione criminale è ben altra cosa.
      E poi, ne sono praticamente sicura, anche le fazioni avverse che s'erano create a scuola miravano/pensavano in termini di vantaggio: vai a sapere quali...
      Le carte geografiche? Ma è tutta la geografia che è andata a farsi benedire, se non sbaglio non la si insegna neanche più!
      ...però, spiegami, a cosa miravate? Se il bersaglio scendeva sotto la soglia della nazione vuol dire che eravate tiratori scelti!

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    2. bombardavamo gli extracomunitari, Svizzera, San Marino e Stato del Vaticano :P

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    3. Tutta roba piccola, lo vedi che eravate tiratori scelti?!?
      :-PPP

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  4. La mentalità mafiosa corteggia e anela in primis ad una cosa sola: il potere. Qualsiasi cosa ti dia potere ti piace e la coltivi, farlo assieme a gruppi che condividono più no meno questa logica è secondario. Non concordo con la tua analisi laddove essa prende il là da situazioni scolastiche, c'è una differenza abissale tra gruppi di studenti che si fanno la guerra per motivi banali e chi ha premuto un tasto a Capaci o a via Damelio o chi in compagnia di altri nostri ha sciolto un bambino vivo nell'acido. E mi sorprende che tu faccia passare un messaggio simile: la mafia, le mafie sono roba seria, sono lo stato dentro lo Stato, sono le connivenze con la politica sono un fiume di denaro che i ragazzi del baretto davanti al liceo non possono nemmeno immaginare. E ora spero che l'amministratrice unica di questo blog mi faccia passare la seconda parte del commento. Se il senso di gruppo o comunità chiusa porta fisiologicamente al concetto di mafia allora il mondo dei blog è mafioso tutto. Perché io non ho mai visto recinti chiusi, elitari e rigidi come quelli incontrati in rete, e lo dico facendo mie non solo le esperienze di dieci anni di rete ma anche le tue parole laddove scrivi "il sentimento mafioso deriva da un tipo di educazione che identifica e riconosce il singolo individuo solo in quanto membro del gruppo "giusto", (che sia la famiglia o la parrocchia o che so io), e che instilla nel poveretto l’idea di dover tenere perennemente alta la guardia e la polemica con i “diversi da noi”. Io questo ho incontrato in rete, con questo mi son dovuto confrontare, da questo sono stato sconfitto e da questo sono fuggito lontano. Il mondo dei blog é così, basta guardarsi dentro in privato e in silenzio. Ciao Sabina.
    Oblivious

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    1. Il racconto scolastico è servito da spunto: i trattati storico-politici sulla mafia li lascio alle Grandi Menti.
      Le prediche sui blog: che immensa e devastante noia.
      L'ammonizione finale?
      Rispedita precisamente al mittente.

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    2. Ognuno si tiene la sua opinione sulla noia, le prediche, le grandi menti e persino sui mittenti. In un discorso pubblico alla fine ciò che conta è la chiarezza e la civiltà del dialogo. Non credi?

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  5. E' vero.... le ragazze ma anche le donne nel mondo del lavoro, tendono a farsi la guerra tra di loro. Non ho mai capito fino in fondo questo meccanismo ma è così. Ho sempre sostenuto che se le donne smettessero di farsi la guerra, sarebbero padrone del mondo.

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    1. @Boh, vorrei darti ragione, ma lo devo scrivere sottovoce, sennò capita che qualcuna si risenta e formuli le solite diagnosi del c...aso: ce l'ho con le donne, ho uno stato sentimentale per lo meno tragico, sono gelosa e via discorrendo...tu lo sapevi che 2+2 fa scemo/a oltre che quattro?
      Ridi, eh!

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  6. diciamolo, donna non è un bel genere

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    1. Non era questo quel che intendevo esprimere, è come dire: diciamolo, i negri puzzano...

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Da amministratrice unica del mio blog mi riservo di decidere il destino dei commenti "inopportuni", offensivi e/o minacciosi. Sempre.