martedì 28 novembre 2017

ricordi di migranti


Un ricordo di migranti ce l'ho anch'io ed è fatto di discorsi davanti al camino, ma sembrava fatto di sola pasta di favole, perché come tutte le favole raccontava di paesi troppo lontani, roba forse di pura fantasia.
Un ricordo di migranti ce l'ho anch'io, bimba piccola con i nonni davanti ad un fuoco di castagne e patate sotto la cenere: è un ricordo d'America, un nome che forse non esisteva, che forse non corrispondeva a nulla, un paese grandissimo, la cui idea poteva poggiare e vivere anche soltanto su di una fantasia collettiva, su di uno stordimento generato da racconti inattendibili.
Era l'America dei migranti, il Nord di New York, ma anche il Sud di Buenos Aires: dalle mie parti era  soprattutto il Nord.
Era l'America da cui arrivavano raramente voci e ancor più raramente generazioni di nuovi americani, che viaggiavano volando e poi si guardavano intorno senza capire, ché sembrava loro impossibile vedere dal vero il paese delle storie dei padri e delle madri, un paese con i camini, le castagne e le patate sotto la cenere. Era un paese che davvero non potevano credere, un paese di abbracci tra sconosciuti, ché questi nuovi americani dell'Italia sapevano solo leggende e nomi di parenti ormai morti. 
E che italiano sgraziato nelle orecchie mi ricordo, un italiano senza patria, pezzi di dialetto cucinati con parole americane, pezzi di italiano storpiato in una pronuncia ridicola e sforzata.
Le nuove generazioni di qua e di là, dall'Atlantico al Mediterraneo, cercavano di volersi bene all'unica maniera che conoscevano: nascevano così le lunghe tavolate, più lunghe di sempre, piene di ogni ben di Dio e di vino scuro da stordire, mentre le chiacchiere impastate di dialetto, di italiano e americano si facevano vivaci e rumorose, tra gli elenchi dei morti e le notizie dei giovani che studiavano nelle università di qua e di là dell'Atlantico e del Mediterraneo.
In quelle tavolate rumorose ci si mischiava senza difficoltà, soprattutto tra giovani: era il cibo a fare la sua parte e la saldezza delle  radici a rendere naturale l'abbraccio tra sconosciuti nel nome dei loro nonni e bisnonni, il finiti già da tempo a riposare in una terra per sempre estranea.

8 commenti:

  1. Che ricordi che mi hai tirato fuori :)
    I miei nonni andaro in america subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma tornarono dopo pochi mesi (non ho mai saputo il perchè), li però restarono i fratelli sia di mia nonna che di mio nonno.
    E fin da piccolo ricordo le rare visite dei parenti d'america ed è vero sia i figli (nati in america e della stessa generazione di mio padre) sia i vecchietti parlavano un misto di americano/molisano ame incomprensibile. Per assurdo è stato molto meglio quando son venute a trovarci le utlime generazioni che parlano solo americano....ed amen ;)
    L'altro ricordo.... le patate sotto la cenere (quando so bone) e le castagne cotte sulla pentolaccia bucata di metallo direttamente sulla brace :)

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    1. Le cose buone, per esempio le patate sotto la cenere e le castagne cotte sulla pentolaccia bucata di metallo direttamente sulla brace, saranno buone per sempre!

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  2. Il primo figlio di emigrante italiano che ho conosciuto era un caporale di fanteria dell'esercito di occupazione alleato. A Valentano in provincia di Viterbo dove eravamo sfollati. Oriundo napoletano. Lui si voleva fermare a Napoli. Era sbarcato con la V armata a Salerno e voleva rimanere a Napoli. Parlava mezzo napoletano e mezzo merregano, ma ci portava nu sacc e cose buone assai. Chiese a mia madre se poteva portarmi in amerreca a San Francisco. Figurati mia madre se mi avrebbe lasciato andar via. Si chiamava
    Mike, era un bel ragazzo e mi voleva bene.
    27 anni dopo sono arrivato io da emigrante qui in Germania, che mai avrei creduto possibile una cosa simile. Ma è stato diverso. Dal 1971 sono passati 46 anni e oramai non mi va di ritornare più.
    Così in fretta cambia la vita e poi tutto.

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    1. Noi tutti, italiani, siamo stati migranti, lo siamo e lo saremo: pare una banalità, ma pochi se lo ricordano...

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  3. E chi non ha avuto un parente, un nonno, una nonna legati, in qualche maniera, all'America!! La mia nonna materna era nata in quella terra lontana, per ritornare poi bambina in Italia insieme ai genitori. Mio nonno paterno emigrò in America, durante la guerra. Conservo ancora un suo orologio, una delle poche cose che riportò in Italia al suo rientro. E poi i suoi tanti ricordi...

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    1. E che storie dure, che vite faticose là in America (sto anche citando "Caruso"...)

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  4. L'America prende ma non rende... dicono... i miei famigli emigrarono in Svizzera, facile tornare in caso di fallimento. Ma nessuno è mai tornato, facendo staffetta per altre generazioni. Anche se tutte quelle montagne non valgono un granello della sabbia del nostro mare.

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  5. L'emigrazione in Svizzera è un capitolo a sé della nostra Storia e, fra l'altro, è molto più vicina cronologicamente a noi, per lo meno rispetto all'emigrazione in America.
    E in Svizzera ci sono gli Svizzeri, e qui non vado oltre, ci siamo capiti...

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