martedì 12 dicembre 2017

apparizioni

A Natale nel mio quartiere si tiene sempre un mercato di artigiani: ci sono quelli delle collanine fatte a mano e quelli delle salsicce e del caciocavallo, pure loro fatti a mano; le bancarelle, coperte di teloni bianchi, modello gazebo, occupano una piazza grande, che fu un tempo proletaria e combattente.
A fermarsi ai banchi sono soprattutto gli anziani, sempre tanti, forse solo perché hanno tanto tempo da dedicare all'osservazione del mondo, detto così, in generale.
L’altra sera, mentre camminavo, mi sono ritrovata sulla piazza del mercato artigiano proprio durante un improvvisato concerto di una piccola banda rionale, composta di suonatori di tutte le età, una roba da film degli anni ’50. Erano tutti suonatori un  po’ sgangherati, indipendentemente dall’età, e c'era il maestro a dirigere: una figura incatalogabile, dall'età illeggibile, con i capelli ricci e folti, legati in una coda rustica e affacciati con disordine  sotto ad un cappello più da ferroviere che da direttore musicale. La banda eseguiva motivi piuttosto rumorosi,  giusto davanti all’atrio di un palazzo, ma nessuno pareva esserne disturbato, anzi. C‘era poi una venditrice ambulante, alta e grassoccia, con una tuta di pile indosso e una di quelle facce popolane tutte core e simpatia, con i capelli nerissimi raccolti in un codone lungo e mosso, che, ridendo felice e ammiccando sfottente verso gli altri bancarellari, divorava il pavimento del portico a passi lievissimi di danza, esperta, leggera e leggiadra più di un ippopotamo di Walt Disney.
E’ stato un attimo, ma mi è parso di rivedere la città che non c'è più, un pentolone di microcosmi destinati a resistere giusto il tempo di pararsi allo sguardo del passante, per poi sparire subito dopo, inghiottiti da case e casermoni, bar e appartamenti, nei quali il mondo si scompone e si rintana con animo ostile.
Io lo so che ho assistito ad un'apparizione, lo so che questa città festante non esiste, troppe brutte città ne hanno preso il posto, ma ieri sera, per un poco, mi è sembrato di stare dentro ad un film, di quelli vecchi, che celebravano i rioni e i loro personaggi, ancora poveri e ancora belli.

12 commenti:

  1. Forse a suo tempo neanche ci piacevano tanto le bancarelle e i personaggi annessi, ma adesso ci riportano a un'atmosfera e a un ambiente che non ci sono piu, si caricano di significati che ci fanno nostalgia.
    massimolegnani

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  2. Forse è così, Carlo, ma forse è proprio la sensazione di un continente umano perduto per sempre

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  3. Un'immagine quasi Felliniana e che, come afferma Carlo, ora non esiste più e ci tocca nell'animo facendoci andare indietro a ricordi sereni e momenti di gioia,

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  4. felliniana e pasoliniana anche

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  5. Non so di quale quartiere tu stia parlando, Sabina, ma io quando ero piccolo dovevo accontentarmi del presepio e della Befana. Era Fascista, mia cara, non si poteva fare l'albero di Natale, nè parlare di Babbo Natale, tutte cose straniere, merregane, proibitissime. Come pure i mercatini. I primi li ho visto dopo la guerra, quando il fascismo era morto e sepolto. Qui in Germania la tradizione è forte. Sabato scorso eravamo a Landau, nel Palatinato in una bella piazza molto antica. Landau è una città poco tedesca, molto francese -la Francia è a pochissimi chilometri- con palazzi in stile francofono, strade larghissime e piazze capaci. Oltre l'architettura anche la mentalità ed il cibo sono un fritto misto con tendenza francofona. Ero solo con tre donne: Anna Maria, mia figlia Stefania e mia nipote Cristina. Passata una bella mezza giornata mangiucchiando qua e là e bevendo Glühwhein, vino cotto caldissimo. Col freddo che faceva una manna dal cielo. Poi di gran carriera a casa a vedere su SKY Juventus vs Inter. Per me interista accanito una serata finita in gloria.

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    1. capisco...
      Vedi, a differenza della Germania e di altri paesi, che pure hanno da sempre la tradizione del "Natale addobbato e celebrato" in forma più evidente, noi la tradizione dei mercatini ce la siamo fatta prestare, per lo meno nella versione più recente.
      E proprio perché presa in prestito è una celebrazione un po' falsata, anche se stavolta, nella versione popolaresca e un po' teatrale che mi è capitato di osservare, ho avuto l'impressione di ritrovare un po' di quell'ingenuità e spontaneità perduta.
      Un abbraccio

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  6. Oddio la banda...io ho un debole per le bande...mi portano via.

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    1. Come gli equilibristi.
      Eh niente, siam donne sognanti.

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    2. e guai a chi ci dice male!
      ;-)

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  7. la bellezza di noi italiani è che sappiamo sempre ritornare ad essere imprevedibilmente antichi, popolani e rustici, bizzarri e incantatori....
    buone feste Sabina!!!! Jonuzza

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