mercoledì 27 dicembre 2017

ritrovarsi


Ricordo che eri una pertica di ragazzo e saresti dovuto essere già all’università anziché ancora al liceo. Sembravi sempre appena tirato giù dal letto: i tuoi capelli lunghi e biondi calati a tendina scomposta sugli occhi e un po’ di abiti messi uno sull’altro a farti un po’ sembrare meno magro nella tua assoluta magrezza.
Avevi una voce che suonava sempre roca, colpa delle sigarette ovviamente e, forse, di un atteggiamento che ti piaceva darti, quello del pensatore affaticato. Sapevi essere leader tra di noi, ti piaceva  e ti veniva davvero bene. Salutavi tutti con un abbraccio,  eri un'onda d'amore universale; ricordo che a me, appena quindicenne, sembravi affascinante, saggio, adulto ed inespugnabile.
Finché un pomeriggio, con la complicità di qualche momento di libero cazzeggio, ci siamo trovati fianco a fianco, e tu, incredibile ma vero, hai iniziato a manifestarmi un interesse speciale, nutrito di spunti pseudo-letterari, che prendevano le mosse da qualunque cosa: la forma delle mie mani o dei miei occhiali, o altre cose che trovavi in me dense di personalità…ohibò, che infinita emozione ad ascoltarti, ragazzo mio!
Come avrei potuto resistere io alle tue infinite affabulazioni? e come avrei potuto resistere all'invincibile istinto di peracottarmi addosso a te, da quindicenne esaltata e vaporizzata di fiammate ideali qual'ero? E poi, vuoi mettere? quel tuo saper essere leader senza darlo a vedere ti faceva mago e affascinante ancor di più.
Quando ripenso a quel periodo ne rido, e un po’ mi ci incazzo pure, ma giusto un pochettino, soprattutto ripensando a come dipendevo dal tuo libro di favole sempre aperto.
Mi riempivi la testa di storie meravigliose sulla tua originalissima famiglia, sulla tua infanzia in Africa e sui tuoi speciali ed innamoratissimi genitori: tua madre di qua e tuo padre di là dell’Adriatico.
Caspita come me le bevevo le tue saghe! e, del resto, come resistere ai i tuoi racconti di ragazzo politicante, che studiava pochissimo, ma parlando si sapeva trasformare in un incantatore di serpenti?
Poi venne il tempo delle Contraddizioni con la C maiuscola, le tue soprattutto, e io, pur adorandoti, cominciavo senza neanche accorgermene a tirare le somme delle cose dette e di quelle fatte, senza chiederti alcuna spiegazione, solo addolorata nel contare i pezzi del mio idolo infranto.
Ad un certo punto, era fine estate, tanto per colpirti e farti male e vedere se e quanto eri bravo a reggere l'assalto, mi inventai pure un corteggiatore balneare:
è per questo che non mi hai chiamato quando sei ritornata a Roma, eh?” (e questo era il tuo modo di sistemarti dalla parte della ragione e dei vincitori)
ma no, che c’entra, ti ho chiamato non so quante volte, ma non ti ho mai trovato” (e questo sì ch'era maledettamente vero)
foto di Pascal Renoux
Insomma, finì così, quasi senza neanche un ciao, quella storia strana e strampalata, cui ancora oggi non saprei dare un nome. Dopo, ripensandoci e ripensandoti, mi convinsi sempre più della potenza delle tue contraddizioni di parte maschile e un po’ ti detestai: eri diventato per me un incallito prestigiatore ripetente, coltivatore biologico di quindicenni troppo studiose.
Una cosa bella di te però m’era  dentro rimasta per sempre: una definizione originale e poetica del tuo sogno di libertà, che un giorno avevi definito ”socialismo napoletano”,  un modo ampio, accogliente e fraterno di stare al mondo, con leggerezza pensante e ironica, sul modello del principe De Curtis.
E sai quando me ne sono ricordata? Quando leggendo in giro per la rete pagine di approfondimento sulla storia oscura d’Italia, ho trovato un tuo articolo, una lettera aperta che seguiva all'intervento di un magistrato.
Sembrava impossibile, ma tu avevi scritto con la passione forte e dolente dei vent’anni, la stessa di allora, appena ritoccata dal senno degli anni e dei figli.
T'ho ritrovato e mi hai commosso, anche perché mi è piaciuto saperti con le mani in pasta in un mestiere letterario, a dimostrazione di quanta colpevole svogliatezza ci fosse stata nelle tue passate bocciature.
Pensa, caro S., mi hai così commosso, che ho dimenticato tutte le tue contraddizioni maschili di allora e ho girato il link del tuo articolo a chi mi è più vicino, perché lo leggesse e vi trovasse dentro anche un pezzo dei miei quindici anni: ché alla fine, lo so per certo, ognuna delle persone con cui facciamo un tratto di strada, anche piccolo, porta dentro un frammento della nostra storia.

12 commenti:

  1. Sei bravisima ed immaginifica con questa tua riesumazione di un momento bello della tua giovinezza, quando ti sei presa una delle prime cotte, desiderando ardentemente di peracottarti addosso al bel ragazzo misterioso lungo e diafano, ma pressocché "inespugnabile". E te lo sei lasciato scappare con la bufala dell'occasionale corteggiatore. Dovevi essere carina, occhialuta e sognatrice. Mi hai ricordato una mia spasimante, anche lei quindicenne. Credo si chiamasse Lucilla, ma tutti la chiamavano Luci. Io ero maturando, quindi diciottenne e lei mi osservava dalla sua stanza con un teleobiettivo. Mio padre, che era appassionato di fotografia, mi aveva una volta portato nello studio fotografico del padre di Luci, un paio di anni prima, e lì l'avevo conosciuta e lì lei si era presa la cotta per me. Era alta e magrolina, occhi azzurri, capelli fulvi un po' ricci e un bel gruzzolo di efelidi sulla faccia. A me le efelidi non sono mai piaciute. Dopo la maturità sono andato all'Università e lei fece fuoco e fiamme per incontrarmi. Usò un'amica comune e si fece invitare ad una festa, ma io la trascurai del tutto. Avevo capito che fossi io il suo traguardo, ma non ci pensavo proprio. Una diecina di anni dopo poco prima del mio matrimonio l'ho ricontrata ad una festa -vedi caso- nella piscina olimpica di Civitavecchia. Era diventata un fior di ragazza, accidenti a lei. Ci sono rimasto male al pensiero di aver buttato a mare un'occasione così grande. Capita Sabina a voler fare troppo i furbi.

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    1. Ti devo correggere, Vincenzo caro: io ero riuscita ad espugnarlo, eccome se c'ero riuscita.
      Solo che lui era in perenne movimento, se così si può dire, e passava in pochissimo tempo dall'adorazione alla semi-indifferenza, un moscone senza pace, non so se mi spiego.
      Per questo ho cercato di vendicarmi raccontandogli quella balla, ma era già da tempo che non lo vedevo più e non per mia scelta. Capisci dunque che la sua recita del geloso risultò piuttosto ridicola e a me, lo penso ancora oggi, sembrò solo un modo per uscirsene da prim'attore.
      Era una persona speciale nell'intelligenza, un incantatore di serpenti, abile come pochi, ma conservava tutte le contraddizioni del suo ruolo di maschio, anche se non l'avrebbe mai ammesso.
      Però, quando ho letto quello che ha scritto e come l'ha scritto, l'ho riportato in alto: era ed è una bella testa e sono felice che sia riuscito a seguire una strada a lui congeniale, perché potrà dare sicuramente il meglio di sé.
      Un abbraccio

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  2. tante belle cose qui, la scrittura che ondeggia tra candore e sensualità (incredibile come sia speculare alla foto (incantevole) della ragazza), tu quasi orgogliosa della strada fatta da quest'uomo che era poco più che un ragazzino, tu ragazzina a subire il primo fascino dell'affabulazione.
    massimolegnani

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  3. pensa, @Carlo, che quando l'ho riletto l'ho sentito "un po' troppo quindicenne" questo post...e mi è sembrato un limite, grave anche...ora però le tue parole mi fanno ricredere...
    Ti abbraccio
    p.s.: sono d'accordo sulla foto, l'ho scelta apposta, è di Renoux

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  4. Rendi sempre molto bene l'idea (o almeno...così sembra a me, magari mi son fatto un quadro tutto mio...).

    E concordo e sento mio anche la seguente affermazione:
    "ognuna delle persone con cui facciamo un tratto di strada, anche piccolo, porta dentro un frammento della nostra storia" .... e noi della loro.

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  5. @Boh, concordo con la tua integrazione, è implicitamente dentro alla frase di chiusura.
    Buon 2018!

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  6. Erano sempre quelli, quelli così, avulsi e sognatori, che parevano concedersi, a farmi perdere la testa da ragazzetta...
    Biondi poi. Non ne parliamo.
    Meno male che poi si cresce.

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    1. Certo, meno male che poi si cresce e non si fa più la parte della pera cotta.
      Però a me è piaciuto leggerlo e ritrovare nelle sue parole una persistente coerenza di passione civile, una cosa quasi miracolosa di questi tempi...

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  7. è bello ricordare quei "tipi" che incrociarono la nostra strada, tipi interessanti, che poi in età adulta non incontriamo più.... peccato Jonuzza

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    1. Piuttosto, è bello ritrovare la passione civile intatta: non capita quasi più...

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  8. Bimba...il tuo nuovo post mi appare nelle notifiche, ma quando apro la home del tuo blog non c'è... :(

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    1. Boh...scherzi di capodanno?
      Mó jie passa, mó jie passa...

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