venerdì 26 gennaio 2018

una vecchia lettera, scritta d'autunno


Amico mio,
so che hai una grande pena anche se non la conosco esattamente, ma, come dire, non mi serve sapere com’è la forma del naso della tua pena o se ha i denti dritti o storti, mi basta sapere che c’è e sta.
Tutti noi viviamo parti della nostra vita con una pena "speciale" addosso, che finisce per viverci dentro come un parassita, come una parte aggiunta e non richiesta, come un abito che indossiamo ogni mattina e anche ogni sera o che, addirittura, non ci leviamo mai, neanche quando sembra che facciamo i bravi e facciamo finta che.
Amico mio, io la tua pena la immagino soltanto, ma va bene così, perché io voglio esserti amica lieve, la più lieve fra tutti e non ho bisogno di sapere esattamente per starti accanto.
Ma ora voglio raccontarti cosa m'è accaduto stamane.
Mi avviavo al lavoro e qui il cielo era d’un bel turchese, freddo ma pieno. Percorrevo il solito viale, quello più solitario che scelgo ogni volta che il cielo è così bello: perché è pieno di alberi e hanno ancora tante foglie. Certo, i colori sono quelli dell’autunno ma, poiché è dicembre, sono colori già un po’ marciti. Però, tu lo sai, l’autunno ha colori invincibili come t’ho scritto una volta, ricordi? colori che fanno pensare alla  pienezza della carne di una donna bella e matura.
E, dunque, capita anche a dicembre che le foglie su quegli alberi magri abbiano bagliori e fiammate d’autunno sulle punte. Stamane, poi,  il sole poi le toccava proprio lì, sulle punte e le accendeva come fossero fiammelle sue.
Era bellissimo, amico mio, e io camminavo in mezzo a quello spettacolo, per lo più guardando solo in alto, con il rischio di inciampare, mentre  il pensiero correva al tuo dolore che conosco appena, che so tu cerchi di dosare quotidianamente, neanche fosse una medicina per una cura senza termine.

foto di Pascal Renoux
Sai, io sono sempre felice quando trovo quel cielo e quegli alberi accesi di colore sulle punte, e, camminando, camminando, li guardo sempre, finché non li perdo di vista. Da ragazzina chiamavo gli alberi i miei fratelli e ci credevo davvero, sai, tanto che ancora oggi li chiamo così; ma tu non lo dire a nessuno ché  queste son cose di pazzi: io te lo racconto perché so, so che tu certe storie folli le sai ricevere come pochi altri...
Insomma, stamattina me ne andavo tra gli alberi, pensando alla tua pena e mi chiedevo se un cielo così bello e quelle foglie così accese ti avrebbero fatto bene o, invece, non t'avrebbero fatto nulla. Beh, ho preferito pensare che servissero anche ad alleggerire te e la tua pena e li ho guardati una volta in più per te.
Chissà se è servito.
Chissà se hai avvertito qualcosa.
Ciao, amico mio, stammi meglio che ti riesce, io ti saluto lieve-lieve, come vorrei che fosse questa lettera.


8 commenti:

  1. Belle certe amicizie.
    E tu mi sembri proprio una buona amica.

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    1. Chissà, non posso essere io a dirlo...

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  2. Non lo so, forse sono un vanesio rimbecillito, forse sono un vecchio illuso, ma leggendo questo tuo leggerissimo ma profondissimo post ho chiuso gli occhi ed ho visto quegli alberi autunnali che descrivevi tu ed ho immaginato, pensa che sciocco, che tu scrivessi a me.
    E la mia pena è scemata ed io stavo bene.
    Poi ho riaperto gli occhi e mi sono detto, no, troppo bello sarebbe, non è possibile.

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    1. Non sei tu, vero, ma perchè quando ho scritto questa lettera (vera) non sapevo neanche chi tu fossi. Ciò non impedirebbe ch'io la possa scrivere un giorno per te, non credi?

      n.b.: davvero poco sapevo dei dettagli di quel che andava accadendo al destinatario di questa lettera, persona che viveva lontano da me, ma con cui avevo un rapporto "di corrispondenza e di corrispondenze" profondo.

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  3. E poi ci sono foglie che resistono l'autunno l'inverno e la primavera sono ancora lì. Metafora o no.

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    1. Bello, sì, @Alberto, metafora o no.

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  4. un tempo scrivevo molte lettere. le lettere sono importanti e mi mancano. baci, Jonuzza

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