domenica 4 marzo 2018

Caterina

la famiglia Fellini
Mi è capitato di rivedere in televisione  un vecchio film, trasmesso due volte in questi ultimi giorni: "La domenica, specialmente". La prima volta che lo vidi, la prima in assoluto, risale a diversi anni fa: venne trasmesso durante la notte, in una delle mie più insonni. 
Si tratta di un film italiano, diviso in quattro parti, quattro episodi di quattro diversi registi, ma è solo uno di questi episodi quello di cui voglio parlarvi, perché fin dalla prima volta mi colpì moltissimo la storia narrata, una miscela complessa di amore, empatia, compassione, tenerezza, sentimenti vissuti e agìti oltre le regole del più comune e spesso stantio "buon senso", all'insegna cioè dell'istinto e della pietas prima che della morale convenzionale. 
Tutti gli episodi sono tratti da una raccolta di di racconti di Tonino Guerra e sono incentrati sul tema della solitudine, illustrato sotto angolazioni tra loro molto diverse.
L'episodio da me scelto, di Marco Tullio Giordana, si intitola: "La neve sul fuoco" ed è ambientato in una località dell'appennino centrale durante la stagione invernale.  
In breve: una giovane donna si sposa all'inizio dell'inverno e va ad abitare in campagna, in casa della suocera Caterina, vedova da anni. Per via delle abbondanti nevicate che si susseguono nella zona, la casa e i suoi abitanti rimangono isolati e questo spinge la giovane coppia a frequenti effusioni amorose. I loro rumori amorosi risvegliano la suocera, che inizia a vivere la situazione in un crescendo di imbarazzo e di dolorosa fuga nei ricordi della sua gioventù. Ben presto, i ricordi fatti riaffiorare dalla "rumorosa" convivenza con i due giovani si trasformano in una sofferenza che da malinconica si fa via via più pungente e drammatica: è l'evidente concretezza della sua solitudine di donna che tortura Caterina,  levandole il sonno e rimandando in lei l'eco fortissima del del tempo passato e del tempo perduto per sempre.
Poi, una sera, dopo aver resistito a lungo ad un impulso che percepisce come immorale, Caterina decide di spostare un mattone del pavimento che separa un piano dall'altro e inizia a spiare la giovane coppia. La nuora si accorge di essere spiata, ma, per un motivo apparentemente incomprensibile, sceglie di obbedire al segnale dell'anziana che, vistasi scoperta, si mette l'indice sulle labbra e con un sorriso pieno di dolcezza le fa segno di tacere. Dopo quella notte, gli sguardi delle due donne si incroceranno ancora,  per qualche attimo, mentre i due giovani fanno l'amore.
Caterina, sempre più in pena e tormentata dai sensi di colpa, si confiderà ad un certo punto con il parroco, mostrando tutta la sua vergogna per un comportamento che avverte totalmente "disallineato" dai canoni della morale comune e tenterà di spiegare quali sentimenti l'abbiano spinta a spiare la coppia, ma nel prete troverà pochissima comprensione. Ovviamente, Caterina promette al prete e a sé stessa di resistere alla tentazione, finché una notte, svegliata dai rumori della coppia e alzatasi dal letto, morirà colta da un malore, proprio mentre tenta di avvicinarsi alla fessura del pavimento.
Ma il momento più bello del racconto sta nella sua evoluzione finale, quando la giovane nuora, profondamente colpita e addolorata dalla morte della suocera, cui si sentiva legata da un patto di complicità, confiderà al parroco, (lo stesso che aveva raccolto le confidenze di Caterina), la sua parte di verità.
Di fatto,la complicità, che si era instaurata tra Caterina e la ragazza, aveva legato le due donne in un complesso ma anche inconsapevolmente affettuoso gioco delle parti, che s'era trasformato poi in una sorta di vero e proprio patto sentimentale, dove Caterina metteva la nostalgia dell'amore ormai perduto e la ragazza il presente della sua giovinezza per consolare il rimpianto della suocera.
Maddalena Fellini

Al prete che la guarda perplesso, la ragazza, vincendo la vergogna, in preda alla sofferenza per quello stesso senso  di disagio e di "disallineamento morale" che aveva colpito Caterina, così spiega la vicenda:
"ho pensato che era vedova da tanto tempo, che aveva nostalgia, volevo che le arrivasse un po' del mio piacere, che non fosse così sola...è molto brutto quello che ho fatto?" 
Se dovessi scegliere poche parole per dire il senso della mia interpretazione di questo film, direi:
c'è la tenerezza che supera le divisioni; c'è la solitudine che strozza la vita e i sentimenti; c'è il miracolo della comprensione oltre le convenzioni generato dalla pietas; c'è la scoperta della possibilità di amare attraverso strade impensabili; c'è il  senso del sentimento che scorre e passa attraverso le stagioni dell'anno e della vita.
Questo che vi ho raccontato è molto più di un film, direi che è letteratura in immagini.
Una piccola nota: l'attrice che interpreta con dolce e sorprendente naturalezza Caterina è Maddalena Fellini, sorella di Federico.



p.s.: se volete vedere il film, andate a: 

6 commenti:

  1. che bella questa solidarietà femminile che travalica la morale e spazia nell'intuizione affettiva.
    Merito della sensibilità di Tonino Guerra e della tua penna a raccontare.
    PS mi commuove la tua fascinazione per l'Appennino Centrale, che ricorre spesso nei tuoi brani, non solo ambientazione paesaggistica ma luogo dell'anima.
    massimolegnani

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    1. Sì, @Carlo, l'appennino centrale è un luogo dell'anima per me, un luogo che sento vibrare di storie e di fascinazioni, ma che, nel contempo, sento pieno di terrena concretezza nel carattere della sua gente, un luogo che circonda e abbraccia città- una in particolare- che amo profondamente per tanti motivi...

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  2. bellissima recensione di un film che mi affretterò a vedere. I sentimenti veri hanno spesso qualcosa di trasgressivo e tenero, imbarazzante per il sentire comune e le regole ufficiali della morale. Jonuzza

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    1. Ma, alla fine, il sentire e il sentimento sono la nostra unica via per l'autenticità.
      Ciao, cara

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  3. Che poi, è un niente moralizzare...

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    1. è da gente superficiale, arrogante, supponente...e quanta ce n'è...

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