venerdì 9 marzo 2018

i puntini di sospensione

ci sono due modi fondamentali di entrare in relazione con gli altri e con il mondo tutto. C’è il modo di chi racconta e quello di chi afferma e basta".
Così scrivevo tempo fa in una mail, discutendo sulla modalità di porsi davanti a chi ci ascolta o ci legge.
Chi racconta per davvero, così credo, descrive innanzitutto  il mondo che vede, portandoci dentro i ricordi, le speranze, le delusioni, i dolori, gli amori, le assenze e, soprattutto, il sentimento che colora gli sguardi.
Chi afferma e basta invece stila elenchi, recita e prepara lezioni, detta le sue esperienze all’immaginaria classe come fossero episodi della vita di uno dei patriarchi della Bibbia, cataloga e costruisce le emozioni che dice di aver conosciuto e rapa a zero quelle che sostiene di non aver mai provato perché superflue.
Il raccontatore non finisce mai di dire quanto vede, anche se spesso si ferma e tiene aperta la soglia sul limite del "suggerimento", lasciando volutamente incompiuti parentesi e spazi.
L’affermatore mette punti, virgole e quant’altro, ma non va mai a capo: non gli interessa, non ammette l'utilità della pausa, del lasciare spazi da riempire; è scarno nel senso e procede dritto ad occupare ogni spazio per rassicurare per primo sé stesso. A tradirlo però, spesso, sono i puntini di sospensione che gli infestano le pagine; puntini messi così, con cortese e ipocrita generosità, per dare l’idea delle idee che continuano a crescere, mentre tutto è fermo e qualche volta letteralmente diserbato.
I puntini di sospensione rappresentano troppe volte aperture solo apparenti di senso.
I puntini di sospensione (che traditori!) sono per i monologanti compulsivi spazi apparentemente liberi, in realtà vuoti di interesse: sono scale pericolanti verso il nulla.
E l’arte, intesa come stato dell’anima, volo e ignoto in divenire, affascinante girovagare di domanda in domanda, in una parola fantasia del possibile, non passa da quelle parti.

6 commenti:

  1. Mi permetterai a questo punto, spero di risponderti con uno di quei raccontini mezzo seri mezzo no, che avevamo deciso di mettere insieme e che mi piacevano tanto (pure a te) ma che tu pensi non possano interessare che una minima aliquota dei tuoi -nostri- lettori.

    Butto i piedi fuori dal letto e non trovo le scarpe, solo gli zoccoli lasciati dal cavallo di ieri che oggi non c'è più. L'avrebbero capito tutti però che era stato lì dentro tutta la notte, e perfino la razza elitaria di cavallo di razza, non per dire, dalla qualità intrinseca delle feci "equine" inequivocabimente, lasciate un po' dappertutto come le firme sui quadri d'autore. Quei quadri erano stati il tormentone di un'intera classe, la III D del Liceo Classico Giulio Cesarea Roma, dove si entrava per estrazione semestrale e si usciva fulminati da poderosi calci in culo. Tutto dipendeva dai quadri. Proibito andare sotto la sufficienza in più di due materie, escluse Italiano e Latino. Poi il popolo di Roma ruttò rumorosamente e la cupola di San Pietro sparò un paio di parolacce in direzione del Colosseo, perchè stava pisciando sull'rco di Costantino ché non gliene fregava di meno.
    Tornammo tutti al punto di arrivo, ché si doveva ricominciare il girone di ritorno ma mancavano le palle. I palloni c'erano, le palle no. Aveva fatto tanto freddo e si erano consumate.
    Fu fatta una rischiesta immediata ed urgente ad un gruppo di africani che vendevano magliette colorate. Risposero che loro le avevano già donate alla Comunità di Sant'Egidio, bisognosa di palle ad oltranza per il prossimo Carnevale di Cento e anche Duecento, dove quest'anno sarebbero state scagliete le suddette palle, al posto della arance, mandate tutte a Donald Trump per la sua campagna di chiusura ai cinesi della Grande Muraglia.
    Che poi Tump non se le meritava proprio e allora fu fatta una petizione perché si avvelenassero le arance con succo di limone e aceto.
    Aspettiamo che i risultati delle nostre votazioni possano venire esaltati dai prossimi ancora più esclusivi dove solamente chi raggiungerà almeno il 120% avrà una maggioranza stabile, a patto che il secondo polo, quello a sud non raggiunga un bel 82/85%.
    Sarà il trionfo delle matematiche sui latinismi, così anche i preti definitivamente orbati delle loro mensole a mezzogiorno, nel senso del sole dove che batte, se ne sarebbero andati a studiare come spulciare le capre sarde in modo indolore.
    Sabina, come vedi io non uso puntini di sospensione, ne offro dogmi da mandare a memoria, solo narro ciò che il mio alter ego numero uno mi ispira.
    Ti abbraccio freneticamente e penso di aver costruito finalmente qualcosa di solido sul fango.
    Mica è da tutti.
    Disciplinati.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Molto carino davvero il racconto, peccato che la catena non abbia trovato consensi: sarà che i tempi cambiano...così penso io con tre puntini di sospensione!
      Un abbraccio

      Elimina
  2. Ho raggiunto un tale grado di chiarezza in merito agli interlocutori (reali e virtuali) che mi garbano, che (non esagero) credo di selezionare dai primi scambi.
    Non vorrei fare la snob, sia chiaro, ma ho deciso che non ho più tempo per conversazioni/monologo a circuito chiuso.
    E' così, niente da fare.
    Ma sto molto meglio.

    RispondiElimina
  3. Infatti il romanziere racconta, alla grande. Perfetta la definizione che dai dei tre puntini di sospensione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. un sorriso complice, carissimo Alberto

      Elimina

Da amministratrice unica del mio blog mi riservo di decidere il destino dei commenti "inopportuni", offensivi e/o minacciosi. Sempre.