mercoledì 7 marzo 2018

il mare in una piazza


Negli ultimi anni ho percorso gran parte della dorsale dell'appenino centrale, ma ogni nuova zona che sono andata scoprendo mi ha offerto colori diversi, varianti del paesaggio inaspettate, tesori d'arte racchiusi in piccoli scrigni, centri storici che non ti aspetteresti mai, non così belli e così intatti.
Alla fine della scorsa estate, in giro per un tratto mai visitato prima, ancora una volta ho scoperto meraviglie impensabili, e d'arte, e di paesaggio.
Risalendo il confine con la Lucchesia, dopo diversi giorni di peregrinazioni nella parte più esclusivamente montana che sta a nord di Lucca, sono approdata via via a paesi sempre più vicini alla piana e alle città.
E proprio alla fine di quest'itinerario, (solo in piccolissima parte programmato per tempo e molto invece sviluppato in un disegno di ammaliante e continua elaborazione), mentre giungevo quasi alle porte della città, sono letteralmente "scivolata" dentro un paese speciale, di cui, solo dopo diversi passi e sguardi,  ho scoperto un aspetto imprevedibile, da magia illusionista, che mi ha regalato, nella luce del primo tramonto, una sorta di godimento onirico, bevuto a tutta pelle come un vino stordente..
Non sto parlando di un paese sicuramente più bello degli altri, ma, tuttavia, mi sento di dire che, arrivando lì dalla montagna, ho percepito "una sensazione di respiro e di orizzonte allargato", che si è concretizzata alla fine del percorso nella visione di una piazza vasta, una  piazza che potrebbe essere un mare o una piazza di mare.
La piazza cui mi riferisco non la riesci a vedere subito: all'inizio del percorso, all'ingresso nel centro storico, la vedi da molto lontano e non sai ancora che è una piazza. La intravedi dall'inizio dei portici e ti sembra incredibilmente lontana e non ne comprendi né le dimensioni né la forma. Poi inizi a percorrere i portici di pietra rossa, il colore di tutto, o quasi, il centro Italia, e ti sembrano infiniti, chilometrici; in fondo sta una chiesa grande, che delimita tutto lo spazio visibile, quasi fosse un muro di confine.
Procedi e passi davanti ai palazzi e al castello, alle panchine e ad un'osteria che sa di canzoni e cantautori: tutto si snoda come per un pellegrinaggio di cui non individui il senso, finché non arrivi e quasi precipiti dentro alla piazza, immensa come un mare.
Eccola, finalmente, la piazza che ti si presenta per intero e ti si svela in ogni sua parte.
I colori, in quell'inizio di sera di fine estate, parlavano di acqua, e, girando lo sguardo, avvertii il piacere di lasciarmi abbracciare dal mare dell'architettura e dello spazio, arrivai a pensare che davvero potesse esserci il mare lì vicino, e quasi lo cercai con gli occhi, mentre mi si confondevano le idee e mi chiedevo: cos'è questa, una piazza grande come il mare o  una piazza di mare?
Guardandola in quel tardo pomeriggio di fine estate, mentre il sole tramontando aizzava il rosso della pietra contro gli occhi dei visitatori,  ho pensato che quella piazza, chissà quando, era stata davvero un mare, lo era stata negli occhi e nella visione di chi l'aveva concepita e che la chiesa grande che ne percorre l'estremità finale è la sua vela e, insieme, il suo orizzonte.
Una sensazione di "acqua  senza limiti", come solo il mare sa essere, regalata da uno o più artisti visionari alla pietra: questa è la piazza di Carpi.
(in alto, ad inizio post, una vaga idea in immagine)

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10 commenti:

  1. Non sono mai stato Carpi, quindi mi son fatto un giretto sul web per 'guardare' qualcosa....e.... che strana quella piazza, neanche sembra una piazza, bella, particolare.

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    1. vacci se puoi, è un'esperienza e ti fa capire perché l'Italia è il luogo delle piazze e del mare che abbraccia tutto...

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  2. Sono stato a Carpi diversi anni fa e ricordo di aver passeggiato lungo quella piazza e sotto i suoi portici, andando avanti e indietro e facendo, come dicono da quelle parti, diverse volte "la vasca".

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    1. Un'esperienza da mago illusionista, come ho scritto nel post

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  3. Bello. In effetti è così come la descrivi, ma bisogna avere gli occhi per vederla...
    G.

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    1. Bisogna lasciarsi prendere per capire...

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  4. che bello, torna l'Appenino Centrale, ne parlavamo l'altro giorno, ricordi?
    tu in un bel vaneggiamento emotivo parli di mare in quell'immensa piazza, io non sono da meno, quanto a vaneggiamento, perchè leggendoti ti ho immaginato sasso che dal crinale rotola giù, inizialmente credevo rotolassi alla volta di Lucca e invece, forse per scelta forse per caso, hai inforcato il versante emiliano. Lo senti il rumore del ciottolo che con l'ultima inerzia arriva nella piazza sconfinata e silenziosa? Io sì, e mi piace il suo suono.
    un sorriso
    massimolegnani

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    1. La direzione del percorso, dalla Lucchesia verso l'appennino modenese, era una delle poche cose stabilite dall'inizio.
      Però il rotolamento che tu hai immaginato ci sta lo stesso, @Carlo: parte dalla montagna, e penso al Passo delle Radici (che già nel nome porta un sogno e un libro e una storia da raccontare) e va verso la piana fino alla città di Modena, con il suo centro monumentale e i suoi palazzi che parlano di "Storia alta".
      E parlare di "percorsi"- così mi viene di definirli- anziché di viaggi, mi piace molto.

      p.s.: a proposito dell'Appennino che ritorna: ti avevo risposto nel tuo commento al precedente post, ma ti volevo anche dire che io stessa vengo da un Appennino, molto più a sud e molto più selvatico...
      Un abbraccio forte.

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  5. Mai stato a Carp, il tuo post mi ha acceso la curiosità emotiva di andarci.

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    1. bella la curiosità emotiva! va assecondata!

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