venerdì 11 maggio 2018

apparizioni impreviste


Ti ho visto per caso in una foto: oggi può capitare, navigando su internet, di rivedere vecchie facce della propria vita, può capitare anche senza averlo cercato espressamente.
Ti ho visto per caso e t’ho trovato vecchio, non per l’età ma per l’espressione: sembravi sfiancato da non si sa che cosa, mentre cercavi di sorridere con una sorta di imbalsamata convinzione assieme agli amici di una serata “tra maschi”.
E’ difficile dire cosa ho provato, difficile dirlo rispetto alla mia vita di allora, quando mi incaponivo a frequentarti, nonostante di difficoltà ne avessi già abbastanza di mio.
Tutta un'altra epoca quella, tutta un'altra storia, tutta un'altra me: ho avuto anch’io la mia transizione nera nella sindrome della crocerossina e poco cambia se a quel tempo ero riuscita a costruirci sopra un edificio intellettuale che lévati, un edificio complesso ma totalmente inutile, che poggiava su di te, ch'eri poco più di un pezzo di terreno ultra friabile.
Posso dirlo? Vedendoti ho provato pena, ma stavolta senza neanche un briciolo di affetto, pena per la tua inconcludenza, rappresentata con precisione dal tuo sorriso sfatto e senza convinzione in una serata che doveva essere di pura e goliardica allegria.
Ho guardato a lungo quella foto e non solo per naturale curiosità: ho fissato nella memoria il tuo modo di appoggiarti alla spalliera della sedia, che sembrava quello di un vecchio e in questo, più che in ogni altro particolare, ti ho riconosciuto, perché la tua esistenza è stata sempre all’insegna dell’appoggiarsi a qualcosa e a qualcuno e nel non decidere mai d'avere coraggio, in nome di esistenzialismi tanto contorti quanto fini a loro stessi.
So che sei rimasto fermo nel tuo tempo, cristallizzato in un'epoca eternamente uguale a sé stessa, anche se non ti vedo e non ti sento più da tanti anni; so che sei fermo nel tuo transitare di giorno in giorno, senza provare mai il brivido di vivere, e mi domando come ho fatto a non capire prima che neanche il rimanere definitivamente solo ti avrebbe mai scalfito.

10 commenti:

  1. vedere il tempo che passa nelle foto degli altri... questa è una cosa nuova. Chissà se è il frutto della nostra epoca 'digitale' o accadeva anche in passato...

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    1. Penso accadesse anche prima, le foto parlano, a volte impietosamente... (non mi riferisco all'aspetto fisico, ovviamente)
      Ciao, Pier!

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  2. Ahi ahi, che ritratto dolente di un uomo inconsistente.
    Non voglio sapere quale fosse il segreto laccio che ti lagava a alla sua debolezza, alle sue défaillances, alla sua impalpabilità. Ora lo vedi vecchio allora, mesto, svuotato di slanci, e ti chiedi come mai potessi rimanergli vicino. Delle due l'una: o eri tu come lui e non ti sembrava strano; oppure eri il suo controaltare ed avevi l'istinto della salvatrice di derelitti, quello che tu hai battezzato sindrome della crocerossina.
    Comunque tu sei cambiata, mutata, assuefatta al corso del tempo ma lui no.

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    1. Ero un adolescente o poco più, bisognosa di conferme,volevo sentirmi capace di superare qualsiasi difficoltà e ho incrociato il classico "parassita esistenziale".
      Per fortuna la vita ti cambia, ti apre gli occhi prima o poi, lo fa e ci riesce un po' con tutti, eccetto con i cretini e gli egoisti...o no?

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  3. Le fotografie sono ricordi indelebili..
    Buon fine settimana Sabrina
    Maurizio

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  4. Indelebili perché fissano emozioni e sentimenti.
    Buon fine settimana anche a te!

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  5. Ho nostalgia del tempo in cui il passato era passato e difficilmente tornava a mostrare i suoi fantasmi. Ora invece siamo come braccati da mille immagini in cui ci imbattiamo involontariamente e che ci ricordano quanti forze e quanti sentimenti abbiamo consumato per cause e persone che non lo meritavano.
    massimolegnani

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    1. Occorre cambiare il nostro "sguardo" sul passato e la direzione del nostro giudizio sugli errori passati, caro Carlo.
      Occorre dirsi: "meno male che ne sono uscito", " per fortuna, ho capito, tardi forse, ma ho capito".
      Sai, credo sia l'unico modo per non sentirsi troppo "derubati di risorse" da persone sbagliate. L'importante è vederci bene ora.
      Un abbraccio

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  6. Risposte
    1. No, non meritava, non merita quel nome, cara Gioia.
      Era/è stato un errore madornale di lettura, di quelli che solo l'inesperienza e certi buchi interiori ti fanno commettere.
      Sono felice del mio "saperlo guardare con lucido distacco" di oggi; il mio scriverne è solo un'ennesima riflessione, compiuta da una distanza enorme e connotata da un'assenza totale di impronta affettiva...oggi lo farei scappare dopo cinque minuti, capirebbe subito che non do più spazio alle cause perse e inutili

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