mercoledì 9 maggio 2018

Punica Granatum


La melagrana è un frutto che da sempre è a suo agio nelle favole, un frutto da fate: non a caso appare in tante fiabe e leggende.
La melagrana è un frutto speciale, magico per quanto dicevo prima, ma che si porta nel fondo dell'anima un che di asprigno, traccia genetica della sua anima selvatica.
La melagrana è un frutto che attrae e si fa guardare.
Quando è integro si mostra a volte con una buccia dai vasti tratti di colore giallo, virante dall'oro pallido all'ocra e fino al marrone; altre volte, invece, si mostra rivestito di un colore rosso profondamente acceso, dominante, intatto o disperso sull'oro della base in infinite, vivide venuzze.
Il rosso e l'oro sono i colori del mantello regale nelle fiabe, ma la melagrana è di suo una regina, basta guardare il suo peduncolo estremo, la cui forma ricorda proprio una corona.
Quando lo apri lo trovi rivestito di una leggerissima pellicola, una camiciola color ambra: l'ultimo riparo che lo avvolge, prima di esplodere nel rosso dei chicchi.
Aprire una melagrana è ogni volta un'emozione, e non solo per gli occhi, perché la melagrana  è un frutto nobile, favoloso, ricco di simbolismi antichi: fertilità, sapienza, ricchezza, ecc. ecc. e quindi non puoi non emozionarti: ogni chicco rappresenta una possibilità e di chicchi la melagrana ne ha davvero tanti...
Aprire una melagrana, osservarne la sottile membrana interna di color avorio, scostarla e scoprire infine il colore intenso dei suoi chicchi  è come entrare in una favola, che ogni volta si rinnova.
Sì, la melagrana ha un'anima fatta a  grani, composti di luci e trasparenze: il rosso scuro che si raccoglie nella parte più grande del chicco e l'apice inferiore che pare sconfinare nella trasparenza del ghiaccio: il fuoco e l'acqua, il calore il gelo.
Ogni volta che apro una melagrana e la vedo scomporsi nei suoi infiniti acini, sento che qualcosa di magico mi sta accadendo sotto gli occhi e penso, per esempio, ad un folletto che si perde le stelle di tasca.
E poi c'è il gusto del suo succo, che inizia dolce e finisce asprigno, come il piacere: t'avvolge e ti tira i sensi, li allunga e li distende, levandoti le forze, e quando, infine, se ne va, ti lascia in dote un aspro che pure è, intrinsecamente, ricordo del dolce.
Soprattutto per questo  ultima cosa è bella la melagrana: per quel gusto finale che ti prende nella rete, facendoti subito desiderare di ricominciare: aspro e dolcissimo, infinito.

10 commenti:

  1. E' un frutto che a me piace tantissimo. Nella mia campagna, nel Cilento, ho due piante di melograno che curo con tanta passione.

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    1. Beh, caro Remigio, piace moltissimo anche a me...s'era capito...
      ;-)

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  2. Non riesco a leggere il post. Caratteri troppo piccoli.
    Che succede?

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    1. Una défaillance di blogger, di cui mi sono accorta solo stamane

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  3. Tutta questa squisita bontà, sia dell'apparire come dell'essere, comincia dai boccioli.

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  4. ci sono arrivato tardi alla melagrana, era solo un nome avvolto nel mistero come del resto il frutto che erroneamente coniugavo al maschile. affascinante la sua scorza dura come una noce di cocco (per lungo tempo vedendola pensavo fosse quella la parte mangereccia per denti assai robusti) a proteggere la preziosità delle perle rosse.
    solo di recente ho imparato a gustarne il succo e la tua lettura, favolistica e minuziosa allo stesso tempo, mi ha fatto ripercorrere il mio lento avvicinamento al frutto, tra magia, equivoci e curiosità
    massimolegnani

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    1. la melagrana è un frutto e tante altre cose

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  5. La melagrana è il frutto del mistero. Non si lascia sbucciare, solo spaccare. Escono fuori quei chicchi color rubino, che hai descritto mirabilmente tu, agrodolci all'infinito. Sembra a pensarci bene quelle granate che tiravano gli austriaci durente la prima guerra mondiale, che esplodevano a una cinquantina di metri dal suolo, che contenevano pallottole di piombo, che inesorabilmente piovevano al suolo colpendo truppe sdraiate per terra, che le ricevevano sulla schiena mortalmente. Diavoleria schifosamente arrogante come l'Yprite, gas che si infilava dentro ogni buca saturando ogni rifugio sotterraneo da cui poi venivano estratti soltanto morti.
    Ricorda questo il melograno, il primo ricordo, poi viene tutto il bello che hai msso in evidenza tu.

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    1. ...ma lo sai che certe foto di questo frutto mi hanno suggerito un'idea "di sangue" quasi "violenta", tanto che le ho scartate per il post? e ora tu mi parli di morte e granate...
      Sai cosa penso? Che la melagrana riesce davvero a risvegliare un mondo simbolico profondissimo

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