lunedì 11 febbraio 2019

partendo dal piccolo


Le storie fanno la Storia, la gente, tutta la gente, è la Storia.
La giornata del ricordo dedicata alle vittime delle foibe è un momento di riflessione che non dovrebbe essere mai separato da altri momenti dedicati a ricorrenze simili, se non altro per non correre il rischio di veder agganciare da una parte politica diversa ogni singolo passaggio del ricordo:  il dramma dell'umanità che si muove brutalmente contro sé stessa è sempre lo stesso.
La guerra non ha alternative alla sua natura gratuitamente crudele e si porta dietro sempre gli stessi drammi, le stesse brutalità, ovunque si accenda. In questa "uniformità" di comportamenti abominevoli, che caratterizza tutte le guerre del mondo, c'è la traccia di un elemento di malvagità comune a tutta l'umanità, inutile ignorarlo. Lo stesso discorso vale per i razzismi, per i pregiudizi, generatori di stermini, di esodi, di pulizie etniche, di guerre, insomma.
L'ultimo scempio in terra d'Europa, vicinissimo a noi, (e geograficamente, e temporalmente), si è scatenato con il dissolvimento della ex-Jugoslavia, passaggio tragico di cui si parla sempre pochissimo, perché un orrore così vicino fa paura, un orrore per lo più agìto da uomini bianchi, europei, mediterranei...
La verità è che nessuno è immune dal contagio dell'odio, tutti dovremmo tenerlo sempre presente, rimanendo sempre all'erta, ricordando la nostra piccolezza e isolando gli arroganti, i violenti della parola e del pensiero, i malpensanti in perenne malafede, gli inutili e ridicoli superuomini a titolo gratuito, i tragici attori del disprezzo, i professori e i giudici senza cattedra e senza titolo. 
L'odio non viene da lontano, no: l'odio cova nelle piccole cose, nelle stanze anguste della presunzione, cresce silenzioso soprattutto là dove pensa di non essere né visto, né previsto.

10 commenti:

  1. Arrivato in Germania nel 1971 feci immediatamente amicizia con due ingegneri dalmati di Split (Spalato) con cui parlavo in veneziano, che conosco assai bene. Mi presentarono amici loro, gentilissimi, croati di Zagreb. Si parlava spesso di politica. Il mio più amico tra loro una sera mi disse: "La Jugoslavia non è mai esistita prima di Tito, che è croato ma ha voluto la grande nazione. Appena muore lui vedrai cosa succederà sull'altra sponda dell'Adriatico, si scanneranno tra fratelli."
    Pochi anni dopo morì Tito e si è visto quello che è successo. Colpa dei Serbi, si disse; colpa dei Croati; no, colpa dei Bosniaci.
    Colpa di Tito che voleva la grande nazione, formata da ben sette etnie diverse, che mai si erano amate ma solo tollerate.

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    1. Colpa di Tito?
      Forse, ma questo non esime nessuno, in quanto essere umano partecipe di un percorso storico, sia pure da un'altra sponda (dell'Adriatico) dal chiedersi come sia possibile che ci si sia scannatii tra parenti, tra amici, tra vicini, solo perché "ad un certo punto ci si è scoperti di diversa etnia".
      Questo rimane un interrogativo tragico, che travalica il pensiero/riflessione politica e storica, è un confronto necessario con la crudeltà che cova in ognuno e sull'esigenza di tenerla sott'occhio, iniziando dai comportamenti più comuni, dalle dispute inutili, dalle piccole cose.
      Un esempio banale: i toni di certi personaggi che viaggiano in rete, sempre pronti a dirsi al di sopra di qualcuno e di qualcosa, la violenza che riescono ad esprimere, magari tra una poesia e una canzone.

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    2. Mia moglie è della provincia di Udine, della bassa friulana. La sua casa natale è ad una diecina di chilometri dalla Slovenia. Gli Sloveni son come i veneti, nessuna differenza. I Dalmati, sono veneziani ed il loro dialetto è quello dei Buranei.
      Diversi i Croati, che ragionano come i milanesi. I Bosniaci sono musulmani nel cuore e nel cervello. I Cosovani sono cattolici, detto tutto. I Montenegrini mezzi matti, sono i loro napoletani. I Serbi son carogne. Non vanno d'accordo tra loro su nulla. Non provare a discutere con loro.
      Nemmeno loro saprebbero oggi spiegare come amici che vivevano porta a porta per una vita una brutta mattina si siano sgozzati sulla porta di casa.

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    3. Conosco la zona e un po' anche la gente, conosco le loro diffidenze: quelli della bassa disprezzano i carnici così come disprezzano gli sloveni, ecc.ecc.
      Lo stesso, ribadisco, il mio discorso va oltre...

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  2. Verissimo, l'odio nasce d piccole cose e realtà e poi monta in modo esponenziale. L'odio è qualcosa di radicato in molti di noi senza neanche saperlo, l'odio è una brezza fetida che cresce e diventa tornado

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    1. Esatto Daniele, l'odio è una brezza fetida che cresce e diventa tornado, tocca ad ognuno di noi respingerlo

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  3. la storia di questo è fatta, alla fine. soprusi e violenza sono pulsioni che la civiltà riesce a stento a contenere. basta farsi un giro a leggere i commenti su FB, per dire.

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    1. Ci troviamo allineati, @Kowalski, sia nel discorso generale, così credo, sia nell'esempio che abbiamo scelto (la rete e i suoi epigoni)

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  4. Plaudo al commento, che condivido in toto, del mio amico Iacoponi ... e mi permetto di aggiungere che Tito, pur instaurando un regime comunista, non volle mai entrare a far parte del Patto di Varsavia, temendo la più che probabile supremazia sovietica ! Questo fece sì che la Jugoslavia costituisse una vera e propria cerniera fra le nazioni satelliti dell' URSS ( quali la Polonia, la Romania, l' Ungheria, la Germania Est, la Bulgaria, l' Albania ) e l' Italia, dove agiva il più potente partita comunista d' Europa, il PCI !!! Per questa sua posizione, Tito ricevette ingenti contributi dallo Stato italiano e non pochi privilegi !
    Oggi, a babbo morto ... posso dire che fece bene lo stato italiano a sovvenzionare Tito, almeno fino a che non giunse Berlinguer a sottrarre il PCI all' influenza sovietica, e a prendere le distanze politiche dall' URSS !

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    1. @Cavaliere, il mio discorso va oltre la trincea del discorso politico e la risposta data a Vincenzo è, a questo punto, valida anche qui, per te

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