lunedì 12 agosto 2019

scuro e malmostoso

dal film "Angoscia" di G. Cukor
Lo riconosci alla prima occhiata,  alla prima battuta, perché troppe volte le sue battute, apparentemente generiche e convenzionali, finiscono per non suonare mai del tutto innocue.
È lui,  il tipo brusco, quello che cova rancori senza fondo, senza origine certa e senza  direzione: vai a sapere quando e quale fu l'inizio di questo suo vivere borbottando contro ogni cane che passa.
L'esperienza ti insegna a riconoscerlo: per esempio nel suo costante pescare dal cesto della polemica, attività che appare ripetitiva fino allo stordimento, priva di qualsiasi percorso logico che sia figlio di una ragione opportuna o semplicemente opportunistica.
E  ti viene di immaginare com'era quest'incontentabile da ragazzo, quando probabilmente viveva separato dal resto dei coetanei, ombroso e ritirato in una fortezza di orgoglio tossico, che gli levava persino i piaceri migliori dell'età giovane, precipitandolo in una solitudine tutt'altro che poetica o simil-leopardiana, di gusto amaro e talvolta rancido.
C'è una parola, anzi un aggettivo, che descrive meglio di ombroso, almeno a parer mio, questo tipo umano ed è malmostoso. Infatti, nel mio cercare sempre affinità ed evocazioni nei suoni e nelle parti che compongono le parole, malmostoso mi appare un aggettivo più adeguato a questa descrizione, perché rimanda subito la mia fantasia all'immagine di uno stagno torbido, alla melma che crea acque spesse, prive di trasparenza e/o leggerezza: esattamente il contrario di quelle qualità che più felicemente si abbinano (anche in senso simbolico) all'acqua. 
Dicono che un fascino tenebroso faccia facilmente presa,  soprattutto quando l'ombroso di turno riesce a far passare i suoi numerosi spigoli per mistero, passionalità, profondità di pensiero e vena artistica. Ma cosa succede quando l'interlocutore del nostro eroe non cade nella rete e non si presta più di tanto al gioco d'attore dello Scuro? Succede che il Narciso nero si sentirà svelato e cercherà in ogni modo di rimettere a posto le parti in commedia nell'unico modo che conosce: ritrovandosi cioè da solo sul palco, a recitare la caricatura di sé stesso.

6 commenti:

  1. Spero tu abbia ragione, sono debilitata da questa angoscia.
    Grande, come al solito.
    Cristiana

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    1. Grazie, Cri!
      Che dire? che il momento della resa dei conti arriva per tutti...e, in certi casi, c'è da augurarsi che arrivi presto!

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  2. spesso li si riconosce prima ancora che aprano bocca, per lo sguardo corrucciato e il sopracciglio severo.
    massimolegnani

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  3. Bella l'analisi finlae sul cosa 'resta'. Non ci avevo mai pensato :)

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    1. @Pfoom, vedo che anche tu come Cristiana, così mi sembra di capire, fai una lettura "attualizzata e politica" del mio post. Sai che non era nelle mie motivazioni di partenza? Io mi ispiravo a personaggetti oscuri, mediocri, anche se rumorosi...
      I vostri commenti però mi fanno riflettere non poco: anche se involontario (da parte mia, intendo) il ritratto si può adattare all'attualità politica, si può...

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