lunedì 27 luglio 2020

accoppiate improbabili




Un padre decisamente avanti negli anni e una figlia-decisamente-adulta scendono da una macchina rossa: lui ha una foglio colorato in mano, che, come si capirà presto, dovrebbe svolgere funzioni di stradario.
Si fermano su di una via molto secondaria, tra paesi molto secondari: hanno perso la strada e chiedono aiuto, anche se il punto in cui dicono di voler arrivare è vicinissimo e, in verità, da lì non mancano indicazioni per arrivarci.
Il padre, così dice avvicinandosi ai passanti, vuole parlare con uno del posto: vuole avere sicurezze, indicazioni certe, questo chiede con gentilezza, mentre la figlia-decisamente-adulta gli sta sempre un passo dietro, con un'aria infantilmente imbronciata, meglio sarebbe dire spallatissima, come se la cosa non la riguardasse affatto.
Quando, raramente, la figlia interviene, a differenza del padre, si rivolge alle persone con modo brusco,  legnoso, infilandosi nei discorsi con un'aria di degnazione; più precisamente, si muove con l'aria di una che vorrebbe essere presa a cavalcioni e portata in trionfo alla meta, l'aria di una che è o è stata principessa di un qualche regno sconosciuto e per il momento perduto, dove la spocchia è il segno di riconoscimento della nobiltà e del rango.
Alla fine, dopo qualche minuto di ricerca, il padre trova ascolto e attenzione in tre operai che stanno in pausa pranzo e sono appena usciti dal ristorante di fronte. Con la sua carta inattendibile alla mano, l'anziano intavola con i tre (disponibili oltre ogni prevedibile misura!) una conversazione di un quarto d'ora, che più che sulla direzione da prendere se ne vola sugli errori di marcia commessi, sulle svolte mancate, sui cartelli male interpretati e via discorrendo. Insomma, un quarto d'ora abbondante a parlare del perché lui e la figlia hanno sbagliato direzione, di quanto è fatta male la segnaletica, di quale sia stato l'incrocio salvifico e perduto, di come e da quanto potevano essere già arrivati a destinazione, ecc. ecc.. In sintesi, il dialogo con i tre operai si trasforma nella summa di tutte le possibilità perdute, di tutte le deviazioni mancate, di tutte le indicazioni sbagliate, lasciando a margine l'unica cosa veramente importante, cioè la direzione da prendere ora!
E, tuttavia, i tre uomini si mostrano estremamente disponibili, fin troppo mi viene di scrivere, ché alla fine più che una richiesta di indicazioni quella conversazione mi sembra un funerale cantato sugli errori di marcia commessi.
Per tutto questo tempo la figlia-decisamente-adulta continua a mostrarsi accigliata, intervenendo qui e là sempre in modo brusco, e, alla fine, interrogando i tre su dove si può andare a pranzare lì vicino. Gli operai, appena usciti dal piccolo ristorante situato esattamente di fronte, leàa indicano il locale e lei, sempre con l'aria imbronciata della principessa in trasferta, li secca con un "no, questo non mi piace". I tre la guardano un po' interdetti, magari qualcuno di loro sta pure formulando un intimo ma sentito  "sti cazzi!", e, tuttavia, da persone perbene quali sono, riescono lo stesso a  non dismettere né l'educazione, né la gentilezza, persino di fronte alla faccia da schiaffi della principessa in trasferta.
Poi, siccome s'è fatto tardi, i tre decidono di salutare e ripartire: perché loro sì che devono tornare al lavoro...
Così, la strana coppia degli inutilmente dispersi  se ne torna in macchina, non prima però che la bisbetica si soffermi e lasci un lungo, indelicato, inopportuno sguardo sui panini di due turisti fermi su di una panchina ...



1 commento:

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