venerdì 2 ottobre 2020

finale

a quanti mi hanno seguita fin qui:

confermo la mia volontà di chiudere quest'esperimento blog.

Ho pubblicato un ultimo post dedicato a Vincenzo perché non potevo sottrarmi, no davvero.

Ho pubblicato un post per spiegare cosa può accadere di brutto, sgradevole e, vorrei aggiungere, maleodorante a chi scrive su di un blog: è stato più che altro un modo per mettere in comune con altri un'esperienza negativa e aiutare (forse) chi legge a prevenirne di simili. 

Non so se riaprirò mai un altro blog: in verità questa formula mi appare ormai fin troppo superata, ridotta a rappresentare una sorta di circolo di quartiere, nel quale ci si scambia sempre meno in termini di opinioni e sempre più in termini di veloce saluto di passaggio. 

Ma, tranquilli, non voglio fare una predica in stile "o tempora, o mores!" anche perché c'è già più di un santone in circolazione  a predicare su questi argomenti e, sinceramente, i discorsi di questi profeti del giorno del Giudizio Universale (le maiuscole ci vogliono proprio, servono a dare consistenza alla cupezza dei soggetti appena citati)  mi appaiono più una difesa dei propri "territori intellettuali oltraggiati" che una vera riflessione. 

Per riflettere sul serio occorre mettersi dentro alla discussione, cioè mettersi in discussione, accettando anche i cambiamenti (accettare, non subire!), nel web più veloci che in qualunque altro posto. Con questo non voglio affermare che ogni cambiamento in questo ambito della comunicazione è sicuramente peggiorativo o migliorativo rispetto al "prima": non amo i nostalgici del minuto immediatamente precedente, mi è più congeniale mettermi semplicemente fuori, ad osservare, accettando, ma soprattutto scegliendo, di non stare più dentro ad un sistema che non mi attrae più.

Sì, preferisco uscire e attendere, cercare altrove, perché la guerra con le parole al mondo che cambia è una cosa che sa di vecchio e, prima o poi, anche di morte.    

Un saluto a tutti, lascio qui una melagrana, un frutto sempre pieno di sorprese, la cui immagine mi piace particolarmente, 

Sabina

13 commenti:

  1. L'ASPETTAVO DA TEMPO QUESTA TUA DECISIONE, MA SPERO CHE OGNI TANTO CI SENTIREMO VIA MAIL.uN ABBRACCIO E CHE LA VITA TI SIA LEGGERA.

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  2. Ci sentiremo senz'altro, carissima.
    Un abbraccio.

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  3. Un frutto per l'appunto dolceamaro, come questo tuo saluto, semplicemente ti dico Ciao ;)

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    1. Grazie, Pietro, grazie di cuore, e buona vita a te

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  4. Concordo con Pietro ... il melograno che ci hai lasciato è un frutto dolce amaro, ma io mi prendo il dolce e dico : ritornerai mia cara Sabina, ritornerai a scrivere qui i tuoi bei post !

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    1. In realtà, caro cavaliererrante, la melograna non è un semplice frutto dolce-amaro, bensì un frutto carico di simbologie, tante volte citato in letteratura, fin dall'antichità: basta citare l'antico testamento, che lo annovera tra i frutti della terra promessa.
      In generale, la melagrana è un simbolo di fecondità, che io voglio qui interpretare come fecondità intellettuale: tanti, tantissimi "semi" (grani) = tanti, tantissimi spunti...
      Un abbraccio,
      S

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  5. Anche in Letteratura ??? 😃 Ma certo, Saby ... e, se mi scusi la lunghezza del mio commento, ti linko Ode alla Melograna, di G.Lorca !
    Ode alla melagrana (Federico Garcia Lorca)
    È la melagrana profumata
    un cielo cristallizzato.
    (Ogni grana è una stella
    ogni velo è un tramonto.)
    Cielo secco e compresso
    dalle unghie del tempo.

    La melagrana è come un seno
    vecchio di pergamena,
    e il capezzolo si è fatto stella
    per illuminare il campo

    È un’arnia minuscola
    col favo insanguinato,
    e le api l’hanno formata
    con bocche di donne.
    Per questo scoppiando ride
    con porpore di mille labbra…

    La melagrana è un cuore
    che batte sul seminato,

    un cuore sdegnoso
    dove non beccano gli uccelli,
    un cuore che fuori
    è duro come il cuore umano
    ma dà a chi lo trafigge
    odore e sangue di maggio.
    La melagrana è il tesoro
    del vecchio gnomo del prato,
    quello che parlò con la piccola Rosa,
    nel bosco solitario.
    Quello con la barba bianca
    e il vestito rosso.
    È il tesoro che ancora conservano
    le verdi foglie dell’albero.
    Arca di pietre preziose
    in visceri di oro vago.

    La spiga è il pane. È Cristo
    in vita e morte rappreso.

    L’olivo è la costanza
    della forza e del lavoro.

    La mela è il frutto carnale,
    sfinge del peccato,
    goccia di secoli che tiene
    i contatti con Satana.

    L’arancio è la tristezza
    delle corolle profanate,
    così diventa fuoco e oro
    ciò che prima era puro e bianco.

    Le viti sono la lussuria
    che si coagula nell’estate,
    e da esse la chiesa ricava,
    benedetto, il santo liquore.

    Le castagne sono la pace
    del focolare. Cose d’altri tempi.
    Crepitare di vecchi legni,
    pellegrini smarriti.

    La ghianda è la serena
    poesia del passato,
    e il cotogno d’oro debole
    la pulizia della salute.

    Ma la melagrana è il sangue,
    sangue sacro del cielo,
    sangue di terra ferita
    dall’ago del torrente.
    Sangue del vento che viene
    dal rude monte graffiato.
    Sangue del mare tranquillo,
    sangue del lago dormiente.
    La melagrana è la preistoria
    del sangue che portiamo,
    l’idea di sangue, chiuso
    in globuli duri e acidi,
    che ha una vaga forma
    di cuore e di cranio.

    O melagrana aperta, tu sei
    una fiamma sopra l’albero,
    sorella carnale di Venere,
    riso dell’orto ventoso.
    Ti circondano le farfalle
    credendoti un sole fermo
    e per paura di bruciarsi
    ti sfuggono i vermi.

    Perché sei la luce della vita,
    femmina dei frutti. Chiara
    stella della foresta
    del ruscello innamorato.

    Potessi essere come sei tu, frutto,
    passione sulla campagna!
    Ricambio l' abbraccio .... ovviamente !😍

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    1. Sai, carissimo, io ho scritto quelle precisazioni sulla melagrana solo per dire che ho voluto lasciare come saluto un frutto carico di semi/grani/promesse/spunti e non un frutto dolce-amaro sic et simpliciter.
      Ciao,cavaliere,
      😊

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  6. Cara Sabina.... però che begli incontri abbiamo fatto!!! E' stato un periodo comunque indimenticabile della nostra voglia di vivere se pur solo virtualmente. un grande abbraccio. Jonuzza

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    1. Certo, cara Jonuzza,
      è vero quel che scrivi: abbiamo fatto bellissimi incontri, bellissime discussioni, ecc. ecc., ma quel "fermento" non c'è più e i commenti si sono ridotti ad un saluto di passaggio, o poco più. E' la realtà dell'oggi: noi possiamo interrogarci su questo, anzi dobbiamo farlo, ma non possiamo metterci a condannare nessuno o a dire che noi, solo noi, eravamo/siamo ancora quelli: giusti, belli, bravi, oh no! C'è già chi strimpella questo motivo da anni, risultando per lo meno noioso, per non dire altro!
      Io, intanto, mi fermo a guardare, poi si vedrà...
      Un abbraccio forte e un augurio: sentiamoci per mail qualche volta!
      Ciao, carissima,
      S.
      I fenomeni del web sono soggetti a mutazioni rapide, di cu iè difficile, se non impossibile, seguire con certezza il filo.
      Lo ripeto ancora: la mia non è rassegnazione, ammesso che uno spazio come quello, ad esempio, dei blog possa meritare una parola così "impegnativa".

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  7. Incontri non solo belli, mie care amiche, ma anche utili ... non di rado appassionanti !
    Ricordo che, nel settembre 2009, io che non avevo nessuna cognizione dei blog e della blog-sfera, leggendo su La Repubblica, un brano interattivo ( Un Film come terapia ... si chiamava, e, in quel suo Blog, venivi anche Tu a commentare, mia cara Jonuzza ) intervenni a commentare : si trattava, come seppi dopo, di un post e scoprii che l' autrice, una laureata in Filosofia, con due bambini piccoli, un marito cafone che la usava come sfogatoio sessuale, una suocera 'strega' che l' angariava, trattandola come lo straccio per lavare i pavimenti, era caduta in depressione ! Ebbene, man mano che procedeva la nostra amicizia ( che ... ben presto si trasformò in un amore ricambiato ), lei cominciò ad abbandonare i farmaci, ridivenne se stessa ritrovando la forza di vivere la sua vita in modo più degno, fino a riconquistare l' amore del marito ( lei, non aveva mai smesso di amarlo ) ! Io ??? Beh ... perchè nasconderlo ? ... mi innamorai di lei ( altrochè rapporti virtuali ... quelli erano più veri della realtà ), ma poichè le avevo promesso che, una volta guarita, sarei scomparso dalla sua vita .... sparii ! Per qualche mese ne soffrii tantissimo, poi mi passò la passione, lasciando il campo ad un pacato affetto e ad una amicizia che non finirà mai più ! Non volete più scrivere ??? Ebbene non scrivete, ma ricordatevi che, finchè avete scritto e condiviso, quel mondo, bellissimo, non finirà più in voi !

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  8. Ecco, come spesso mi capita arrivo subito dopo. Non avevo mai letto il tuo blog per cui non so proprio se fosse bello o brutto, ma mi spiace. Mi spiace per ogni posto grande o piccolo che si chiude. Vuol dire, in ogni caso, stare più stretti.
    Peccato

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    1. Sai, Alberto, io chiudo dopo ben tredici annidi blog, forse qualcosa di più, e credo ci sia un tempo per tutto, e credo anche che quel tempo non sia mai infinito.
      Apprezzo molto, anzi moltissimo il tuo: "Mi spiace per ogni posto grande o piccolo che si chiude. Vuol dire, in ogni caso, stare più stretti" e lo condivido appieno, credimi, ma per me, demotivata ormai a continuare a scrivere il blog (e ne ho spiegato i motivi nel post) pareva di occupare ormai una sorta di non-luogo.
      Certo, possono essere tutte impressioni personali, umori del momento, ma questo particolare momento dura per me da troppo tempo perché io lo ignori e non mi interroghi.
      In ogni caso grazie, grazie davvero, questa sarà un'occasione per venirti a leggere, sai, io ho sempre girato poco per blog, negli ultimi anni pochissimo.
      Un saluto grande e un sorriso,
      Sabina

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