lunedì 25 settembre 2017

quando vado via

Quando me ne vado via da te mi strappo il cuore con le mie stesse dita.
Tiro via l’ingombro e il fastidio, poi scelgo il treno più rapido e non sopporto che ritardi neanche di pochi minuti.
E se ci sono i finestrini aperti e le tendine che scodinzolano impazzite come ragazzette sceme tanto meglio. Che venga e spadroneggi il vento, che spazzi via e che butti giù le cose dai finestrini, senza andare tanto per il sottile, senza far distinzioni. Si sa, Il vento è uno così, senza riguardi e senza morali, fa il suo lavoro e lo fa svelto, come gli capita.
Quando vado via da te divento crudele come lui e dura come un soldato: impartisco ordine e disordine, in nome della più astratta delle discipline.
E ricaccio in gola le lacrime.
Non provo più pietà per nessuno.
Quando vado via da te mi annodo e mi serro, stretta stretta, e il mio nodo è spietato, straccia l‘idea dell‘aria, manda in brandelli l’immaginazione.
Lo sai che c’è? c’è che reggere gli argini non è impresa da bambolette e  io il mio mestiere lo voglio far bene, soprattutto contro me stessa.
Quando vado via da te stento a riconoscermi e forse stenteresti anche tu..
Perdonami per queste mie cadute.
Perdona la mia paura di svegliarmi via da te, perdonala anche quando sembra solo rabbia cattiva.


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sabato 23 settembre 2017

grazie di cuore

ai miei più affezionati commentatori :


vi sono grata, perché non vi fermate mai qui solo per dire "bel post", o esprimere giudizi sintattici e concettuali da professori universali,  ma esprimete pensieri e sentimenti, a volte addirittura raccontate cose che vi appartengono da vicino;
vi sono grata perché accogliete le mie parole e me ne restituite molte di più, e per senso e per riflessioni;
vi sono grata perché fate di questo blog un posto dove non si distribuiscono cioccolatini e moine, (di pessima qualità i primi e piene di glassa nauseabonda le seconde), ma, al massimo, ogni tanto, si prova a cazzeggiare un po', tanto per mantenersi in esercizio, ché anche il cazzeggìo serve a tenere il cuore in un sano equilibrio;
vi sono grata perché ogni volta che leggo un vostro commento, sento che avete partecipato e volete aggiungere qualcosa di vostro.

Siete pochi, ma mi piacete molto, perché non fate la fila per mettere faccine o complimenti da barattare con altre osservazioni vacue, così zuccherose e false da far rischiare il picco glicemico .

Sì, mi piace molto quanto vado leggendo nei vostri commenti e, da terrestre con i piedi al suolo, quale cerco di essere e rimanere, so bene che nessuno di noi può piacere a tutti: per questo non amo e non pratico l'acrobazia della commedia ipocrita.
Credo sia salutare per ognuno di noi tenere sempre a mente che un consenso troppo largo non fa il paio con l'onestà, a meno che non ci piaccia dire e ascoltare un mare di bugie e di stronzate.
Io non ci provo neanche, mi manca la capacità di dire o ascoltare bugie e stronzate, la mia è una vera e propria tara, mi mancano i geni giusti.

Ecco, quando vi leggo e vi rispondo questo sento, di bello e di vero: non mi state chiedendo di mentire. E io, quando passo da voi, so che vi leggo e vi scrivo con altrettanta sincerità.

Per questo dico grazie, grazie di cuore.

giovedì 21 settembre 2017

los quebrantos (crepe, squarci)



Ho scoperto che la canzone "Todo cambia", appassionata come poche, è stata scritta da un musicista cileno, Julio Numhauser, nel 1982, in piena dittatura cilena, (Pinochet era andato al potere l'11 settembre 1973).
La tonalità è tremendamente nostalgica e appassionata e si ispira al dolore dell'esilio, cui furono obbligati molti cileni dissidenti, costretti a fuggire dal loro Paese per non rischiare la vita.
Mercedes Sosa, che la interpreta nel video qui sotto, è stata una cantante argentina e l'Argentina ha conosciuto, negli stessi anni del Cile,  una dittatura militare altrettanto feroce: per questo la canzone fu fortemente sentita e fatta propria anche da Mercedes Sosa (anche lei costretta all'esilio per via dalla dittatura di Videla).
Il senso di "appartenenza strappata" e di sentimento civile di questa canzone è evidente, in particolare, nelle ultime due strofe.
Il dolore dell'esilio è qualcosa di cui quasi tutti noi non abbiamo né esperienza, né ricordo.
Per fortuna.
Dell'esilio abbiamo sì e no letto sui libri, esilio come separazione dalla propria terra, condizione ancor più dolorosa se determinata dalla necessità di salvarsi la vita.
La lontananza dell'esule è un sentimento struggente, un sentimento che, per fortuna, lo ripeto, non appartiene alla nostra esperienza, un trauma che condanna chi lo vive ad una condizione di straniamento, di asimmetria, (come l'ha definita qualcuno con un'intuizione davvero speciale)  rispetto alle proprie radici, che rimangono quelle, ma vivono solo nel sentimento, solo nelle stanze del cuore più profondo. 
Credo che il pensiero dell'esule sia qualcosa che non si può immaginare, di certo non possiamo immaginarlo noi che sull'esilio conosciamo al massimo le testimonianze. 
La nostalgia e il dolore dell'esule, così penso, finisce per creare nella lontananza una specie di "terra del ricordo", una casa del cuore, una sorta di continente sommerso, un Atlantide emotiva che, forse, in tedesco, si chiamerebbero Heimat.


Cambia lo superficial/ cambia también lo profundo/ cambia el modo de pensar/
cambia todo en este mundo
Cambia el clima con los años/ cambia el pastor su rebaño/ y así como todo cambia/
que yo cambie no es extraño
Cambia el mas fino brillante/ de mano en mano su brillo/ cambia el nido el pajarillo/
cambia el sentir un amante
Cambia el rumbo el caminante/ aunque esto le cause daño/ y así como todo cambia/
que yo cambie no es extraño

Cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia

Cambia el sol en su carrera/ cuando la noche subsiste/ cambia la planta y se viste/
de verde en la primavera
Cambia el pelaje la fiera/ cambia el cabello el anciano/ y así como todo cambia/
 que yo cambie no es extraño

Cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia

Pero no cambia mi amor/ por mas lejos que me encuentre/ ni el recuerdo ni el dolor/
de mi pueblo y de mi gente
Lo que cambió ayer/ tendrá que cambiar mañana/ así como cambio yo/ en esta tierra lejana

Cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia/ cambia todo cambia