lunedì 24 aprile 2017

va e viene primavera

Sono belle le sorprese e le botte di follia della primavera, a  volte simili agli scherzi di certi bambini impuniti.
Sono belle sorprese certe fioriture eccessive, nonostante molti le chiamino bizzarrie del clima, così come certe folate di vento, che paiono voler richiamare indietro l'inverno.
E' bello lo stupore nell'avvertire la mutazione del calore del sole, fattosi improvvisamente profondo, tanto da allungare i pensieri verso un'altra estate, ancora di là da  venire.
C'è chi si lamenta di queste stranezze, chi se ne duole, spesso a ragione, citando le proprie ossa.
A me certe stranezze paiono ancora gli scherzi di una ragazza particolarmente vivace, la primavera, una che in altri tempi faceva volare le gonne, quand'erano larghe, e oggi fa volare sì e no le sciarpe sopravvissute all'inverno.
Va e viene primavera, ragazza imprevedibile, che ama il gioco dell'incertezza e mette in tavola il frutto che più le somiglia, la nespola: una delizia che dura poco e non cede mai del tutto il suo tocco  di acidulo.

venerdì 21 aprile 2017

adeguarsi e, se necessario, scomparire


Tu mi vorresti come uno dei tuoi gatti
castrati e paralleli: dormono in fila infatti
e fanno i gatti solo di nascosto
quando non li vedi. Ma io non sarò mai
castrata e parallela. Magari me ne vado,
ma tutta di traverso e tutta intera.

- Patrizia Cavalli -

Ho ripescato questa poesia sul mio vecchio blog: me l'aveva segnalata un'amica, a commento di un mio post sulla sindrome della crocerossina, o badante che dir si voglia.
Ho pensato di riproporre il post anche alla luce dell'infittirsi di fatti di cronaca violenti, nei quali le donne sono vittime e, praticamente quasi sempre, vittime di lungo corso. Sì, perché nelle vicende trucide che i notiziari giornalmente ci propongono c'è una frequenza spaventosa di storie di sopraffazione che durano anni, storie tenute spesso nascoste dalle vittime, e non sempre e non solo per la paura di vendetta.    
La sindrome del “io ti salverò” (Hitchcock, non a caso, ne fece un film...)  non è una malattia esclusivamente  femminile, ma è, innegabilmente, prerogativa soprattutto delle donne.
Credo che all’origine di certo eccedere in dedizione ci sia l’antica, tossica e resistente convinzione  per la quale una donna per valere davvero, per essere stimata, deve dimostrare di saper pensare a sé ma soprattutto di saper pensare e provvedere all’accudimento di qualcun altro, di saper condurre e tenere la barra delle relazioni, modulandosi, conformandosi, stringendosi e strizzandosi nell’abito mentale e caratteriale del suo interlocutore affettivo di turno.
Molti anni fa, in un libro ingiustamente giudicato superato, “Dalla parte delle bambine”, l'autrice analizzava i  messaggi subliminali che passano nell’educazione delle bambine appunto, tesi a promuovere colei che si applica a compiacere le immagini e i desideri del suo interlocutore di turno.
Raramente alle donne viene insegnato ad essere innanzitutto autentiche, a vivere la loro interezza intellettuale: l'esigenza primaria rimane il ruolo da rivestire, la forma cui adattarsi, il desiderio cui corrispondere.
Alle bambine prima e alle donne poi viene inculcato un senso esasperato dell’accudimento, una maternizzazione esasperata dei rapporti e delle forme di relazione, che le induce a sposare l’ideale “positivo e costruttivo” della sovrapposizione perfetta tra l’immaginario dell’accudito e la forma della badante. Le donne sembrano esistere e  valere solo in ragione di quanto sanno flettersi e riprogrammarsi, seguendo i contorni non del loro profilo d’anima, ma dell’immaginario e delle esigenze dell’assistito di turno.
E i contorni dell’immaginario affettivo, e non solo, dell’uomo di turno sono spesso assai stretti, prigioni ideologiche che, una volta indossate, non possono più essere dismesse, pena l’accusa di "dismissione della femminilità" per la donna "non abbastanza capace".
La donna che si piega al narcisismo del suo compagno, lavorandoci pure sopra mentalmente di fino, è solo un esempio di quest’insana vocazione a redimere e recuperare, indotta dall’educazione all'io ti salverò buttandome ner crepaccio dell'egoismo tuo.
Credo che raramente o mai su di un uomo vengano esercitate lo stesso tipo di pressioni:  per il senso più comune ed approssimativo un uomo nasce intero e finito così com'è, mentre la donna è un suo complemento e, in quanto complemento, (benché  necessario per riprodursi), dotata di personalità squisitamente accessoria e riorganizzabile, rimodulabile sul metro delle esigenze maschili. 
Una donna, insomma, non è ritenuta all'altezza di proporsi con una sua identità distinta, forte e sana, tanto forte e tanto sana da non poter convivere con quella di un narcisista e da non volersi neanche provare a misurarsi con lui, consapevole dell’inutilità dell’impresa. Insomma, tanto forte e tanto sana da lasciare il Narciso del caso agli addetti ai lavori, vale a dire agli specchi e agli psicologi.

domenica 16 aprile 2017

auguri

auguri,
auguri di cioccolata,
ad ognuno il suo gusto preferito,
purché sia cioccolata di ottima qualità,

auguri,
auguri di cioccolata,
dentro uova piccole o grandi,
meglio se con una bella sorpresa,
buona almeno quanto la cioccolata

auguri,
auguri di cioccolata,
tenera ma non troppo,
quanto basta per gustarla
aspettando che si sciolga in bocca