mercoledì 20 giugno 2018

il senso che non ci può essere



Ho tolto il post appena pubblicato, perché credo che tutti dobbiamo essere molestati ferocemente nell'anima da immagini come queste.
Sapete sicuramente di che si tratta.
Il bambino/a ritratto sopra  piange disperato.
Quello sotto cammina a testa bassa come un condannato a morte.
Presto rimarranno entrambi soli, senza genitori.
La loro sofferenza è di tutti.
I loro diritti sono anche i nostri.



Non c'è modo di chiamarsi fuori, per nessuno.
Non c'è censura di immagini e/o di suoni che abbia senso.
Dobbiamo sapere, ricordare, ascoltare, inorridire.
Dobbiamo anche se fa male: questi bambini sono i figli di tutti.
Nient'altro ha senso. 


lunedì 18 giugno 2018

La bella, la bestia e i cretini

sottotitolo: cronache attuali dal passato prossimo

C'era una volta un Esimio Ministro di una delle ultime repubbliche di casa nostra, (ché, ultimamente, noi qui di repubbliche ne sforniamo a pacchi), che andò ospite in una trasmissione televisiva per essere intervistato da due giornalisti: un uomo e una donna, (ché a noi ci piacciono le cose pari e opportune).
L’Esimio Ministro passò tutto il tempo dell’intervista a misurare i centimetri delle zone "calpestabili" della giornalista, rinfacciandole i tacchi alti come segno e riprova della sua limitatezza e ristrettezza di orizzonti e di giudizio, (ché, si sa, i piedi così costretti pensano assai faticosamente). Insomma: l'Esimio un po' la misurava con cupidigia, un po' la ricacciava nel recinto del pollaio (dove, a parer suo ma-non-espresso-verbalmente, sarebbe dovuta rimanere).  L'Esimio nonché Ministro,  di mini-taglia e maxi-presunzione, passò tutto il tempo della trasmissione ad attaccare l'avversaria&giornalista  con collaudata isteria e strattonazzi sintattici degni di un super-Orco. Infierì per tutto il tempo, commutando le domande della malcapitata in ridicole maldicenze e rinfacciando alla tapina, più e più volte, i vistosi tacchi, tanto per indurre nell'ingenuo e poco svezzato telespettatore l'idea che quello fosse l’unico argomento da poter condividere con la bionda&fatua&vacua e, soprattutto, l'unico argomento veramente di competenza della stessa bionda&fatua&vacua.
All'epoca, l'Esimio Ministro aveva già dato innumerevoli prove della sua infiammabilità, per questo nessuno si meravigliò  di quell'ennesimo numero da pupazzo viareggino, ma il fatto più grave fu un altro: fu quando l’altro giornalista presente, catturato da un sinistro contagio, con il più serafico e apparentemente galante dei sorrisi, buttò pure lui sulla collega una battuta da bar della peggior periferia analfabeta e triviale del paese, (ché anche di quelle noi qui ne abbiamo a carrettate).
Ma non finì lì.
Accadde che chi stava dietro alla telecamera sentì il bisogno impellente di inquadrare proprio le scarpe della malcapitata, non si sa se per dovere di trasparenza o per far vedere che era indipendente e capace di licenze poetiche nell'inquadratura.
Accadde poi che la temeraria Bionda, anziché rassegnarsi, si mise a sottolineare la pessima prova data dal suo collega e dall’Esimio Ministro, accompagnando la sottolineatura con un sorriso amaro e lo sguardo carico di infinita compassione per quei due goffi maschi di genere primate.
Non l'avesse mai fatto! Subito nei due maschi in avanzato stato di decomposizione intellettuale si innescò la miccia della vendetta: il ministro della Mega-boria. 
si avventò come un drago sulla malcapitata e, usando il pettegolezzo come un'ascia, la costrinse a parlare di suo figlio di quattro anni, tanto per riportarla nel recinto delle uniche e vere competenze che le spettavano, in quanto fimmìna e riproduttrice. Mentre si esibiva in questo prodigioso numero, l'Esimio continuò  a squadrare la giornalista con sprezzante cupidigia: della serie “te la darei io un'aggiustata, bella gnocca presuntuosa che non capisce ‘n cazzo di politica e dovrebbe stare a fare ben altro”.
Intanto, il collega di trasmissione della Bionda si mimetizzava dietro sorrisetti in agro-dolce, a metà tra il compassionevole e il "te lo dovevi immaginare che sarebbe finita così!" Insomma: un'altra prova di imbecillità da auditel....
Bene (si fa per dire!), tutto questo accadeva pochissimi anni fa, senza che nessuno se ne scandalizzasse o avvertisse il bisogno di scrivere due righe di solidarietà, del resto, si sa, qui da noi il genere becero coincide con l'idea del simpaticone verace, uno che non disdegna insulti e parolacce perché non conosce l’ipocrisia ed il politichese (e Dio solo sa quanto gli piace dire sta cosa!).
Insomma, non facciamoci illusioni, non sentiamoci pari ed opportuni: questo è il Paese che siamo, la terra dei senza rispetto per nessuno,  nella quale donne avventate e con tacchi alti così sfidano talvolta la sorte, pretendendo persino di parlare di politica, anziché rimanere sul bagnasciuga a farsi dorare dal sole e a sorvegliare i figli, che si sa, so' semp' piezz' e core...