mercoledì 30 dicembre 2020

gira il vento, fa il suo giro

 dipinto di Franz Von Stuck 

Gira il vento, gira, il vento fa il suo giro, come diceva il bellissimo titolo di un bellissimo film.

Gira il vento in questo strano tempo, alza la voce, abbatte alberi pieni di dignità e lo fa senza rispetto.

Gira il vento, il vento dei pensieri, fa sollevare in aria le lontananze: le più alte sono anche le più vicine, le più dure da vivere.

Gira il vento, il vento fa il suo giro, tra poco farà volare via un anno che quasi nessuno vuole trattenere, l’anno del sovvertimento feroce, del ripensamento, dell’impotenza e, solo in parte, solo in coda, della speranza.

Gira il vento, alza la sua voce sprezzante, tra poco spazzerà via un anno di silenzi nelle strade, di attese, di previsioni ansiose, di incertezze costanti.

Gira il vento, si diverte a fare la faccia feroce, ci riporta davanti allo specchio, dentro c'è l’immagine di una fragilità bambina, un’esperienza che pensavamo impossibile ormai.

Gira il vento e porta via l’anno meno amato di tutti, quello che ci ha mostrato la fragilità dei vecchi, sì, ma anche della condizione di ognuno.

AUGURI A TUTTI NOI

lunedì 30 novembre 2020

violino di città


Mancavo dal cuore di questa città da mesi, ché nei mesi di questo tempo incredibile la mia vita e quella di tanti altri si è fatta pressoché monastica e il quartiere è diventato un orizzonte totalizzante, il riferimento dei giorni comuni e non.

È davvero strano il centro di questa città, che fino a pochi mesi fa era insopportabile e ora, invece, appare racchiuso in una sorta di quiete sintetica, fatta di rumori piccoli, di passi guardinghi, di vuoti di vario tipo e di locali bui, in stato di abbandono.

Le luci del cielo però sono le stesse di prima, con le striature dai colori inaspettati, con le nuvole che continuano a mutare mentre le guardi, facendosi ora filiformi ora decisamente obese, spesso trafitte e scomposte dai colpi di colore del pre-tramonto.

Non so dire cosa provo di fronte ad una città così trasformata, dove ogni angolo e ogni passo sembra suggerire un'attesa, ma di cosa davvero non so dire.

Cos'è questa strana rappresentazione?

È forse la calma che precede una paurosa detonazione?

È forse il tempo stranito che viene quando si torna da un funerale?

È forse la finta calma, spaventata  e incredula, dei sopravvissuti?

Non so proprio cosa rispondere, non adesso.

So che oggi c'è stato un uomo, un suonatore di violino, che, nel silenzio senza magia di uno dei tanti strani pomeriggi dell'isolamento, mi ha chiesto se volevo sentire un pezzo di Ennio Morricone, un pezzo di musica in cambio di un piccolo aiuto:

"qui non passa nessuno da mezz'ora- dice-e senza pubblico non mi viene neanche di suonare"

So che gli ho risposto di sì e che la musica è partita con un piccolo aiuto da parte mia.

Parte la musica sì, ed è un super classico, "Deborah's theme",preceduta da una benedizione per me, che l'uomo del violino mi ha donato, accompagnandola con un inchino.