martedì 12 marzo 2019

magliette sole

Andavano quei due in un pomeriggio di gelida e azzurra tramontana: una ragazza di vent’anni, resa un po’ troppo magra dai pensieri, e un uomo di tre anni, un caschetto di capelli chiari e il broncio da osservatore in attività perenne.
Andavano insieme per le strade di un quartiere della periferia di nord-est, tenendosi per mano e discutendo d’ogni cosa, ridendo spesso, tali e quali a due compari, amici per la pelle, insomma.

Si fermarono ad  un banco di magliette colorate: la ragazza era indecisa, sospesa a valutare tra quei colori sgargianti che le piacevano tanto, ora spiandosi nello specchio dell'ambulante, vistosamente rattoppato con il nastro da pacchi, ora interrogando l’uomo di tre anni per ottenere un parere di rango.
E quando, infine, la scelta della maglietta fu compiuta, la ragazza, avvicinandosi per pagare, s’accorse che l'ambulante se n’era rimasto da parte, intento a  studiare  quell'insolita coppia. Incuriosito, l’uomo s'era messo a far domande, evidentemente attratto dalla coppia, ma, inaspettatamente, fu l’uomo di tre anni ad accollarsi le risposte, tanto che il
 venditore finì per rivolgersi direttamente a lui
"ma lei non è tua madre, vero? è  troppo giovane! "
A quel punto la ragazza, un po’ impacciata, si fece avanti e spiegò che no, non era lei la madre dell’uomo di tre anni, anche se aveva un po’ più dei sedici anni che le voleva attribuire l'ambulante: l'uomo di tre anni era suo nipote. Intanto, l'uomo di tre anni s’era messo serio-serio a seguire  il discorso tra i due adulti per poi uscirsene con un: 
"ma lei è mia sorella!" .
L’ambulante,  sebbene sospettasse un poco  una combutta dei due per prenderlo in giro, sempre più perplesso e sempre più curioso, non seppe trattenersi:
tua sorella?!? ma dai,  è troppo grande!"
 “gliel’ho detto:  è mio nipote, ma gli piace dire a tutti che sono sua sorella"
Fu a questo punto che l’uomo di tre anni decise di dar fondo e lustro alle sue risorse teoriche e, fornendo prova di una notevole capacità di sintesi concettuale, enunciò: 
sì, lei è mia zia, ma è anche mia sorella ed è anche mia madre, un po' di tutto” 

Il piazzista, messo definitivamente fuori gioco dall'uomo di tre anni, non trovò nulla da dire, mise il resto nelle mani della ragazza e lasciò andare la strana coppia, rimanendo ad osservarli mentre si allontanavano:  la ragazza-sorella-madre-zia con la borsa ciondolante nella mano sinistra e con la mano dell’uomo di tre anni nella destra, potevano davvero essere 
due fratelli, o, meglio, due compari, stretti in una loro speciale alleanza.  
Quel che l'uomo non poteva sapere era che ad unire i due soci era un tratto comune di solitudine, generata da motivi diversi, ma pur sempre solitudine ed era proprio nel nome della solitudine che l'insolita coppia condivideva quell’alleanza così speciale e così difficile da spiegare.


venerdì 8 marzo 2019

L'ultima volta l'estate scorsa


Ci sono luoghi di inspiegabile fascino, verso i quali l'attrazione nasce pressoché istintiva ed immediata e non muore mai, neanche quando quegli stessi luoghi li avvicini a lungo e li percorri intensamente.
Alcuni di questi luoghi mi è capitato di sfiorarli in viaggio, riportandone dei flash più simili a fotografie mentali che ad altro. Si tratta di luoghi (a volte anche di persone che li abitano o semplicemente vi compaiono mentre ti capita di passarci) che non direbbero nulla  ai più, ma  che catturano e fanno risalire in superficie suggestioni profonde, che comprendi d'avere dentro da chissà quanto tempo. E' come se fossero luoghi e scene originati da pensieri, da riflessioni profonde, da sentimenti pervasivi ma silenziosi che ti porti nell'anima da una vita e forse anche da altre vite, che non hai conosciuto.
A suscitarmi queste impressioni è stato a volte la bellezza di un paesaggio, talvolta unito all'osservazione, anche fugace, di una scena che vi si svolgeva: una scena che si trasformava  in  una narrazione senza trama, tutta interiore, forma concreta di una realtà che era fin lì appartenuta al sogno.
E' difficile da spiegare, perché tutto quanto ho de-scritto finora appartiene al sentimento e all'immaginazione che da esso prende vita;  è difficile perché è come descrivere una rappresentazione emotivamente concreta della propria anima, che si incarna in un luogo e in una scena che vi svolge. E luogo e scena, così senti, ti appartengono profondamente.   
L'ultima volta mi è accaduto l'estate scorsa, in una contrada sperduta di montagna, che fatico a ritrovare sulla carta, ma che cercherò sicuramente di rivedere. C'era una casa con un  grande giardino davanti, l'ingresso di un bar e di una specie di ristorantino della casa. C'era un silenzio abitato solo dalle voci di pochi bambini, assolutamente liberi, liberi come il prato sul quale giocavano. Nessuno dei pochi adulti presenti sembrava interessato a qualcosa di diverso dall'osservazione compiaciuta  del luogo, dal piacere di un bicchiere condiviso. 
Stava diventando sera con lentezza, era una sera estiva piena di luce. 
Ad un certo punto, qualcuno, rientrando in casa, girava le spalle al prato e, salutando,  prometteva con allegria la preparazione di una buona cena per tutti: l'impressione fu che lo facesse nello stesso modo con il quale avrebbe promesso un abbraccio.