venerdì 20 luglio 2018

un'immagine

C'è una donna nell'acqua.
O, forse, la si vede attraverso l'acqua.
E' una donna che disegna un cerchio o,  forse, muove un nastro a cerchio.
Se fosse immersa nell'acqua potrebbe essere un fantasma che riaffiora, lanciando segnali.
Potrebbe.
Quest'immagine, pescata in rete tempo fa, mi attrae e, insieme, mi inquieta, sospesa com'è tra il sogno e il racconto, tra l'incubo e la favola.
E' la potenza delle immagini, di alcune immagini.
A volte basta un oggetto, strano, balordo, incompleto, lesionato, incomprensibile all'uso, ecc. ecc., per dar vita ad una storia, anche lunga quanto basta per fare un romanzo, non vi pare?

lunedì 16 luglio 2018

Le lenti chiarissime di Anna Maria Ortese


...ti ho parlato già del libro di Anna Maria Ortese, "La lente scura", una raccolta di articoli sui suoi viaggi, realizzati in un arco di tempo tra il 1948 e i primi anni '60, ma solo ieri ho letto un commento, una post-fazione della stessa Ortese al suo libro.
L'Ortese è un personaggio singolare, sempre in bilico sulla linea di confine tra una malinconia ansiosa e patologica e la lucidità drammatica di una sensitiva.
Nel commento parla di sè e dei suoi viaggi ed è con stupefacente lucidità che si dipinge nei limiti e nei non-limiti del suo stato d'animo, perennemente sospeso tra disperazione e paura di non so cosa, senso di perenne instabilità e desiderio vibrante di relazione.
Riesce persino ad inquadrare e a descrivere l'influenza del suo  stato psicologico sulla scrittura, riesce a definire i limiti e gli eccessi percettivi della sua anima sospesa, riesce insomma in un'operazione di auto-analisi magnifica.
La cosa che mi ha piú profondamente colpito sono state le sue considerazioni, alquanto tristi e sconsolate, sull'Italia degli anni '50, appena uscita dalla guerra: dipinge un'Italia sfatta, discontinua, senz'identità, già all'indomani della guerra e della liberazione, ancora all'alba della ricostruzione.
Ebbene, leggere le sue riflessioni, così poco comuni per l'epoca in cui furono scritte, mi ha ricordato certe pagine, riferite allo stesso periodo storico, scritte da Fenoglio, da Pavese, da Pasolini e da chissà quanti altri scrittori, molti dei quali io non ho ancora letto: sono pagine accomunate da un sentimento di  profonda tristezza, frutto della sfiducia rispetto alle  promesse e alle speranze di rinascita che avevano animato la Resistenza, speranze che le menti più lucide vedevano già compromesse all´indomani della fine della guerra.
Beh, non ho potuto fare a meno di interrogarmi sulla probabile ineluttabilità di un destino meschino per l'Italia, un paese che sa farsi  migliore, a volte anche eroico, nel momento del dramma, ma che rientra subitaneamente nei ranghi della mediocrità all'alba del suo primo giorno di pace...